3.000Lettori online ora
Attualità 2 min di lettura50 min fa

Prima delle urne scatta l’allerta: Netanyahu convoca Lapid nella notte

Il premier israeliano evoca possibili operazioni di Hamas e Hezbollah alla vigilia del voto, mentre l’opposizione chiede spiegazioni e mette in dubbio l’origine della minaccia.

Il messaggio diffuso da Benjamin Netanyahu apre un interrogativo politico e militare a meno di un mese dalle elezioni israeliane del 27 ottobre: quali informazioni hanno spinto il premier ad annunciare un possibile attacco imminente? La risposta, almeno in parte, è rimasta riservata, tanto da indurlo a convocare Yair Lapid per un incontro sulla sicurezza fissato alle 23, ora locale.

Nel video registrato alla base aerea di Tel Nof, Netanyahu ha sostenuto che Israele disponga di segnali relativi a un piano dei suoi avversari per colpire il Paese prima del voto. Rivolgendosi ai potenziali aggressori, ha detto: «Non ci provate, né ora né mai: il nostro lungo braccio vi raggiungerà ovunque e in qualsiasi momento».


L’opposizione pretende chiarezza

Il capo dell’opposizione parlamentare ha chiesto di conoscere l’origine dell’allarme e la natura delle informazioni disponibili. Netanyahu ha accettato il confronto, ma il briefing annunciato per la tarda serata si svolgerà a porte chiuse e non sono stati forniti ulteriori dettagli pubblici.

Le parole del premier hanno provocato una reazione immediata tra gli altri leader impegnati nella campagna elettorale. Naftali Bennett, tra i candidati che puntano a sostituire Netanyahu, ha avvertito inoltre che le Forze di difesa israeliane disporrebbero di personale insufficiente per gestire contemporaneamente i rischi aperti su più fronti.


Due fronti indicati dagli 007

Secondo funzionari citati dalla stampa israeliana, l’allerta sarebbe collegata a valutazioni dell’intelligence su possibili iniziative di Hamas e Hezbollah. Nella porzione di Striscia di Gaza ancora controllata da Israele sarebbe stata innalzata la vigilanza per il timore di un rapimento di un militare, anche in coincidenza con il terzo anniversario della strage del 7 ottobre.

Chiedi a Readoo3 / 3 oggi

Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.

Nel sud del Libano, invece, la preoccupazione riguarderebbe il possibile collocamento di ordigni lungo le vie e nei pressi delle postazioni utilizzate dall’esercito durante le pattuglie. Il quadro evocato dal premier non indica quindi un solo possibile punto di crisi, ma richiama contemporaneamente la minaccia proveniente da Gaza e quella lungo il confine settentrionale.


Il dubbio sulle accuse politiche

L’annuncio arriva dopo un’altra presa di posizione di Netanyahu, che lunedì aveva accusato Stati e soggetti stranieri ostili, compresi alcuni Paesi arabi, di voler condizionare la democrazia israeliana. In quel caso il riferimento non era a un’offensiva militare, bensì a presunte interferenze nella campagna elettorale e a denunce ritenute costruite per rovesciare il suo governo.

L’analista Danny Citrinowicz ha evidenziato una possibile contraddizione tra le due ricostruzioni. Se alcuni governi arabi puntassero davvero a favorire l’opposizione israeliana, ha osservato, una guerra alla vigilia delle elezioni rischierebbe di produrre l’effetto opposto. Da qui la domanda da lui formulata: «Questo discorso riflette un allarme di sicurezza concreto, o sta preparando l’opinione pubblica all’eventualità di un’azione militare unilaterale, inclusa un’operazione preventiva?»

Netanyahu, intanto, non ha indicato pubblicamente quale organizzazione o quale Stato sarebbe pronto ad agire. Restano così aperte diverse ipotesi, da Hamas a Hezbollah, fino all’Iran, considerato il principale sostenitore dei gruppi armati alleati nella regione.

Ti è piaciuto? Condividilo

Continua a leggere