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Attualità 3 min di lettura38 min fa

Shamonda, il primo contagio umano resta un’eccezione: cosa si sa

L’Oms considera poco probabile una catena di trasmissione tra persone, ma le indagini francesi devono ancora chiarire il ruolo del virus nel decesso del paziente

Il primo episodio conosciuto di infezione da virus Shamonda nell’uomo non modifica, per ora, il quadro generale: l’Organizzazione mondiale della sanità ritiene poco plausibile una sua ulteriore propagazione nella popolazione. L’agenzia precisa tuttavia che si tratta di una valutazione preliminare e che non è stata ancora completata un’analisi ufficiale del pericolo.

Il paziente francese, già colpito da una grave malattia e sottoposto a una forte compromissione delle difese immunitarie, è morto all’inizio di ottobre. Gli accertamenti devono stabilire se l’infezione abbia provocato direttamente il decesso oppure se abbia avuto un ruolo soltanto parziale. Prima della morte erano comparse anche complicazioni neurologiche che le autorità francesi considerano verosimilmente legate al contagio.

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Il contagio resta un’ipotesi da verificare

Secondo la ricostruzione più accreditata in Francia, il virus potrebbe essere entrato nell’organismo attraverso la puntura di un moscerino Culicoides nella parte orientale del Paese. In quella stessa area il patogeno era stato individuato negli animali durante i mesi caldi del 2026, ma non è stata ancora riconosciuta la specie responsabile del possibile passaggio all’uomo.

La condizione immunitaria del paziente è un elemento centrale nell’interpretazione dell’episodio. Martin Beer, dell’Istituto Friedrich Loeffler, ha spiegato che una difesa immunitaria molto ridotta può facilitare sia l’attecchimento dell’agente infettivo sia la sua moltiplicazione nell’organismo. Non risultano, al momento, elementi che dimostrino una trasmissione tra esseri umani.


Un virus noto soprattutto negli allevamenti

Shamonda appartiene agli ortobunyavirus del sierogruppo Simbu, lo stesso gruppo che comprende anche il virus della malattia di Schmallenberg. La sua individuazione risale alla metà degli anni Sessanta in Nigeria; successivamente è stato osservato in modo sporadico in varie zone dell’Africa e in Giappone, senza che fossero registrati episodi nell’uomo prima di quello francese.

Il ciclo del virus coinvolge soprattutto i bovini, ma la sua presenza è stata rilevata anche in pecore, capre, alpaca e cavalli. Negli animali può provocare febbre e diarrea, oltre a una marcata diminuzione della produzione di latte; sono stati inoltre descritti casi associati ad aborti. Nei cavalli, invece, possono comparire disturbi neurologici anche gravi.

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La presenza in Europa e i controlli

Il rilevamento negli animali da allevamento è avvenuto per la prima volta in Europa nel 2026. I sintomi erano stati notati a partire da giugno, mentre la conferma di laboratorio è arrivata verso la fine di luglio. In seguito Shamonda è stato trovato in aziende di Italia, Francia, Germania, Austria, Belgio, Irlanda, Paesi Bassi, Portogallo, Spagna e Svizzera.

I moscerini che possono trasportare il virus sono normalmente più attivi tra la primavera e l’autunno. Il loro ciclo dipende dalla specie, dalla zona e dal clima, mentre il freddo ne riduce progressivamente la presenza. Per questo l’andamento della circolazione animale resta uno degli aspetti seguiti dalle autorità.

L’ECDC sta esaminando gli sviluppi insieme alla Commissione europea e all’Autorità europea per la sicurezza alimentare. Il lavoro coinvolge anche il laboratorio di riferimento dell’Unione europea, con l’obiettivo di migliorare le analisi e aiutare gli Stati membri a riconoscere eventuali nuovi episodi.

Le autorità francesi non hanno individuato, sulla base dei dati attuali, una minaccia per la popolazione generale. L’episodio resta comunque da approfondire per definire con precisione la via di trasmissione e capire meglio il comportamento di Shamonda nell’uomo. Le conclusioni dell’Oms sono quindi rassicuranti, ma potranno essere aggiornate con l’arrivo di nuove informazioni.

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