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Attualità 3 min di lettura2 ore fa

Scuola e disabilità, Bova e Bevilacqua: «Servono più risorse

La nuova serie Rai racconta un liceo inclusivo e riporta al centro sostegno, ascolto, educazione sentimentale e diritti degli studenti più fragili.

Più insegnanti, personale qualificato, finanziamenti adeguati e attenzione all’educazione sentimentale: secondo Raoul Bova e Giulia Bevilacqua sono questi gli interventi necessari per rendere davvero inclusiva la scuola italiana. Gli attori ne hanno parlato presentando “Tutto l’amore che resta”, serie che mette al centro il rapporto tra ragazzi con e senza disabilità.

L’opera arriverà su Rai 1 e RaiPlay da martedì 29 settembre, distribuita nell’arco di cinque serate. Al centro del racconto c’è un istituto in cui le differenze non vengono trattate come un ostacolo, ma diventano parte del percorso comune di crescita.


Più sostegno e più ascolto

Bevilacqua ha sottolineato che il cambiamento dovrebbe partire anche dalle parole utilizzate nel dibattito pubblico. Un linguaggio basato su odio, separazione e discriminazione, ha spiegato, rischia di rendere accettabili atteggiamenti di esclusione. Per questo, al contrario, occorre parlare di inclusione e garantire alla scuola strumenti concreti.

Il riferimento riguarda soprattutto le persone con disabilità: «Servono insegnanti di supporto e di sostegno, più personale, più risorse, più soldi: è questo che manca alla scuola italiana». L’attrice ha aggiunto la necessità di dedicare maggiore spazio alle relazioni e all’educazione sentimentale, oltre a prevedere corsi di italiano finanziati dallo Stato quando la lingua rappresenta una difficoltà.

Anche l’ascolto, secondo Bevilacqua, dovrebbe avere un ruolo centrale. Gli studenti devono poter dire ciò che li fa stare bene o male e sentirsi liberi di segnalare i problemi, senza incontrare soltanto chiusure e divieti.


Un liceo costruito sull’inclusione

“Tutto l’amore che resta” è ambientata al liceo Helen Keller, fondato e diretto da Stefano Fogli, personaggio interpretato da Bova. La sua scelta professionale nasce anche da una vicenda familiare: la malattia del figlio ha contribuito a orientare la sua idea di scuola e il suo impegno per un ambiente privo di barriere.

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Bova ha chiarito che la serie non intende impartire una lezione, ma mostrare come potrebbe funzionare una scuola capace di accogliere tutti. «È l’arena in cui si muovono tanti giovani che raccontano le loro storie, di disabilità e non», ha detto, descrivendo un gruppo alle prese con problemi familiari, sentimentali e personali.

L’attore ha inoltre evidenziato l’importanza del lavoro degli insegnanti. Le dinamiche tra gli studenti possono cambiare a seconda del gruppo, ma un corpo docente attento ai valori dell’uguaglianza e della solidarietà può contribuire a creare un clima positivo.


Vittoria entra in un mondo nuovo

La protagonista adolescente è Vittoria, sedicenne proveniente da una famiglia agiata della capitale. La ragazza viene trasferita in provincia insieme al fratello Matteo, autistico, dopo la decisione della madre di iscrivere entrambi al liceo Helen Keller.

All’inizio Vittoria reagisce con rifiuto e fatica ad accettare il nuovo contesto. Con il tempo, però, si avvicina ai compagni e comincia a confrontarsi con le loro esperienze, tra primi amori, amicizie difficili, conflitti con genitori molto protettivi e ostacoli legati alla disabilità.

Il suo percorso non sarà lineare. Un episodio doloroso del passato torna infatti a galla e la mette davanti a una scelta complessa, tra la tutela dei propri interessi e la necessità di fare ciò che ritiene giusto. La serie intreccia così la crescita dei ragazzi con il tema più ampio del diritto di ciascuno a essere accolto, ascoltato e riconosciuto nella società.

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