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Attualità 3 min di lettura8 ore fa

Serbia, la seconda occasione: la notte che chiude l’era Vučić

Dopo il successo della Lista Studentesca, Belgrado celebra la svolta mentre riemerge il timore di ripetere gli errori commessi dopo la caduta di Milošević.

«Mi auguro che, 26 anni dopo, saremo in grado di non sprecare la seconda chance che ci è stata concessa». Snezana Stanković, ricercatrice serba, affida a queste parole il sentimento più profondo della notte di Belgrado: la fine politica di Aleksandar Vučić non viene vissuta soltanto come una vittoria, ma anche come una prova di maturità per il Paese.

La studiosa ha accostato il risultato odierno al 5 ottobre del 2000, quando le proteste portarono alla caduta del regime di Slobodan Milošević. Secondo Stanković, allora la nuova classe dirigente non riuscì a governare in modo adeguato né ad affrontare le responsabilità legate agli anni Novanta, contribuendo così a creare le condizioni per l’ascesa di Vučić.

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Una svolta che supera i confini

La portata del voto potrebbe non fermarsi alla Serbia. In Bosnia-Erzegovina, Milorad Dodik perde infatti il sostegno politico garantito dalla presenza di un alleato forte a Belgrado, mentre in Albania i giovani che stanno già manifestando potrebbero guardare all’esperienza serba come a un possibile modello.

Resta però aperta la domanda più difficile: la nuova generazione riuscirà a trasformare la mobilitazione in un cambiamento stabile? La festa ha riempito le strade, ma il passaggio dall’entusiasmo alla gestione concreta del potere sarà il vero banco di prova.


Belgrado festeggia la libertà

Nella capitale, fumogeni rossi e cori hanno accompagnato una celebrazione durata per tutta la notte del 25 ottobre. Migliaia di persone si sono riversate nelle piazze, mostrando con tre dita il numero assegnato alla lista civica degli studenti sulle schede elettorali e cantando per la fine dei 14 anni di dominio incontrastato di Vučić.

Una giovane presente ai festeggiamenti ha descritto il risultato come l’inizio di una nuova fase dopo quasi due anni di proteste. «Oggi è una giornata bellissima. È il primo giorno di libertà per il nostro Paese», ha detto, spiegando che molti cittadini preferivano affidarsi agli studenti piuttosto che confermare il Partito Progressista, pur definendo quasi incredibile la vittoria ottenuta.

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Dal lutto alla conquista politica

L’origine del movimento risale al crollo della pensilina della stazione di Novi Sad, costato la vita a 16 persone quasi due anni fa. Il dolore e la rabbia portarono migliaia di giovani nelle strade; da quelle manifestazioni è nata una forza politica capace di contendere il potere al partito presidenziale.

Anche l’affluenza ha dato la misura della mobilitazione: la partecipazione si è avvicinata al 70%, un livello record. Per tutta la giornata gli studenti hanno invitato gli elettori a non rinunciare al voto a causa delle code, sostenendo che i tentativi di ostacolare o sottrarre una scelta elettorale dimostrassero proprio il peso di quella scelta.


Il verdetto e le accuse

Poco dopo le 21, Vučić ha riconosciuto davanti alle telecamere la sconfitta del suo partito. Nel suo intervento ha accusato alcuni Paesi europei di avere sostenuto le proteste e ha parlato di «bugie» diffuse da soggetti non precisati.

Il suo racconto si è intrecciato con i rilievi di CRTA, organizzazione indipendente impegnata nel controllo della trasparenza elettorale, che ha indicato irregolarità nel 29% dei seggi. Secondo un giovane presente in piazza, nonostante le presunte pressioni e i tentativi di alterare il voto, la Lista Studentesca ha raggiunto ufficialmente il 52%: a suo giudizio, un risultato destinato a segnare la storia del Paese.

Alle spalle del ragazzo, i manifestanti hanno iniziato a smantellare Ćaciland, il campo creato nel 2025 dai sostenitori del Partito Progressista per opporsi alle proteste studentesche e alle iniziative contro il governo. Tra champagne, clacson e slogan, la folla ha celebrato una vittoria che restituisce agli oppositori la sensazione di poter incidere sul proprio futuro.

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