Usa, democratici avanti sui fondi: la rivincita dei megadonatori repubblicani
I candidati democratici raccolgono più denaro per Camera e Senato, ma tra i grandi finanziatori nove su dieci sostengono l’area repubblicana.
La corsa alle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti presenta un doppio risultato: i candidati democratici stanno accumulando più contributi degli avversari, mentre i patrimoni più ingenti si stanno schierando soprattutto con i repubblicani. Il caso più evidente è quello di Elon Musk, primo finanziatore privato con 369 milioni di dollari versati finora.
Il divario emerge anche guardando ai dieci maggiori donatori: nove appartengono all’area repubblicana e soltanto uno, George Soros, è vicino ai democratici. La competizione elettorale si gioca quindi su due piani diversi, quello delle piccole e medie donazioni agli aspiranti parlamentari e quello delle somme enormi messe a disposizione da imprenditori e investitori.
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I grandi patrimoni spingono i repubblicani
Richard ed Elizabeth Uihlein, proprietari di Uline, seguono Musk con 138 milioni di dollari. La coppia sostiene anche movimenti contrari all’aborto e ai diritti delle persone LGBTQ+. Al terzo posto figurano Jeff e Janine Yass, collegati al gruppo finanziario Susquehanna, con 110 milioni.
Soros è il primo e unico esponente democratico nella lista dei dieci maggiori finanziatori: ha messo a disposizione 102 milioni di dollari. Più indietro si trovano gli investitori della tecnologia Marc Andreessen e Ben Horowitz, con 92,2 milioni, Miriam Adelson con 67,6 milioni e Cameron e Tyler Winklevoss, fondatori della piattaforma di criptovalute Gemini, con 55,3 milioni.
Completano l’elenco Paul Singer, fondatore di Elliott Management, con 53,5 milioni; Greg e la moglie, legati a OpenAI, con 50 milioni; e Stephen e Christine Schwarzman, associati al colosso Blackstone, con 36,1 milioni. Una quota crescente delle risorse arriva così da tecnologia, finanza, gioco d’azzardo, intelligenza artificiale e criptovalute, settori che avevano già avuto un ruolo importante nelle elezioni presidenziali del 2024.
Al Senato il vantaggio è democratico
Tra i candidati al Senato, il risultato più imponente è quello di James Talarico. Il democratico texano, cattolico, aveva raccolto 127 milioni di dollari al 22 ottobre e punta a riportare un esponente del suo partito al Senato per il Texas, un risultato che manca dal 1988.
Jon Ossoff occupa il secondo posto con 109 milioni. Il senatore democratico, 39 anni, cerca la conferma in Georgia dopo la vittoria di Donald Trump nel 2024 e ha raccolto oltre dieci volte quanto il suo sfidante Mike Collins, esponente repubblicano fortemente vicino al presidente.
La terza posizione è di Sherrod Brown, nuovamente candidato in Ohio contro Jon Husted. Brown, apprezzato da sindacati e lavoratori, ha triplicato la somma del rivale, nonostante Husted possa contare su un forte sostegno finanziario proveniente dal settore delle criptovalute. Un comitato elettorale indipendente sostenuto da aziende e investitori del comparto ha destinato 11,4 milioni di dollari agli spot favorevoli a Husted, mentre un altro gruppo, finanziato in larga parte dai gemelli Winklevoss, ne ha impegnati quasi 3 milioni.
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Il sostegno al repubblicano è legato anche alle posizioni di Brown, che quando presiedeva la Commissione bancaria del Senato aveva promosso regole severe per le criptovalute. Nella graduatoria seguono Roy Cooper, ex governatore della Carolina del Nord, con 47,2 milioni, e Abdul El-Sayed, medico e già responsabile della sanità pubblica di Detroit, arrivato a quasi 45 milioni.
El-Sayed ha dominato le primarie democratiche in Michigan e affronta il repubblicano Mike Rogers. Se vincesse, potrebbe diventare il primo senatore musulmano nella storia degli Stati Uniti. La sua candidatura mette inoltre alla prova l’equilibrio interno al Partito democratico, diviso tra una componente moderata e tradizionale e la corrente socialista capace di mobilitare molti giovani.
Alla Camera i distretti contano
Anche alla Camera il flusso di denaro favorisce i democratici: 965,4 milioni di dollari contro i 756,5 milioni raccolti dai repubblicani, con una differenza di 208,9 milioni, pari a circa il 28%. Alexandria Ocasio-Cortez è la candidata con più fondi, 37 milioni, quasi 13 in più rispetto allo speaker Mike Johnson, il repubblicano più finanziato tra quelli ancora in corsa.
Il vantaggio complessivo va però letto considerando dove si trovano i candidati. Tra i cinque nomi con le raccolte più alte, quattro — Ocasio-Cortez a New York, Johnson in Louisiana, Hakeem Jeffries a New York e Ro Khanna in California — competono in collegi ritenuti sicuri.
L’unica eccezione è Eugene Vindman, candidato in Virginia in un distretto potenzialmente più contendibile, anche se non inserito tra quelli davvero in bilico. Per questo una parte del denaro raccolto dai candidati più forti potrebbe essere trasferita o utilizzata per sostenere altre campagne nei collegi maggiormente a rischio.
Il quadro generale conferma la distanza tra la raccolta dal basso e il peso dei grandi assegni. Al Senato i democratici hanno ricevuto 620,7 milioni di dollari contro i 246,8 milioni dei repubblicani; alla Camera il confronto è di 965,4 contro 756,5 milioni. Tra i grandi finanziatori, invece, l’area repubblicana ha già raggiunto 1,54 miliardi, mentre quella democratica si ferma a 590 milioni.
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