Sei giornalisti spariti, poi l’accusa: terrorismo in Egitto
La sicurezza egiziana ha fermato l’intera redazione di Matsaddash; per 48 ore famiglie e avvocati non hanno ricevuto informazioni sulla sorte dei reporter.
Per due giorni famiglie e legali non hanno saputo dove fossero finiti sei giornalisti egiziani. Tra lunedì e martedì, gli uomini di Matsaddash sono stati prelevati in operazioni separate e soltanto in seguito il ministero dell’Interno ha reso pubblica l’accusa di terrorismo.
La vicenda arriva mentre in Italia si riaccende il confronto sui rapporti con il Cairo, dopo la condanna di tre agenti egiziani per il rapimento di Giulio Regeni. Il caso della redazione di Matsaddash aggiunge così un nuovo episodio al quadro delle pressioni esercitate contro il giornalismo indipendente nel Paese.
L’accusa è arrivata dopo il silenzio
Mohamed Ashraf Abu Emaira, Abdallah Qadry, Islam Barakat, Mohamed Adel, Mohamed Mohamed Mahmoud e Omar Helal sono stati trasferiti senza che, nelle prime ore, fossero comunicate contestazioni ufficiali. Nessuna informazione era stata fornita neppure sull’autorità incaricata del procedimento.
In una nota diffusa sui propri canali social, il ministero dell’Interno ha sostenuto che i sei avrebbero avuto rapporti con attività attribuite ai Fratelli musulmani e finalizzate, secondo le autorità, a destabilizzare l’Egitto. Matsaddash viene inoltre accusata di aver pubblicato contenuti falsi e di aver alterato fatti con materiali preparati fuori dal Paese per alimentare il caos.
L’avvocato Nasser Amin, dell’Iniziativa egiziana per i diritti civili, aveva già ipotizzato che l’inchiesta potesse trasformarsi in un’accusa di terrorismo. A suo giudizio, colpire una redazione conosciuta anche all’estero avrebbe l’obiettivo di intimidire l’intero settore dell’informazione. L’organizzazione descrive Matsaddash come una piattaforma autonoma, attiva dal 2018 nella verifica delle notizie in Egitto e negli altri Paesi arabi.
Retate separate e denunce di violenza
Quattro reporter sarebbero stati fermati nelle rispettive abitazioni, mentre altri due sono stati bloccati per strada al Cairo. Abu Emaira e Qadry sono stati i primi a essere portati via, nella serata di lunedì, con perquisizioni e sequestri di telefoni e computer; il giorno successivo sono toccati agli altri membri della redazione.
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Barakat è stato preso nella sua casa di Gharbiya e Helal a Port Said. Mahmoud e Adel, invece, sono stati fermati nella capitale. I parenti denunciano modalità particolarmente dure in almeno due interventi: secondo quanto riferito dalla piattaforma, Barakat sarebbe stato ammanettato e bendato prima di essere trascinato via, mentre gli agenti controllavano ogni ambiente dell’abitazione.
Alla famiglia era stato detto che l’operazione sarebbe durata pochi minuti e che il giornalista sarebbe rientrato dopo un semplice colloquio. Da quel momento, però, non sono arrivate notizie. Il sindacato dei giornalisti egiziani ha collegato il caso a un aumento degli arresti nella categoria: «Siamo a 26 giornalisti arrestati, questa è un’escalation preoccupante».
Una redazione già sotto pressione
Matsaddash aveva già segnalato pubblicamente intimidazioni e minacce. Nell’agosto 2023 Karim Asaad, che in passato aveva lavorato nella redazione, era stato arrestato e obbligato a rimuovere da Facebook alcuni contenuti riguardanti un aereo privato egiziano fermato in Zambia.
Reporter senza frontiere ha chiesto una mobilitazione internazionale e informazioni immediate sulla sorte dei sei reporter. L’organizzazione considera il lavoro della piattaforma essenziale per contrastare propaganda e disinformazione e sollecita il Cairo a garantire l’accesso agli avvocati, oltre alla liberazione dei giornalisti arrestati e degli altri colleghi ancora detenuti.
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