Schwazer, il test decisivo arriva tardi: cosa rischia ora
L’atleta ha accettato l’analisi del campione B e abbandonato la richiesta sul flacone C, ma il regolamento potrebbe rendere inutilizzabile la nuova strategia
La nuova strategia di Alex Schwazer rischia di non produrre alcun effetto sul piano sportivo. Dopo circa sei mesi di dinieghi, il marciatore ha chiesto di sottoporre a verifica il campione B legato alla sua terza positività all’Epo, ma la richiesta sarebbe stata presentata oltre il termine previsto dalle norme antidoping.
Sul tavolo ci sono conseguenze pesanti: nel procedimento sportivo l’atleta può andare incontro alla radiazione a vita per doppia recidiva. Parallelamente, in Germania è già aperto un procedimento penale collegato alla positività rilevata nella 50 chilometri dello scorso aprile 2026.
La difesa cambia linea
Il passo indietro riguarda soprattutto il cosiddetto campione C, un flacone non ufficiale che Sandro Donati, ex allenatore di Schwazer, aveva dichiarato di aver recuperato e conservato in un luogo sicuro. L’atleta e il suo staff avevano inizialmente subordinato l’esame del campione B alla possibilità di analizzare anche quel materiale.
Le autorità antidoping avevano però respinto questa impostazione. Un campione non sigillato e custodito da un privato, infatti, non può essere trattato come una prova ufficiale secondo le procedure previste. Dopo il confronto con i suoi legali, Schwazer ha quindi rinunciato alla condizione iniziale e ha autorizzato la richiesta attraverso i canali ordinari.
La svolta è stata confermata dall’avvocato Gerhard Brandstätter al quotidiano Südtiroler Tageszeitung. Il legale ha spiegato che il marciatore, in un primo momento, non voleva seguire la procedura standard, ma che alla fine è stato convinto dalla difesa a procedere senza ulteriori condizioni.
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Il termine potrebbe essere già scaduto
Il nodo principale resta la tempistica. L’articolo 18 delle Norme Sportive Antidoping riconosce all’atleta la possibilità di chiedere l’analisi del campione B entro tre giorni dalla comunicazione dell’esito sfavorevole.
Trascorso quel periodo senza una richiesta, oppure in presenza di una rinuncia esplicita, il regolamento stabilisce l’avvio del procedimento disciplinare. Nel caso di Schwazer, la domanda è arrivata dopo circa sei mesi: un ritardo che potrebbe impedire di accogliere la nuova istanza, nonostante il cambio di posizione della difesa.
La richiesta sul campione B arriva dunque in una fase già delicata. La sua eventuale ammissione potrebbe incidere sul percorso sportivo dell’atleta, mentre il mancato rispetto della scadenza rischia di rendere la mossa tardiva e di lasciare aperti entrambi i procedimenti, quello disciplinare e quello penale.
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