Segreti Bnd, l’ex vertice sotto accusa: il caso che scuote Berlino
August Hanning e un suo collaboratore sono sospettati di aver fatto uscire migliaia di documenti riservati mentre la Germania prepara una nuova stagione per i servizi
Il caso più delicato per l’intelligence tedesca non riguarda soltanto la presunta fuga di informazioni, ma anche l’identità dell’uomo finito al centro dell’indagine: August Hanning, già alla guida del Bundesnachrichtendienst. L’ex presidente del servizio è stato arrestato insieme a Manfred D., suo ex capo di gabinetto, con accuse che comprendono spionaggio, acquisizione di segreti di Stato, tentato alto tradimento e attività per conto di un servizio straniero.
Il presunto cliente porta in Azerbaigian
Secondo quanto rivelato in serata da Spiegel, gli investigatori ritengono che il possibile committente delle attività di Hanning possa essere un funzionario dei servizi segreti dell’Azerbaigian. La Procura generale federale non ha però indicato ufficialmente quale apparato straniero sarebbe coinvolto. Le ricostruzioni tedesche escludono, in particolare, Russia e Cina.
L’ipotesi accusatoria sostiene che Hanning abbia impiegato il materiale riservato nella propria attività privata di consulenza. In almeno un episodio avrebbe preparato un’analisi destinata a un rappresentante di un’agenzia d’intelligence estera, senza che sia stato possibile verificare se il documento sia davvero giunto al destinatario. L’ex capo del Bnd è inoltre sospettato di avere mantenuto per anni rapporti stretti con un esponente di un altro apparato straniero, al quale avrebbe fornito elementi politici ricavati, almeno in parte, dai documenti ricevuti.
Una fuga interna durata anni
Hanning, 80 anni, ha diretto il Bnd dal 1998 al 2005, durante i governi guidati da Gerhard Schröder e nella fase in cui la Germania rafforzava i legami energetici con la Russia. Manfred D., invece, avrebbe continuato a lavorare all’interno del servizio dopo l’accordo raggiunto con l’ex presidente nel 2010, ottenendo incarichi come capo di gabinetto di diversi vertici dell’organizzazione tra marzo 2012 e marzo 2026.
Proprio questa permanenza avrebbe garantito a D. accesso a una vasta quantità di contenuti classificati. Gli inquirenti gli attribuiscono la consegna a Hanning di circa 2.000 documenti, inclusi materiali riservati per uso interno e resoconti impiegati nella preparazione del quadro informativo settimanale destinato alla Cancelleria federale. Le presunte consegne sarebbero andate avanti almeno fino alla metà del 2022.
Tra gli atti finiti sotto esame ci sarebbero dati sul programma atomico dell’Iran, informazioni sulle forze armate russe e documenti ottenuti da apparati partner. La diffusione di materiale ricevuto da Paesi alleati rappresenterebbe un profilo particolarmente sensibile, perché potrebbe compromettere la fiducia reciproca e rendere più difficile lo scambio di informazioni operative.
L’indagine nata dal caso Block
La pista investigativa sarebbe emersa durante una perquisizione svolta nel settembre 2025 nell’ambito dell’inchiesta sul rapimento dei figli dell’imprenditrice Christina Block. Tra gli oggetti sequestrati comparvero anche documenti del Bnd che Hanning, secondo l’accusa, non avrebbe avuto titolo per conservare. Nel maggio 2026 il fascicolo è stato trasferito alla Procura generale federale, che ha assunto il coordinamento dell’indagine.
Il procedimento ad Amburgo sul caso Block ha fatto emergere anche i presunti contatti con ex dirigenti dell’intelligence israeliana. Testimonianze e ricostruzioni hanno citato Yaakov Peri, già direttore dello Shin Bet, e Danny Yatom, che ha guidato il Mossad. Stefan Hänsel, ex marito di Block, ha sostenuto che Hanning avrebbe coinvolto Yatom nell’operazione; Yatom ha negato ogni partecipazione e ha definito le accuse «una perdita di tempo». Anche la società di Peri ha escluso un proprio ruolo, mentre Hanning ha respinto le contestazioni relative al rapimento e non risulta imputato in quel processo.
Il rapporto tra Hanning e Yatom, comunque, precederebbe la vicenda Block. Nel 2021 l’ex dirigente tedesco è entrato nel consiglio consultivo di When Group, società israeliana attiva nella sicurezza informatica e presieduta da Yatom. In un’intervista rilasciata nello stesso periodo, Hanning aveva raccontato di aver sviluppato, durante la mediazione tra Hezbollah, Iran e Israele, «stretti rapporti di lavoro, persino amicizie» con esponenti dell’intelligence israeliana.
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Vecchie ferite e nuove ambizioni
L’arresto riapre una questione già nota a Berlino: il Bnd ha subito nel tempo diverse infiltrazioni attribuite a servizi esteri, circostanza che ha spinto alcune agenzie occidentali a limitare la condivisione dei dati più sensibili. Nel 2022 era stato fermato Carsten L., ex responsabile di dipartimento accusato di avere operato per la Russia. L’interessato respinge le accuse e il procedimento è ancora in corso.
Il coinvolgimento ipotizzato per Hanning rende però il quadro più imbarazzante: non si tratta soltanto di un funzionario sospettato di lavorare per una potenza straniera, ma di un ex responsabile dell’intero servizio che avrebbe ricevuto per anni informazioni dall’interno. Nel 2005, inoltre, il Bnd era stato accusato di avere controllato alcuni giornalisti per individuare le fonti interne. Hanning aveva presentato le proprie scuse a uno dei reporter coinvolti e il caso era stato esaminato da una commissione parlamentare.
Dopo l’uscita dal Bnd, l’ex presidente avrebbe dovuto affrontare anche problemi economici. La sua pensione risulterebbe sottoposta da anni a pignoramento per debiti maturati dopo il dissesto di una banca baltica nella quale sedeva nel consiglio di amministrazione. Secondo le ricostruzioni della stampa tedesca, l’istituto sarebbe stato depauperato da un oligarca prima di fallire, con possibili responsabilità attribuite anche ai componenti del consiglio. Gli investigatori non hanno chiarito se esista un legame tra le difficoltà finanziarie e le accuse sulla gestione dei documenti segreti.
Il presidente in carica del Bnd, Martin Jäger, ha riferito che il servizio aveva avviato verifiche interne approfondite e rapide, dalle quali erano emersi elementi tali da rafforzare i sospetti. «Per il Bnd e per me non ci sono compromessi quando si tratta di sicurezza interna», ha dichiarato Jäger, assicurando che la vicenda non modifica i suoi obiettivi né le sue priorità.
L’inchiesta arriva mentre la Germania sta rivedendo il proprio modo di agire sul piano dell’intelligence. Un mese fa Berlino ha attribuito pubblicamente alla Russia il tentato attacco con un drone contro l’aeroporto di Lipsia, condividendo con gli alleati gli elementi raccolti dai propri apparati. Per lungo tempo il governo tedesco aveva evitato accuse pubbliche di questo tipo, temendo possibili effetti sull’escalation internazionale.
La riforma dei servizi elaborata dal governo Merz va nella stessa direzione. Il progetto amplia le capacità operative, stabilisce regole per fonti e agenti sotto copertura, rafforza la protezione delle attività clandestine e offre maggiori margini d’intervento. L’obiettivo è affiancare alla tradizionale raccolta e valutazione delle informazioni una capacità più concreta di agire sul terreno.
Per Berlino, dunque, la questione non si esaurisce nella ricostruzione di come circa 2.000 documenti abbiano potuto lasciare il Bnd per oltre dieci anni. La riforma potrebbe accompagnarsi a un ricambio ai vertici e dentro le strutture, anche attraverso pensionamenti anticipati, come avvenuto in Italia con la riforma del 2007. Prima di chiedere agli alleati una collaborazione ancora più stretta, la Germania dovrà dimostrare di saper proteggere le informazioni che riceve e quelle che produce.
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