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Attualità 2 min di lettura1 ora fa

Serbia, il voto che riapre la partita: studenti contro Vucic

Srdan Milivojevic, protagonista della caduta di Milosevic nel 2000, vede forti somiglianze tra quella stagione e la mobilitazione studentesca contro il potere attuale.

A 26 anni dalla caduta di Slobodan Milošević, Srdan Milivojevic riconosce nella mobilitazione degli studenti serbi un’eco della rivolta che portò alla fine di quel regime. Il leader del Partito Democratico serbo sostiene oggi la Lista degli studenti serbi, mentre il suo partito ha scelto di non partecipare alle elezioni di domenica 25 ottobre per favorire un fronte più ampio contro Aleksandar Vucic.

Milivojevic, oggi deputato all’Assemblea di Belgrado e presidente della Demokratska stranka, nel 2000 era tra i principali esponenti di Otpor!, il movimento civile e studentesco passato alla storia per la Rivoluzione dei Bulldozer. Il suo percorso collega quella stagione alla protesta attuale, nata dopo il crollo della pensilina della stazione di Novi Sad.

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Milivojevic vede tornare il 2000

Secondo l’ex dirigente di Otpor!, tra la situazione di allora e quella odierna esistono elementi comuni. «Io credo che, esattamente 26 anni dopo, si ripeterà», ha affermato riferendosi alla possibilità di una nuova svolta politica in Serbia.

Milivojevic distingue però i due contesti: Milošević era considerato un criminale di guerra e sottoposto a sanzioni internazionali, mentre Vucic si presenta come un patriota impegnato a difendere gli interessi nazionali. A suo giudizio, dietro questa immagine ci sarebbe in entrambi i casi la volontà di accentrare il potere. Ricorda inoltre che Vucic fece parte del governo di Milošević: tra il 1998 e il 2000 fu ministro dell’Informazione e firmò la legge del 1998 che limitava la libertà della stampa.

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Un Parlamento ormai svuotato

Nel racconto di Milivojevic, l’opposizione ha avuto margini ridotti per intervenire nelle istituzioni. Durante i suoi due mandati da deputato sotto la presidenza Vucic, il capo dello Stato si sarebbe presentato in Parlamento soltanto tre volte.

Il Partito Progressista serbo, sostiene l’esponente democratico, avrebbe cancellato il confronto parlamentare, trasformando l’Assemblea in un organo privo di reale incisività. Per questo, dopo l’incidente di Novi Sad e l’avvio delle proteste studentesche, anche le forze di opposizione hanno deciso di boicottare i lavori: «Il Parlamento è ormai ridotto a una mera finzione», ha dichiarato Milivojevic.

La scelta di ritirare il Partito Democratico dalla consultazione del 25 ottobre nasce dunque dall’intenzione di concentrare il consenso sulla lista promossa dagli studenti. L’obiettivo dichiarato è mettere fine a un governo ritenuto corrotto e illiberale, affidando alla mobilitazione giovanile il compito di riaprire la sfida al potere di Belgrado.

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