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Roma, la seduta finisce nel caos: bandiera palestinese strappata in aula

Nel Municipio V la mozione contro l’islamofobia passa con 13 voti favorevoli e 6 contrari, dopo cori, contestazioni e l’intervento di Massimiliano Zossolo

La mozione contro l’islamofobia è stata approvata, ma il voto nel Municipio V di Roma è arrivato dopo una mattinata segnata da cori, proteste e momenti di forte tensione. In aula è comparso anche Massimiliano Zossolo, fondatore della pagina Welcome to Favelas, che durante il suo intervento ha strappato un foglio con la bandiera palestinese tra le contestazioni del pubblico.

La seduta, iniziata alle 9 e conclusa poco dopo le 13.30, si è chiusa con 13 consiglieri favorevoli e 6 contrari. Gli influencer presenti sono stati accompagnati fuori dalle forze dell’ordine, mentre dalla sala si levavano grida come «Fuori! Fuori!» e «Siamo tutti antifascisti».


La protesta esplode durante il voto

Il provvedimento era stato presentato il 17 settembre dal Pd, da Roma Futura e da Sinistra civica ecologista. La discussione si è svolta sotto la sorveglianza di numerosi agenti della Digos e dei reparti antisommossa della Polizia di Stato, schierati già all’esterno del municipio di via Perlasca.

In aula si sono contrapposti canti e slogan. Una parte dei presenti ha intonato «Bella Ciao» insieme alla frase «Qui nessuno è straniero»; dall’altro lato sono risuonate contestazioni e l’Inno di Mameli. La situazione è rimasta sotto controllo anche quando alcuni partecipanti si sono avvicinati fisicamente, senza però degenerare in scontri.

Tra il pubblico c’era anche Simone Carabella, conosciuto per le iniziative contro il degrado nella Capitale e per le contestazioni rivolte ad alcune attività della comunità islamica romana. Ha cercato di prendere la parola durante i lavori, ma il suo intervento non è stato autorizzato.


Zossolo provoca la sala

La tensione è aumentata quando Zossolo ha preso la parola. L’influencer ha sostenuto che alcune donne musulmane presenti avessero chiesto di non essere riprese, affermando che la diffusione delle loro immagini avrebbe potuto provocare il ripudio da parte dei mariti. Le dirette interessate e diversi spettatori hanno reagito immediatamente alle sue parole.

In seguito Zossolo ha rivolto l’attenzione alla Palestina. Dopo aver definito quella palestinese «la bandiera dei vendepatria», ha mostrato un foglio raffigurante il vessillo e lo ha strappato davanti all’assemblea. L’episodio ha provocato nuove urla e proteste, contribuendo alla decisione di far uscire lui e gli altri contestatori sotto scorta.

Nei giorni precedenti, alcune realtà associative, sociali, culturali e politiche avevano annunciato l’iniziativa «Il Municipio V è antirazzista». La mobilitazione era stata organizzata in vista della presenza degli esponenti dell’area della destra e di una decina di persone munite di tricolore.


Cosa cambia con la mozione

Il testo approvato chiede al Municipio di inserire il contrasto all’islamofobia nelle politiche sociali, culturali ed educative. Tra le misure indicate figurano un tavolo territoriale sulle discriminazioni religiose e un punto di ascolto, realizzato con Unar e Oscad, per raccogliere anche segnalazioni anonime.

La mozione prevede inoltre una ricognizione degli spazi destinati al culto, con verifiche sulla sicurezza e sulla conformità urbanistica. Claudio Poverini, capogruppo del Pd e primo firmatario, ha chiarito che questa attività «non significa che vengano così sanati dove ci sono delle irregolarità».

Il documento impegna anche il presidente del Municipio a coinvolgere Comune, Regione, Governo e Parlamento sul tema dell’edilizia religiosa, delle norme regionali e delle proposte legislative riguardanti la libertà di culto e i rapporti con l’Islam italiano. Entro sei mesi dovrà essere presentato un rapporto sull’attuazione degli impegni.


La definizione di islamofobia

La mozione descrive l’islamofobia anche come «razzismo antimusulmano» e la collega a pregiudizi, ostilità e discriminazioni contro i musulmani o contro chi viene percepito come tale. Il testo richiama, tra gli altri esempi, i trattamenti sfavorevoli legati al nome, all’aspetto, all’abbigliamento, alla lingua o alla zona di residenza.

Sono inclusi anche gli ostacoli nell’accesso al lavoro, alla casa, alla scuola, alla sanità e ai servizi pubblici. Un passaggio riguarda in modo specifico le donne musulmane e le discriminazioni connesse all’uso del velo.

Il documento precisa però che la definizione non comprende la critica delle religioni, anche quando è radicale, né la satira o la denuncia del fondamentalismo, dell’antisemitismo, del sessismo e dell’omofobia.


Le polemiche nel Municipio V

La votazione arriva dopo mesi di discussioni sulla presenza islamica nel territorio. A luglio aveva suscitato reazioni la scelta di una piscina municipale di destinare alcune fasce orarie di agosto all’accesso esclusivo delle donne.

Il Municipio V è inoltre tra quelli romani con la maggiore quota di residenti stranieri. Secondo l’Annuario statistico di Roma Capitale, la percentuale raggiunge il 18,4% della popolazione residente, il quarto valore più alto tra i municipi della città.

Durante la seduta è tornata al centro del confronto anche la presenza, agli incontri preparatori, di Maurizio Falessi, ex militante delle Unità Comuniste Combattenti condannato a undici anni per reati legati alla lotta armata. Poverini ne ha difeso la partecipazione, ricordando che ha scontato la pena e spiegando che oggi lavora con una cooperativa attraverso progetti finanziati da bandi.

Il capogruppo ha inoltre ridimensionato la fotografia che lo ritraeva insieme a Falessi e ad Ahmed Val, presidente della Comunità Islamica Roma, sostenendo che l’immagine documentava soltanto un ringraziamento per l’intervento dell’ex militante.

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