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Attualità 2 min di lettura3 ore fa

Sinner, stagione finita: perché il ginocchio ora impone prudenza

L’infiammazione della bandelletta ileotibiale nasce da sollecitazioni ripetute: per il numero uno del tennis si prospetta un recupero graduale senza intervento chirurgico.

La stagione di Jannik Sinner si è chiusa in anticipo e il problema al ginocchio destro richiederà pazienza. La diagnosi riconduce a un’infiammazione della bandelletta ileotibiale, una struttura che viene sottoposta a forte stress durante scatti, arresti e cambi di direzione. Per il numero uno del tennis mondiale è stata indicata una terapia conservativa, basata sul riposo e su un percorso riabilitativo personalizzato.


Il dolore nasce dal sovraccarico

La bandelletta ileotibiale è un robusto tessuto connettivo che collega la zona dell’anca alla parte esterna del ginocchio. Durante la corsa scorre vicino all’estremità del femore e, quando il movimento viene ripetuto a lungo, l’attrito può generare irritazione e dolore.

Il professor Pier Paolo Mariani, ortopedico di Villa Stuart, ha spiegato che si tratta di una condizione legata a microtraumi reiterati, non di un danno provocato da un singolo episodio traumatico. Roberto Pozzoni, responsabile della traumatologia sportiva all’Ospedale Galeazzi-Sant’Ambrogio, la considera una patologia da sovraccarico che necessita di una fase di scarico e di un programma di recupero.


Recupero lento e lavoro mirato

Il trattamento previsto per Sinner comprende la sospensione dell’attività agonistica e il riequilibrio della funzione muscolare. Il lavoro potrà concentrarsi su forza, postura, mobilità, allungamento e percezione della posizione del corpo, con un ritorno in campo da costruire senza forzare i tempi.

Mariani ha chiarito che «il tempo di recupero, per l’impiegato delle poste, è di un giorno. Per lo sportivo di vertice, anche più di un mese, ma dipende». La durata, dunque, varia in base alla risposta del ginocchio e al livello di sollecitazione richiesto dall’attività agonistica.

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Quando servono altre terapie

Nella maggior parte dei casi si punta sulla fisioterapia, eventualmente affiancata da applicazioni con laser e ultrasuoni per ridurre l’infiammazione. Il ghiaccio, gli esercizi di allungamento e un periodo senza gare possono contribuire alla remissione dei sintomi.

Le infiltrazioni con plasma ricco di piastrine possono essere valutate quando l’infiammazione resta circoscritta e persistente. L’intervento chirurgico, invece, rappresenta un’opzione rara e viene preso in considerazione soprattutto nelle forme che non migliorano con i trattamenti non invasivi. Mariani ha ricordato che «solo nei casi recalcitranti capita di dover intervenire con microincisioni».


Un problema frequente tra gli atleti

Il dolore può iniziare come un semplice fastidio e aumentare durante la partita, fino a diventare limitante; una volta terminato lo sforzo, tende invece ad attenuarsi con il riposo. È una dinamica osservata soprattutto in corridori e ciclisti, ma può interessare anche i calciatori quando riprendono a correre dopo una pausa.

Il tennis espone in modo particolare a questo tipo di sollecitazione, per la successione di accelerazioni, frenate e spostamenti laterali. Negli ultimi mesi anche altri giocatori hanno dovuto fare i conti con problemi fisici: Carlos Alcaraz ha avuto una tenosinovite al polso destro, Alex De Minaur e Novak Djokovic hanno accusato disturbi all’adduttore, Holger Rune è rientrato dopo un problema al tendine d’Achille e Lorenzo Musetti si è fermato per una microfrattura all’anulare della mano destra.

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