Ungheria, la svolta sui fondi Ue passa dallo Stato di diritto
Von der Leyen annuncia nuove risorse entro dicembre dopo i passi avanti di Budapest su corruzione, trasparenza e libertà accademica.
Budapest potrebbe ricevere entro la fine dell’anno una nuova tranche di risorse europee. L’erogazione sarà collegata ai progressi compiuti dal governo ungherese sulle riforme istituzionali, sulla lotta alla corruzione e sulla libertà accademica.
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Bruxelles riconosce i progressi di Budapest
L’annuncio è arrivato dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen durante una cerimonia nella capitale ungherese. Rivolgendosi al primo ministro Peter Magyar, la presidente ha ricordato l’intesa raggiunta dopo le elezioni e il percorso concordato per rafforzare lo Stato di diritto.
Nel suo intervento, von der Leyen ha citato il potenziamento delle regole contro frodi e corruzione, una maggiore trasparenza nell’utilizzo delle risorse pubbliche e l’adesione dell’Ungheria alla Procura europea. Tra gli interventi menzionati figura anche la riforma della normativa sulla tutela dei minori, presentata come uno strumento per contrastare le discriminazioni.
Nuovi fondi e programmi riaperti
Secondo la presidente della Commissione, le misure adottate hanno già prodotto conseguenze concrete. I finanziamenti europei sono ripartiti, l’accesso a Horizon Europe è stato ripristinato e gli studenti ungheresi possono nuovamente prendere parte al programma Erasmus.
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«Entro la fine dell’anno arriveranno ulteriori sviluppi, da NextGenerationEU ai fondi legati alla libertà accademica», ha dichiarato von der Leyen. La presidente ha aggiunto che il percorso intrapreso sta contribuendo anche al ritorno della fiducia degli investitori e ha attribuito gli interventi alla richiesta della popolazione ungherese di vedere cambiare il funzionamento delle istituzioni.
Il ricordo della rivolta del 1956
Le parole della presidente sono state pronunciate nell’ambito delle celebrazioni per il settantesimo anniversario della rivoluzione ungherese del 1956. La rivolta fu repressa dall’Unione Sovietica per ordine della leadership comunista dell’epoca e provocò tra 2.500 e 3.000 morti.
Il primo ministro Imre Nagy, esponente della ribellione, venne impiccato nel 1958 a Mosca. In chiusura, von der Leyen ha ringraziato quanti, a suo giudizio, stanno contribuendo ad aprire una nuova fase per il Paese e ha sostenuto che il rinnovato impegno di Budapest rafforzi l’intera Europa.
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