Sgarbi in Rianimazione, la compagna: «Dall’altra parte c’è Vittorio
Sabrina Colle ricostruisce le ore precedenti al ricovero al Gemelli e racconta l’angoscia vissuta tra corridoi, medici e attesa.
«Dall’altra parte di quella porta c’è Vittorio». Sabrina Colle conclude così il racconto delle ore trascorse al policlinico Gemelli, davanti all’ingresso della Rianimazione. Il suo scritto restituisce l’immagine di una compagna sospesa tra paura e speranza, mentre Vittorio Sgarbi resta ricoverato in Terapia Intensiva.
Il personale che trasforma la paura
Nel testo, Colle dedica particolare attenzione a medici, infermieri e giovani operatori sanitari incontrati durante il percorso in ospedale. Secondo la compagna, anche un gesto semplice, uno sguardo o una parola pronunciata nel modo giusto possono generare fiducia e far sentire i familiari accompagnati in un momento di smarrimento.
Tra le scene che l’hanno colpita c’è quella di un giovane con il camice verde intento a parlare con due donne anziane. Il sanitario spiegava loro le condizioni, forse ormai irreversibili, di una persona cara, mentre offriva fazzoletti e cercava di sostenerle con una mano sulle spalle. Un’immagine che, pur senza cancellare la sua angoscia, ha aiutato Colle a sopportare meglio quelle ore.
La notte prima sembrava tutto normale
Il peggioramento di Sgarbi è arrivato dopo una giornata che, almeno in apparenza, non aveva fatto pensare a un’emergenza imminente. Martedì, racconta la compagna, un infermiere del Gemelli, Luca, era passato nella loro abitazione per procedere all’idratazione e somministrare un farmaco contro la febbre. In quel momento, riferisce Colle, «andava tutto bene».
La situazione è cambiata il mattino successivo, quando la compagna si è accorta che il critico d’arte respirava con difficoltà. Da quel momento è scattata la corsa verso l’ospedale: Colle ha atteso da sola al Pronto soccorso prima di poter raggiungere Sgarbi nel reparto di Rianimazione.
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Un ospedale visto come una città
Nel suo articolo, pubblicato domenica 4 ottobre nella pagina di Copernico de Il Giornale, Colle descrive il Gemelli come una struttura nella quale è facile perdere l’orientamento. Attraversarne i corridoi, però, le ha mostrato una successione di esperienze umane: nascite, malattie, vecchiaia e morte si incontrano nello stesso luogo, senza confini netti tra gioia e dolore.
Quella passeggiata durante «uno dei momenti più difficili» della sua vita le ha fatto riflettere sulla fragilità dell’esistenza e sul suo valore. A suo giudizio, il modo in cui una società assiste chi soffre rivela il suo grado di umanità e civiltà.
Le condizioni restano stabili
Sgarbi è stato trasportato d’urgenza al policlinico Gemelli di Roma mercoledì 30 settembre, a causa di un’insufficienza respiratoria. L’ultimo bollettino medico indica condizioni stabili, mentre il critico d’arte ed ex sottosegretario alla Cultura continua a essere seguito in Terapia Intensiva.
La testimonianza di Colle è stata ospitata nella rubrica «Davanti all’immagine», curata da Sgarbi da 10 anni. Il quotidiano diretto da Tommaso Cerno ha scelto di pubblicare il contributo della compagna al posto del consueto intervento dell’autore, offrendo il resoconto di ciò che è accaduto prima del ricovero e dell’attesa vissuta davanti alla Rianimazione.
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