Sabato 24, la vera sfida non è solo di Meloni: cosa rischia la politica
Dopo gli scontri di Milano, governo e opposizioni devono dimostrare di saper difendere sicurezza e libertà senza uscire dai confini dello Stato di diritto.
La giornata di sabato 24 potrebbe diventare un passaggio decisivo non soltanto per il governo guidato da Giorgia Meloni, ma per l’intero sistema politico. Se nelle piazze dovessero tornare incendi, devastazioni e aggressioni, lo Stato sarebbe chiamato a reagire con fermezza; se invece la protesta restasse pacifica, diventerebbe più difficile sostenere l’esistenza di un’emergenza tale da richiedere misure straordinarie.
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La sicurezza senza scorciatoie
Dopo quanto accaduto a Milano lo scorso fine settimana, restano da chiarire le ragioni di una gestione considerata insufficiente sul terreno. Per il prossimo appuntamento si teme una nuova giornata complessa, anche perché le comunicazioni in rete sembrano contribuire a coordinare gruppi di incappucciati e giovani attratti da forme di ribellismo nichilista.
La risposta, però, non dovrebbe passare da strumenti eccezionali o da deroghe ai principi democratici. Le norme già esistono e devono essere applicate con maggiore efficacia: proteggere i cittadini, garantire l’ordine pubblico, isolare chi cerca lo scontro e portare davanti alla giustizia chi usa il corteo per attaccare persone, agenti o beni pubblici e privati.
Il governo davanti al bivio
Ieri a Milano si è svolta una riunione con i vertici delle forze dell’ordine. All’incontro hanno partecipato anche Matteo Piantedosi, ministro dell’Interno, e Matteo Salvini, vicepresidente del Consiglio e ministro delle Infrastrutture e dei trasporti. La presenza di Salvini, per il ruolo ricoperto, ha alimentato interrogativi sulla distribuzione delle responsabilità nella gestione della sicurezza.
Nel frattempo, le ipotesi più dure sostenute dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni avrebbero perso consistenza dopo l’intervento del Quirinale, anche perché alcune di quelle proposte presentavano profili difficilmente compatibili con il quadro giuridico. Sabato, quindi, il governo dovrà affrontare la situazione senza ricorrere a provvedimenti eccezionali.
Se tutto si svolgerà senza incidenti, l’esecutivo avrà meno argomenti per invocare un’emergenza nazionale. Al contrario, nuove immagini di cassonetti dati alle fiamme, vetrine distrutte o agenti assaliti potrebbero offrire a Meloni la possibilità di sostenere che la risposta dello Stato è stata ostacolata dal mancato via libera alle norme più severe. In questo modo, la responsabilità politica verrebbe estesa anche a chi quelle misure le ha contestate: una dinamica rischiosa, capace di alimentare ancora una volta il conflitto tra richiesta di sicurezza e tentazione delle maniere forti.
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Anche le opposizioni sono chiamate
Il problema, tuttavia, non riguarda soltanto Palazzo Chigi. Le opposizioni hanno finora accompagnato la condanna degli episodi violenti con richiami al disagio sociale, senza assumere un’iniziativa politica altrettanto visibile. Avrebbero potuto promuovere rapidamente una manifestazione contro la violenza e a sostegno della convivenza civile.
Anche il Partito Democratico, erede di tradizioni politiche abituate a offrire una risposta pubblica e istituzionale nei momenti di tensione, non ha sfruttato pienamente l’assemblea nazionale di domenica, convocata proprio dopo gli scontri milanesi. Quell’occasione avrebbe potuto diventare il luogo per un’analisi più approfondita e per una presa di posizione netta.
La prova riguarda le istituzioni
Se sabato si verificheranno aggressioni o devastazioni, le autorità dovranno intervenire senza indulgenza. Difendere gli agenti, le città e i cittadini non significa rinunciare alle garanzie democratiche: significa applicare la legge con decisione, evitando tanto l’impotenza dello Stato quanto la ricerca di soluzioni al di fuori dello Stato di diritto.
La tenuta della politica dipenderà dunque dalla capacità di governo e opposizioni di assumersi responsabilità dirette. L’esecutivo dovrà dimostrare di saper garantire sicurezza senza trasformare l’emergenza in un argomento per restringere le libertà; il centrosinistra dovrà rispondere con iniziative concrete alla campagna che già lo presenta come vicino ai violenti. La posta in gioco, oltre la figura di Meloni, è la credibilità delle istituzioni nelle città italiane.
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