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Attualità 3 min di lettura3 ore fa

Sempio rompe il silenzio: «La mia vita è sospesa

L’indagato per il delitto di Garlasco racconta la pressione degli ultimi mesi e risponde ai dubbi su impronta, Dna e rapporto con Chiara Poggi.

Il timore più grande, per Andrea Sempio, non riguarda soltanto l’esito dell’inchiesta sul delitto di Garlasco. Anche se la sua posizione venisse chiarita, l’indagato pensa che il sospetto possa accompagnarlo ancora a lungo e rendere difficile tornare a una vita normale. «La macchia di assassino che se l’è cavata non te la levi», ha detto nell’intervista a Porta a Porta in onda su Rai 1.


Una quotidianità ormai cancellata

Sempio descrive mesi trascorsi quasi interamente tra la propria abitazione, lo studio dell’avvocato e gli incontri con i consulenti. L’attenzione sul caso, tornato al centro di un nuovo filone investigativo, avrebbe trasformato anche la casa della famiglia in un luogo osservato costantemente: giornalisti e telecamere, racconta, si fermerebbero per gran parte della giornata davanti all’ingresso.

La pressione, spiega, si riflette anche sui genitori, preoccupati per ciò che sta accadendo. Il momento più duro degli ultimi due anni sarebbe stato legato a un nuovo ricovero della madre. «Oggi non sto vivendo», è la sintesi scelta da Sempio per descrivere una routine fatta di isolamento, udienze mediatiche e continui confronti con chi sta lavorando alla sua difesa.

L’indagato sostiene inoltre di non riuscire a immaginare con serenità il periodo successivo all’inchiesta. Teme che il caso possa condizionare le relazioni personali e che chi gli sarà vicino debba fare i conti con un’attenzione pubblica destinata, secondo lui, a non scomparire rapidamente.


L’impronta divide ancora le ricostruzioni

Tra gli elementi esaminati dagli investigatori c’è l’impronta insanguinata individuata nella villetta di via Pascoli. La misura associata alla traccia è il numero 42, una taglia compatibile con Alberto Stasi, condannato in via definitiva a 16 anni per l’omicidio di Chiara Poggi.

Sempio respinge però l’ipotesi che quell’elemento possa ricondurre a lui: sostiene di calzare il 44 e di avere effettuato una prova anche con una scarpa più piccola, risultata inutilizzabile. «Tutte le scarpe che ricordo e che ho ancora, comprese quelle vecchie, sono numero 44», ha spiegato durante il programma.

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Resta poi il tema del materiale genetico trovato sotto le unghie della vittima. Richiamando le conclusioni della perizia Albani, Sempio considera quella traccia non sufficientemente affidabile perché mista, degradata e non replicata. A suo giudizio, le analisi avrebbero restituito esiti diversi e il capitolo del Dna sarebbe ormai privo di elementi decisivi.


Il rapporto con Chiara Poggi

Nel corso dell’intervista Sempio ha ridimensionato anche il legame con Chiara Poggi. Afferma di aver avuto con lei soltanto due conversazioni telefoniche e nega di aver mai manifestato un interesse particolare nei suoi confronti.

Secondo la sua ricostruzione, se quelle chiamate fossero state insistenti o avessero creato disagio, Chiara avrebbe potuto parlarne con il fidanzato, con il fratello o con altri familiari. Sempio ha inoltre negato di avere mai visto i video intimi della ragazza, sostenendo di averne appreso l’esistenza soltanto attraverso i mezzi di informazione.

L’indagato esclude infine che esistesse una conoscenza reciproca significativa tra lui e la vittima: non ricorda di aver parlato di Chiara con altre persone e afferma di non aver mai saputo che lei parlasse di lui. Nel frattempo, il nuovo capitolo dell’indagine continua a pesare sulla sua vita quotidiana e sulle prospettive per il futuro.

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