San Siro, il Tar decide: il Meazza verso la demolizione
Respinti i cinque ricorsi contro la vendita dell’area a Inter e Milan, ma restano da attendere il progetto definitivo e l’esito dell’inchiesta penale.
La strada amministrativa per la cessione del Meazza e delle aree vicine a Inter e Milan è stata sgombrata dal Tar della Lombardia. I cinque ricorsi esaminati dai giudici sono stati respinti, consentendo ai due club di proseguire verso il nuovo impianto e verso la trasformazione dell’area di San Siro.
L’avvio del cantiere è previsto nella seconda metà del 2027, mentre la demolizione dell’attuale stadio arriverà soltanto in seguito. L’operazione produrrà circa 225mila tonnellate di materiali di risulta, pari a quasi 94mila metri cubi.
I ricorsi non fermano l’operazione
Le cinque iniziative giudiziarie erano state riunite nell’udienza del 23 giugno. Quattro sono state dichiarate inammissibili: tra queste figuravano i procedimenti avviati nel 2022, diventati superati dopo le modifiche agli atti e ai soggetti coinvolti, oltre alle contestazioni presentate nel 2025 contro il percorso seguito dal Comune e contro la cessione finale ai club.
Il solo ricorso affrontato nel merito era quello di Marco Fedrighini, consigliere comunale del gruppo misto. La contestazione riguardava il lavoro delle commissioni e gli emendamenti approvati durante l’iter che ha portato Palazzo Marino a deliberare la vendita. Anche questa richiesta è stata respinta dal tribunale amministrativo.
La decisione non chiude però ogni fronte. La Procura di Milano sta ancora svolgendo accertamenti su nove persone, tra dirigenti comunali, manager e consulenti legati a Milan e Inter. Tra gli indagati figurano Giancarlo Tancredi, Ada De Cesaris, Cristian Malangone, Alessandro Antonello e Giuseppe Bonomi; le ipotesi riguardano turbativa d’asta e rivelazione di segreto d’ufficio, sulla base del sospetto che bando e delibere siano stati concordati in anticipo con i club.
Il nuovo impianto prende forma
Inter e Milan dovrebbero presentare tra la fine di ottobre e l’inizio di novembre il progetto firmato da Foster+Partners e Manica. Le informazioni già rese note indicano una capienza di 71.500 spettatori, con oltre 13mila posti di pregio, e un investimento stimato dai club in 2 miliardi e 149 milioni di euro.
L’obiettivo è terminare i lavori nel 2031, un anno prima degli Europei del 2032. Il nuovo stadio risulta infatti tra gli impianti candidati a ospitare alcune gare della competizione. Il Piano Attuativo è stato depositato il 16 marzo dalla società Stadio San Siro Spa, dando il via all’istruttoria comunale e alla Valutazione ambientale strategica.
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Prima dell’apertura del cantiere serviranno altri passaggi: l’analisi del progetto di fattibilità tecnico-economica, la Valutazione d’impatto ambientale regionale e la Conferenza dei servizi. Comune e Regione puntano a completare il percorso entro l’estate 2027. Tra le opere connesse rientra anche lo spostamento del tunnel Patroclo, mentre a giugno è stata già abbattuta la vecchia biglietteria Sud.
La demolizione sarà graduale
Il nuovo stadio verrà costruito accanto al Meazza, che continuerà a essere utilizzato da Inter e Milan fino al trasferimento. Solo dopo il completamento dell’impianto moderno potrà iniziare lo smantellamento parziale della struttura centenaria, inaugurata cento anni fa e diventata nel tempo uno dei simboli riconoscibili di Milano, insieme al Duomo e alla Scala.
Il primo intervento riguarderà i 75.817 seggiolini attuali: i club pensano di consegnarne o venderne almeno 60mila ai tifosi, riducendo così il materiale plastico da smaltire. Seguirà la rimozione di cavi, tubazioni, apparati elettrici e idrici, sistemi di riscaldamento e raffreddamento, dispositivi antincendio e circa 2mila tonnellate di rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche.
In un secondo momento verrà smontata la copertura rossa realizzata per Italia ’90. Soltanto dopo si procederà con spalti, rampe e torri: le otto spirali e le 19 rampe rappresentano circa 85.200 tonnellate di macerie, mentre le 11 torri ne aggiungeranno altre 37.800.
I materiali dovrebbero essere trattati direttamente nell’area, con frantumazione, separazione del ferro dal cemento e nebulizzazione costante dell’acqua per limitare le polveri. Nel 2025 il costo complessivo dell’abbattimento è stato quantificato in 127 milioni di euro.
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