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Attualità 3 min di lettura1 ora fa

Rete e minori, 250 studenti chiedono più tutela in Parlamento

A Roma ragazzi da dodici scuole hanno discusso di IA, cyberbullismo, dati personali e disinformazione con esperti e istituzioni.

Duecentocinquanta studenti hanno portato in Parlamento le loro domande sulla sicurezza digitale. L'incontro si è svolto martedì 27 ottobre nell'Aula dei Gruppi Parlamentari della Camera, con la partecipazione di istituzioni, docenti ed esperti.

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I rischi segnalati dagli studenti

I ragazzi, provenienti da diverse città italiane, hanno affrontato l'impiego dell'intelligenza artificiale nelle scuole, la circolazione delle notizie false, l'uso eccessivo dei dispositivi, la tutela dei dati e le aggressioni online. Il confronto è stato articolato in quattro momenti dedicati alla cittadinanza digitale, all'IA, alla verifica delle informazioni e alla prevenzione del cyberbullismo.

A rispondere sono stati Ivano Gabrielli, direttore del Servizio Polizia Postale e per la Sicurezza Cibernetica; Marco Valerio Cervellini, capo divisione Consapevolezza dell'Agenzia per la cybersicurezza nazionale; Giuseppe Lavenia, fondatore e direttore scientifico dell'associazione Di.te; Stefano Vicari, professore ordinario di Neuropsichiatria Infantile all'Università Cattolica del Sacro Cuore; e la psicoterapeuta Marta Cacciotti. Alessandro Greco ha moderato i lavori.


I dati sull'uso della rete

L'indagine realizzata dal Moige con l'Istituto Piepoli nel 2025, su 1.546 studenti delle scuole medie e superiori, mostra che il 55% resta connesso almeno tre ore quotidiane fuori dall'orario scolastico. Il 23% ha incontrato di persona qualcuno conosciuto soltanto via Internet, mentre il 30% accetta contatti da persone sconosciute.

L'IA viene utilizzata abitualmente dal 51% degli intervistati e dal 71% degli studenti delle superiori, ma solo il 21% considera adeguata la preparazione ricevuta sui suoi rischi e sulle sue possibilità. Il 33% ha ricevuto dall'IA contenuti inesatti e il 48% si è imbattuto almeno qualche volta in notizie false.

Sul cyberbullismo, il 7% dice di averlo subito direttamente e il 16% di aver assistito a episodi di violenza in rete. Soltanto il 12% interviene per aiutare la vittima e il 5% informa un adulto. I risultati alimentano la richiesta di regole più severe e di maggiori occasioni di formazione, ascolto e partecipazione.

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Il progetto nelle scuole

L'appuntamento è stato promosso dal Moige, insieme al Dipartimento per la trasformazione digitale, nell'ambito di Educyber Generations. Il programma, realizzato anche grazie al contributo di Enel, ha creato una rete nazionale di 8.583 Giovani Ambasciatori scelti e preparati dagli insegnanti per diventare riferimenti tra i compagni.

Attraverso l'educazione tra pari, gli studenti aiutano a riconoscere bullismo, cyberbullismo e altre forme di violenza digitale. Alla riunione romana hanno partecipato rappresentanti di dodici istituti: Rinnovata Pizzigoni di Milano, Via N. M. Nicolai di Roma, G. Moscati di Sant’Antimo, P. Scalcerle di Padova, Marie Curie di Pergine Valsugana, L. Einaudi di Ferrara, V. Bodini di Monteroni di Lecce, R. Mattioli di Vasto, A. Giordano di Venafro, Como Rebbio di Como, Gorgia Vittorini Moncada di Lentini e Ipsis Gaslini/Meucci di Genova.


Le richieste alle istituzioni

Antonio Affinita, direttore generale del Moige, ha detto: «I nostri ragazzi non chiedono solo risposte, ma pretendono un impegno concreto e regole certe per muoversi in sicurezza nel mondo digitale». Ha inoltre indicato nella consapevolezza e nel confronto tra coetanei i principali strumenti di prevenzione.

La vice ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Maria Teresa Bellucci ha sostenuto che i giovani debbano partecipare attivamente alla transizione digitale e ricevere competenze per affrontarne i pericoli. Nel suo intervento ha ricordato la Giornata nazionale dell'ascolto, i 7 milioni di euro destinati al Terzo settore per un impiego sicuro ed etico dell'IA e delle tecnologie, le misure sul controllo parentale, la legge 70 del 2024 contro bullismo e cyberbullismo e la legge 132 del 2025 sui diritti fondamentali nello sviluppo dell'intelligenza artificiale.

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