Smart a 94 km/h, la svolta sul caso Stroppa: verso il processo
Il dispositivo satellitare dell’auto avrebbe registrato una velocità quasi doppia rispetto al limite, mentre la Procura valuta anche una possibile responsabilità condivisa.
La sera dell’incidente Andrea Stroppa era privo della scorta assegnatagli dopo le minacce ricevute e l’attacco al Tesla Center di Roma. L’assenza degli agenti non costituisce un illecito e, secondo gli elementi disponibili, difficilmente avrebbe potuto impedire l’investimento, ma riporta l’attenzione sulle misure di tutela dell’imprenditore.
La vicenda arriva mentre Stroppa, informatico considerato vicino a Elon Musk in Italia, è anche al centro dell’attenzione politica per il pranzo con Beppe Grillo all’hotel Forum di Roma. L’incontro ha contribuito a mantenere il suo nome nel dibattito pubblico proprio nei giorni in cui l’inchiesta sull’incidente si avvia verso una possibile fase processuale.
La protezione tra minacce e polemiche
La scorta era stata disposta dopo l’episodio avvenuto il 31 marzo al Tesla Center di via Serracapriola, dove tre dispositivi incendiari provocarono la distruzione di sedici auto elettriche. In precedenza, nel gennaio dell’anno prima rispetto all’incidente, Stroppa aveva inoltre ricevuto minacce di morte.
Le prescrizioni relative alla tutela prevedono che la persona protetta non venga lasciata sola. Il loro mancato rispetto non comporta automaticamente una responsabilità penale, ma implica comunque l’impiego di personale e risorse pubbliche. Nel caso specifico, tuttavia, la presenza degli agenti non avrebbe con ogni probabilità cambiato l’esito dello schianto.
Il dato che cambia la ricostruzione
A spostare il peso dell’indagine è stata la registrazione del sistema satellitare installato sulla Smart. Il dispositivo avrebbe indicato una velocità di 94 km/h in un tratto dove il limite era fissato a 50, oltre a memorizzare posizione e orario dell’auto.
L’impatto è avvenuto alle 21.44 del 31 gennaio, in via Fiorentini, a Roma. La vittima, Mirco Garofano, aveva appena compiuto 18 anni. Le informazioni raccolte dal dispositivo sono state considerate più solide rispetto alle ricostruzioni basate soltanto sulle testimonianze.
Soccorsi immediati, esito fatale
Dopo aver colpito il ragazzo, Stroppa ha contattato l’Ares per chiedere aiuto. Nella telefonata registrata ha riferito: «Ho investito una persona, è grave». Quando i soccorritori sono arrivati, però, per Garofano non c’era più nulla da fare.
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Gli agenti della polizia locale hanno ascoltato anche Manuel Bocci, dirigente nel settore della ristorazione, che aveva percorso la stessa strada pochi istanti prima. Il testimone ha raccontato: «La Smart di Stroppa non avrebbe potuto evitarlo, io ci sono riuscito per miracolo».
L’ipotesi della responsabilità condivisa
La testimonianza sembrava compatibile con una velocità contenuta entro i limiti e con l’idea che il giovane avesse attraversato sulle strisce con il semaforo rosso. La rilevazione satellitare ha però restituito un quadro diverso, indicando una condotta di guida ben oltre il limite previsto.
Gli investigatori hanno inoltre notato che i vetri delle portiere della Smart erano oscurati, una caratteristica vietata dalla legge. Anche questo elemento è entrato nella ricostruzione dell’accaduto, sebbene il punto centrale resti il rapporto tra la velocità dell’auto e la dinamica dell’investimento.
Indagini chiuse, ora decide il giudice
Al termine degli accertamenti, la pm Rita Ceraso ha formalizzato la chiusura delle indagini. Stroppa è indagato per omicidio stradale e, sulla base della perizia, la Procura prospetta un possibile concorso di colpa tra il conducente e il pedone.
La conclusione dell’inchiesta apre la strada alla valutazione del rinvio a giudizio per il 32enne. Spetterà ora agli sviluppi giudiziari stabilire se gli elementi raccolti saranno sufficienti per sostenere l’accusa in aula.
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