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Attualità 2 min di lettura41 min fa

Imprese, fino a 20mila euro per blindare cloud e dati

Parte il percorso per ottenere il voucher destinato a Pmi e autonomi: coperto metà dell’investimento, ma la maturità digitale resta disomogenea

Il nuovo incentivo prova a colmare la distanza che ancora separa molte imprese italiane dalle tecnologie digitali più evolute. Pmi e lavoratori autonomi potranno chiedere un sostegno pubblico per rafforzare la sicurezza informatica e adottare servizi cloud, con una copertura pari alla metà dei costi ammissibili.

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Scade domani
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Il voucher copre metà della spesa

La procedura di precompilazione delle richieste comincia domani. La misura dispone complessivamente di 150 milioni di euro, attinti dal Fondo sviluppo e coesione 2014-2020; circa 71 milioni saranno indirizzati agli interventi realizzati in otto Regioni del Mezzogiorno.

Ogni beneficiario potrà ottenere al massimo 20mila euro, mentre il progetto dovrà raggiungere un valore minimo di 4mila euro. L'invio delle domande sarà possibile dal 10 novembre al 20 gennaio 2027, a meno che i fondi non vengano esauriti prima: l'ordine di arrivo determinerà la priorità nell'assegnazione.


Dalla protezione dei dati al cloud

Le spese ammissibili comprendono strumenti per difendere le reti aziendali, tra cui firewall, sistemi di controllo e soluzioni per individuare eventuali minacce. Il contributo potrà finanziare anche infrastrutture e servizi cloud, programmi gestionali e applicazioni utili a coordinare le attività dell'impresa.

L'obiettivo è sostenere due esigenze ormai strettamente collegate alla competitività: lavorare con strumenti digitali più avanzati e ridurre l'esposizione ai rischi informatici. L'agevolazione si inserisce in un contesto nel quale, nonostante gli incentivi degli ultimi anni, il livello di adozione tecnologica continua a variare sensibilmente tra le aziende.

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Il bilancio degli incentivi digitali

Il voucher arriva dopo un quinquennio caratterizzato da numerosi interventi pubblici. Tra questi c'è Transizione 4.0, che ha utilizzato i crediti d'imposta per favorire l'acquisto di beni strumentali avanzati, programmi informatici e attività di ricerca, sviluppo e innovazione.

Nel 2024 è entrato in scena anche Transizione 5.0, inserito nel Piano nazionale di ripresa e resilienza e sostenuto inizialmente con 6,3 miliardi di euro. In questo caso l'accesso ai benefici è stato legato a investimenti innovativi capaci di ridurre i consumi energetici almeno del 3% nella struttura produttiva oppure del 5% nei processi coinvolti.

Il passaggio dalla precedente impostazione ha quindi collegato l'ammodernamento tecnologico a risultati verificabili sul fronte dell'efficienza energetica. Resta da capire quanto le risorse mobilitate abbiano trasformato concretamente i processi delle imprese italiane, soprattutto di quelle più piccole.

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