Saint-Denis, il sindaco in mezzo agli studenti: cosa è successo
Bally Bagayoko ha cercato di contenere la tensione durante le proteste nei licei francesi, dopo le polemiche sulle sue parole riguardo alla violenza.
Braccia aperte, voce alta e un invito a non perdere il controllo: il 6 ottobre Bally Bagayoko si è ritrovato al centro del corteo studentesco a Parigi. Il sindaco di Saint-Denis ha tentato di riportare la calma, ma poco dopo è stato fatto allontanare dalla manifestazione mentre la situazione diventava più agitata.
La scena è stata ripresa in video e ha riportato l’attenzione su un amministratore già molto presente nelle proteste davanti ai licei. Bagayoko si è schierato accanto agli studenti, pur avendo suscitato forti reazioni dopo aver affermato che, in alcune circostanze, la violenza può essere considerata legittima.
Il sindaco che cerca la calma
Prima del corteo del 6 ottobre, Bagayoko aveva spiegato di voler tornare in piazza per favorire una riduzione della tensione. In un’intervista aveva chiesto alle istituzioni una risposta politica, non basata soltanto sull’intervento delle forze dell’ordine, e aveva ribadito: «Disapprovo totalmente la violenza».
Durante la manifestazione, però, la sua presenza non è bastata a evitare momenti concitati. Le immagini lo mostrano mentre parla con gli studenti e gesticola per fermare l’escalation; in un secondo filmato viene accompagnato lontano dal corteo. Nei giorni precedenti aveva inoltre invitato i ragazzi a protestare senza arrivare a un dramma.
Le parole che hanno acceso il confronto
La vicenda nasce dalle dichiarazioni pronunciate davanti al liceo Paul-Éluard di Saint-Denis, istituto frequentato dallo stesso Bagayoko. Di fronte alle telecamere, il sindaco aveva definito pienamente fondate le richieste degli studenti e aveva aggiunto che «la violenza può essere legittima», pur sostenendo che sarebbe preferibile evitarla.
Il ministro dell’Interno Laurent Nuñez aveva respinto quella posizione, sostenendo che la violenza non può essere accettata in nessun caso. Il giorno seguente, il prefetto di polizia di Parigi aveva inviato alla procura di Bobigny una segnalazione per una possibile istigazione a commettere un reato. Bagayoko, tuttavia, non aveva ritirato quanto detto.
Dalle scuole alla guida della città
Nato a Levallois-Perret nel 1973, Bagayoko si è trasferito a Saint-Denis quando aveva due anni e lì è cresciuto in una famiglia di origine maliana. Ha studiato al liceo Paul-Éluard, ha frequentato l’università Paris 8 e, prima di entrare in politica, ha giocato a pallacanestro.
Il suo percorso amministrativo è iniziato nel 2001, nella squadra dell’allora sindaco comunista Patrick Braouezec. In seguito ha ricoperto diversi incarichi locali, passando dal Fronte della sinistra e avvicinandosi poi a La France insoumise di Jean-Luc Mélenchon.
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Dopo una candidatura non riuscita nel 2020, il 15 marzo 2026 è stato eletto al primo turno sindaco di Saint-Denis-Pierrefitte con il 50,77 per cento dei voti. Nei primi mesi ha concentrato l’azione su scuola, abitazione e politiche per i giovani: ha riaperto un centro giovanile, adottato un provvedimento contro gli sfratti e distribuito gratuitamente materiale scolastico agli alunni delle elementari.
Una figura al centro delle polemiche
Saint-Denis, comune popolare a nord di Parigi segnato da disuguaglianze profonde e da una forte presenza di famiglie di origine immigrata, è uno dei territori dove La France insoumise ha consolidato il proprio radicamento. Nel 2015 la città era stata inoltre teatro del blitz contro il gruppo jihadista legato agli attentati del 13 novembre: il 18 novembre Abdelhamid Abaaoud venne ucciso nell’appartamento in cui si nascondeva.
Anche le scelte del nuovo sindaco hanno alimentato il dibattito. Bagayoko ha chiesto una presenza più costante degli agenti municipali nei quartieri e un rapporto più stretto con i giovani, una linea contestata da alcuni rappresentanti della polizia. Dopo l’elezione ha ricevuto insulti razzisti e minacce, per i quali ha presentato diverse denunce.
Poche settimane dopo l’insediamento aveva poi tolto dal muro del proprio ufficio il ritratto ufficiale di Emmanuel Macron, lasciandolo in un angolo. La decisione era stata presentata come una protesta contro l’incapacità dello Stato, a suo giudizio, di affrontare le disuguaglianze sociali.
I blocchi davanti ai licei
A partire dalla fine di settembre, con l’aumento delle occupazioni e dei blocchi, il sindaco ha scelto di recarsi personalmente davanti agli istituti. Il 28 settembre, al Paul-Éluard, aveva chiesto al primo ministro Sébastien Lecornu di incontrare gli studenti e ascoltare le loro richieste.
Poco dopo era comparso davanti al liceo professionale Frédéric-Bartholdi, dove un cassonetto era già in fiamme. Bagayoko lo aveva spostato prima di allontanarsi dal fuoco; alcuni ragazzi avevano iniziato a chiamarlo e lui aveva accennato qualche passo di danza. Un filmato breve aveva alimentato l’accusa secondo cui il sindaco avrebbe incoraggiato l’incendio, ma le riprese più complete mostrano che le fiamme erano già divampate prima del suo intervento.
Le proteste degli studenti riguardano classi troppo numerose, edifici deteriorati, organici insufficienti e risorse giudicate inadeguate. In questo contesto Bagayoko è diventato una delle figure politiche più riconoscibili della mobilitazione, oscillando tra il sostegno alle rivendicazioni dei ragazzi e la necessità di prendere le distanze dagli episodi violenti.
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