Serbia, la spallata degli studenti a Vucic: ora la prova europea
La Lista degli Studenti ha costretto il leader serbo ad ammettere la sconfitta dopo mesi di proteste: il nuovo governo dovrà dimostrare se il Paese intende davvero cambiare rotta.
La vittoria della Lista degli Studenti apre per la Serbia una fase decisiva, ma non risolve ancora il nodo del futuro politico del Paese. Il nuovo esecutivo dovrà dimostrare se la fine dell’era di Aleksandar Vucic porterà istituzioni più trasparenti e un avvicinamento concreto all’Unione europea oppure soltanto un cambio di maggioranza.
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Tre prove per il nuovo governo
A determinare la direzione dei prossimi anni saranno soprattutto tre dossier: l’autonomia della magistratura, l’equilibrio nei rapporti con Russia e Cina e il percorso di normalizzazione con il Kosovo. Soltanto risultati visibili su questi fronti potranno trasformare la consultazione in una svolta politica più ampia.
La Serbia conta 6,5 milioni di abitanti e continua a essere sospesa tra aspirazioni europee e legami consolidati con Mosca e Pechino. Se il nuovo potere manterrà la precedente linea geopolitica, il cambio di governo potrebbe non tradursi in un reale avvicinamento a Bruxelles.
Il voto nato dalle proteste
A guidare la lista vincitrice è stato Ilija Srdanović, cardiologo e docente universitario di Novi Sad. L’alta partecipazione, che ha coinvolto anche numerosi cittadini residenti all’estero, ha segnalato la forza del movimento e ha convinto Vucic ad accettare il risultato già alla chiusura dei seggi.
La consultazione è maturata dopo due anni di mobilitazioni iniziate in seguito alla morte di 16 persone nel crollo della pensilina della stazione ferroviaria di Novi Sad, appena sottoposta a lavori. L’intervento, finanziato con denaro pubblico e affidato anche a imprese cinesi, è diventato il simbolo delle accuse di corruzione e dell’assenza di responsabilità istituzionali.
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Corruzione e repressione nel mirino
Nel frattempo, il potere di Vucic ha dovuto fare i conti con altre contestazioni. Nel 2018 Zijin ha acquisito il 63% della società che gestisce le miniere di rame di Bor, mentre il sostegno del presidente al progetto di Rio Tinto per l’estrazione del litio nella valle di Jadar ha alimentato la protesta degli abitanti, preoccupati per le falde acquifere e per le coltivazioni.
Gli studenti hanno chiesto trasparenza sui contratti e l’individuazione dei responsabili. La risposta del presidente è stata l’accusa di agire per conto di potenze straniere; alle manifestazioni sono seguiti arresti e aggressioni da parte della polizia. Anche l’SNS, il partito di governo, è stato accusato di avere aumentato le pressioni sui media e sugli oppositori.
Nel programma della lista figurano occupazione stabile, testi scolastici gratuiti, farmaci a prezzi più bassi, abitazioni accessibili e confisca dei patrimoni ottenuti illegalmente. La Sinistra Europea ha espresso il proprio sostegno al movimento, che ha intercettato il malcontento di una parte larga della società, soprattutto tra i giovani.
Il voto è diventato così un giudizio sull’intero sistema costruito da Vucic, considerato dai manifestanti il volto della corruzione statale e degli affari privi di regole. La sua scelta di reprimere il dissenso invece di aprire un confronto, in particolare con le nuove generazioni, ha finito per rafforzare la richiesta di cambiamento.
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