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Attualità 2 min di lettura1 ora fa

Sicilia, Schifani valuta l’addio: il voto anticipato spacca la maggioranza

Il governatore potrebbe annunciare le dimissioni in giunta, aprendo la strada alle urne il 13 dicembre e a un problema per i deputati al primo mandato.

Il possibile scioglimento anticipato dell’Assemblea regionale siciliana mette in allarme la politica dell’isola, ma anche i deputati alla prima legislatura. Se Renato Schifani dovesse lasciare la presidenza, infatti, il ritorno alle urne potrebbe avvenire già il 13 dicembre, prima che molti parlamentari raggiungano il requisito previdenziale minimo.


La giunta può diventare decisiva

Schifani ha convocato per domani la giunta regionale a Palazzo d’Orléans, a Palermo. Tra i punti indicati figurano i provvedimenti più urgenti, ma proprio quella riunione potrebbe trasformarsi nell’occasione per comunicare le sue dimissioni, ipotesi che circola con insistenza nelle ultime ore.

L’eventuale passo indietro aprirebbe una fase di ordinaria amministrazione fino alle elezioni. La Regione rischierebbe così di arrivare alla fine dell’anno senza una manovra di stabilità, dovendo ricorrere all’esercizio provvisorio e limitando la capacità di spesa durante una fase delicata della campagna elettorale.


Forza Italia cerca una via d’uscita

La crisi nasce dallo scontro interno a Forza Italia, partito del presidente. Il commissario regionale Nino Minardo ha sostenuto la necessità di «una proposta politica completamente nuova», una posizione interpretata come una chiusura all’ipotesi di una nuova candidatura di Schifani alle regionali del 2027.

Nel partito si starebbe tentando di ricomporre la frattura attraverso un incontro tra Antonio Tajani, Schifani e Minardo. Al momento, però, non risultano fissati né il giorno del confronto né le condizioni per un chiarimento definitivo.

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Deputati divisi sulla crisi

Il gruppo Controcorrente chiede che il presidente venga ascoltato in Aula. Ismaele La Vardera, José Marano, Alessandro De Leo e Carlo Gilistro ricordano che domani dovrebbe iniziare l’esame della mini finanziaria e contestano l’eventualità che «i parlamentari sappiano le cose dai social» invece di ricevere comunicazioni ufficiali.

I quattro deputati hanno sollecitato il presidente dell’Ars, Gaetano Galvagno, a convocare Schifani. In assenza di spiegazioni, il gruppo annuncia il ricorso a «tutti i mezzi e gli strumenti parlamentari possibili» per ostacolare il voto sulla variazione di bilancio.


La pensione resta un nodo politico

L’eventuale voto del 13 dicembre avrebbe conseguenze dirette sui consiglieri regionali eletti per la prima volta. Il requisito previdenziale di 4 anni, 6 mesi e 1 giorno sarebbe raggiunto soltanto a maggio 2027: lo scioglimento anticipato interromperebbe quindi la legislatura prima della maturazione della soglia per molti deputati.

Sul fronte opposto, la Democrazia Cristiana conferma il proprio sostegno al governatore. Il segretario nazionale Carmelo Pace valorizza il lavoro svolto da Schifani e richiama i giudizi positivi attribuiti al presidente del Senato Ignazio La Russa, secondo cui il suo operato sarebbe sempre stato apprezzato. Pace indica tra i risultati più rilevanti la crescita economica e il rafforzamento della competitività siciliana, mentre il confronto interno alla maggioranza resta aperto.

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