Serbia, gli studenti sfidano Vučić: il voto che può cambiare tutto
La Lista Studentesca punta a conquistare il Parlamento dopo mesi di proteste: affluenza, indecisi e timori di irregolarità rendono incerto il risultato.
A Belgrado decine di migliaia di persone hanno chiuso la campagna elettorale della Lista Studentesca, arrivando nella capitale da ogni parte della Serbia e, in alcuni casi, dopo quasi una settimana di cammino. Il movimento, nato nelle università e ormai sostenuto da una parte ampia della società, affronta alle urne Aleksandar Vučić con l’obiettivo dichiarato di interrompere un sistema politico che considera fondato su paura, corruzione e controllo dell’informazione.
Il voto anticipato si tiene domenica 25 ottobre, dopo una competizione dominata dallo scontro tra la formazione senza leader degli studenti e Serbia Unita, la coalizione guidata da Vučić. Aleksandar, universitario di Novi Sad e attivista della lista, sostiene che il risultato possa essere molto netto: «Il 25 ottobre non si voterà soltanto per un partito, ma per voltare pagina».
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Un testa a testa pieno di incognite
Le rilevazioni disponibili non consegnano un quadro univoco. L’unico sondaggio pubblicato a ottobre da New Serbian Political Thought attribuisce il 44,5% alla Lista Studentesca e il 42,7% a Serbia Unita, mentre Ipsos indica Vučić al 47% e gli studenti al 40%. In entrambi gli scenari, nessuno dei due schieramenti sembra vicino alla maggioranza assoluta dei 250 seggi.
Un ruolo decisivo potrebbe spettare agli elettori ancora indecisi, stimati tra l’11% e il 16%. Anche la partecipazione è considerata un fattore chiave: le previsioni la collocano oltre il 60%, sopra il 58,5% registrato nel dicembre 2023 e al livello più alto da almeno vent’anni.
L’accademico serbo Filip Balunović osserva che gli studenti sono riusciti a mettere alla prova una macchina politica molto organizzata e che, nonostante il divario di risorse, una loro affermazione non è esclusa. Tra gli attivisti, però, resta il timore di pressioni e manipolazioni. Stefan, uno degli universitari impegnati nelle proteste, ipotizza che il governo possa cercare di alterare il risultato, mentre Aleksandar annuncia controlli in tutti i seggi, anche fuori dal Paese, e ricorsi in caso di anomalie.
La protesta nata a Novi Sad
L’origine della mobilitazione risale al 2024, quando il cedimento della pensilina della stazione ferroviaria di Novi Sad provocò la morte di 16 persone. Gli studenti chiesero l’accertamento delle responsabilità e, nel tempo, trasformarono quella richiesta in una contestazione più ampia delle istituzioni.
Occupazioni degli atenei, cortei e blocchi stradali hanno allargato il movimento oltre il mondo universitario. La pressione esercitata nelle piazze ha contribuito a portare Vučić alla convocazione delle elezioni anticipate, trasformando il voto in una sorta di referendum sulla sua lunga permanenza al potere.
La Lista Studentesca riunisce 250 candidati provenienti da ambiti diversi: tra loro figurano docenti, ricercatori, attori e attivisti. Non esiste un capo politico né un aspirante premier; il primo nome della lista è Ilija Srdanović, cardiochirurgo che ha rifiutato gli inviti a confrontarsi in televisione con Vučić, spiegando di non essere il portavoce del movimento.
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Un programma oltre il ricambio politico
Le candidature e le proposte sono state definite dalle assemblee degli studenti nelle università. Il progetto si articola in 11 punti e mira a ridurre il peso dei partiti nella gestione dello Stato: tra gli obiettivi figurano istituzioni autonome, una magistratura imparziale, bilanci pubblici trasparenti e mezzi di informazione liberi.
Nel programma trovano spazio anche l’istruzione e la sanità accessibili, la sostituzione delle nomine politiche con selezioni pubbliche, libri scolastici gratuiti e abitazioni a prezzi sostenibili. La lista propone inoltre di ridurre da 24 a 12 mesi il periodo necessario per ottenere un contratto a tempo indeterminato e di garantire la presenza di un medico in ogni villaggio.
La politica estera occupa invece uno spazio limitato. Il messaggio centrale, riferisce Aleksandar, è offrire ai cittadini la possibilità di costruire il proprio futuro in Serbia senza essere costretti a emigrare.
Vučić difende la continuità
A fine settembre Vučić ha lasciato la carica di presidente per candidarsi a primo ministro. Alla guida del Partito progressista serbo dal 2014, si presenta come l’uomo della stabilità e come il difensore del Paese davanti a minacce esterne e interne. Durante l’ultimo appuntamento della sua campagna, organizzato al Palazzetto dello sport di Belgrado, ha avvertito i sostenitori: «La battaglia è difficile».
Gli studenti contestano però non soltanto la sua figura, ma l’intero apparato politico consolidatosi negli ultimi 12 anni. Balunović ricorda che Vučić ha rivendicato il calo della disoccupazione e la crescita dei salari, mentre secondo i suoi critici ha rafforzato il controllo sui mezzi di informazione e ridotto lo spazio per il dissenso.
Sul piano internazionale, il leader serbo ha accolto Volodymyr Zelensky, ma non ha aderito alle sanzioni contro Mosca dopo l’invasione dell’Ucraina. La Lista Studentesca, con la sua campagna condotta lontano dai grandi mezzi di comunicazione e porta a porta in città, villaggi e quartieri, prova ora a trasformare mesi di protesta in voti. La risposta arriverà dalle urne, in una consultazione che potrebbe segnare il primo vero ostacolo politico per il sistema di Vučić.
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