Lula vince ancora, ma il Brasile gli presenta il conto: la prova del Congresso
Il presidente conquista il quarto mandato con il 51,79%, ma dovrà governare tra una maggioranza parlamentare conservatrice, il ricorso di Bolsonaro e le tensioni con Washington.
Il risultato elettorale consegna a Luiz Inácio Lula da Silva una vittoria storica, ma non un percorso semplice. Con oltre 64 milioni di consensi e il 51,79% dei voti, il presidente brasiliano ha superato Flávio Bolsonaro, fermo al 48,21%, ribaltando il secondo posto ottenuto al primo turno. La vera difficoltà, tuttavia, sarà trasformare questo successo in una linea di governo efficace.
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Il voto premia Lula, il Congresso no
La sinistra manterrà la presidenza, mentre il Parlamento resterà saldamente orientato a destra. Il Partido Liberal, legato alla famiglia Bolsonaro, ha conquistato 121 seggi alla Camera contro gli 88 della federazione guidata dal Partido dos Trabalhadores. Al Senato il rapporto è di 28 seggi per il PL e appena 10 per il PT.
Per Lula ogni riforma richiederà quindi trattative con forze politiche lontane dal suo programma. Le scelte in campo sociale, economico e ambientale potranno essere condizionate da un Congresso conservatore, capace di imporre negoziati continui e di alimentare nuovi scontri istituzionali. Il presidente ha vinto le urne, ma dovrà governare senza una maggioranza parlamentare favorevole.
Bolsonaro prepara il terreno allo scontro
Flávio Bolsonaro non ha accettato l’esito del ballottaggio e ha chiesto che le elezioni vengano annullate, annunciando un’azione giudiziaria. La contestazione riporta alla memoria l’assalto dell’8 gennaio 2023, quando migliaia di sostenitori di Jair Bolsonaro occuparono le sedi delle principali istituzioni a Brasília per protestare contro il ritorno di Lula alla presidenza.
Non è detto che quegli eventi si ripetano, ma il rifiuto della sconfitta conferma il peso della delegittimazione del voto nella strategia del bolsonarismo. Lula ha battuto per la seconda volta un esponente della famiglia Bolsonaro, senza però ridurre la forza politica e sociale del movimento. Quasi 60 milioni di voti mostrano infatti quanto il fronte conservatore resti competitivo.
Una vittoria oltre i confini
Il successo di Lula ha anche una dimensione internazionale. Il presidente brasiliano non ha sconfitto soltanto il figlio di Jair Bolsonaro: il risultato rappresenta una battuta d’arresto per Donald Trump, che nella famiglia Bolsonaro ha trovato uno dei propri riferimenti ideologici più forti in America Latina.
Nel 2025 Washington ha introdotto pesanti dazi sulle merci brasiliane e sanzioni contro il giudice Alexandre de Moraes, coinvolto nei procedimenti giudiziari a carico di Jair Bolsonaro. La pressione economica e diplomatica ha finito per alimentare uno dei messaggi centrali della campagna di Lula, incentrato sull’autonomia del Brasile. Dopo la vittoria, il presidente ha ribadito che il Paese non è il cortile di casa di nessuno, rivolgendosi a Trump e a una regione che conosce il peso delle interferenze statunitensi.
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Il ritorno di un simbolo
Il quarto mandato assume un valore particolare anche per la biografia del presidente. Nel 2002 Lula, ex operaio metallurgico e sindacalista nato in una famiglia povera del Nordeste, arrivò alla guida di uno dei Paesi più disuguali del mondo. Ventiquattro anni dopo, continua a essere un riferimento per milioni di brasiliani.
Durante la campagna, Flávio Bolsonaro aveva usato in chiave derisoria la mano sinistra mutilata da Lula in un incidente sul lavoro. I sostenitori del presidente hanno trasformato quella menomazione in un emblema di resistenza: il segno lasciato dalla fabbrica sul corpo di un lavoratore diventato capo dello Stato.
Seggi aperti tra piogge e ricorsi
La giornata elettorale è stata complicata dal maltempo e dai disservizi del trasporto pubblico, che in varie città hanno reso più difficile raggiungere i seggi. Per la prima volta nella storia, il Tribunal Superior Eleitoral ha autorizzato un prolungamento delle operazioni di voto.
La rielezione non cancella le contraddizioni dei precedenti governi di Lula. Alle misure che hanno ridotto la povertà e ampliato la protezione sociale si affiancano questioni ancora irrisolte, dal peso dell’agrobusiness ai conflitti ambientali e territoriali. Il risultato resta comunque rilevante per la sinistra latinoamericana, reduce da diverse sconfitte e impegnata a contrastare l’avanzata delle destre radicali sostenute anche dal rapporto con Washington.
Lula ha superato il rivale, il verdetto del primo turno e le pressioni internazionali. Ora dovrà dimostrare che la vittoria elettorale può tradursi in risultati concreti per la popolazione, mentre un Parlamento ostile e un’opposizione determinata renderanno il nuovo mandato particolarmente complesso.
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