Bettini: Schlein può battere Meloni, serve il campo largo
L’esponente di Rinascita chiede primarie rapide e difende l’allargamento dell’alleanza a Roma e Milano
Goffredo Bettini ritiene che Elly Schlein abbia le condizioni per sconfiggere Giorgia Meloni alle prossime elezioni politiche. L’esponente di Rinascita ha parlato anche della necessità di costruire un’alleanza ampia, durante un’intervista ad AdnTalks con Davide Desario.
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La posizione sull’Europa
Bettini ha criticato la gestione europea delle crisi internazionali, giudicandola incapace di esprimere una linea tempestiva e riconoscibile. Secondo l’esponente politico, l’Unione europea non ha saputo accompagnare il sostegno militare all’Ucraina con un’iniziativa immediata per la pace.
Sulla guerra ha escluso l’idea di un conflitto senza termine e ha contestato la prosecuzione di una politica esclusivamente bellicista. A suo giudizio, l’Europa dovrebbe cambiare impostazione e affidare a un proprio rappresentante il compito di promuovere una soluzione diplomatica, senza rinunciare alla difesa dell’Ucraina.
Il confronto nel centrosinistra
Bettini ha definito Schlein una dirigente con risorse sufficienti per competere con Meloni: «È donna, è capo di un grande partito, un partito che ha risollevato e quindi tutte le carte in regola per vincere». Non comprende, per questo, la presunta preferenza della presidente del Consiglio per un confronto con la segretaria del Partito democratico.
A suo parere, Giuseppe Conte presenta caratteristiche differenti. Il Movimento 5 Stelle dispone di una struttura più contenuta, ma l’ex presidente del Consiglio può vantare un profilo di governo, legato anche alla gestione del Pnrr e della fase più difficile dell’emergenza Covid.
L’esponente di Rinascita ha spiegato di non voler indicare pubblicamente il candidato da sostenere alle primarie tra Schlein e Conte. Il suo movimento, ha chiarito, intende mettere a disposizione proposte e contenuti per tutta la coalizione, senza schierarsi per una sola componente.
Renzi, Calenda e le primarie
Bettini considera l’esclusione di Matteo Renzi un errore politico, perché renderebbe il progetto progressista più ristretto e meno aperto. Diverso, secondo lui, il caso di Carlo Calenda: l’ex ministro avrebbe mantenuto a lungo una posizione distante dal centrosinistra e, inoltre, non sembrerebbe intenzionato a entrare in un’alleanza più ampia.
Le primarie, nella sua ricostruzione, dovranno essere organizzate rapidamente. La competizione interna potrebbe produrre tensioni, ma chi uscirà vincitore dovrà avere il tempo necessario per presentarsi come candidato dell’intero schieramento e ottenere il consenso delle sue diverse anime.
Il ruolo di Gualtieri a Roma
Bettini ha negato che Conte abbia formalmente indicato Roberto Gualtieri come terza candidatura. Il leader del Movimento 5 Stelle, ha riferito, avrebbe soltanto manifestato la disponibilità a valutare anche un passo indietro, senza aggiungere altro.
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Su Gualtieri il giudizio è positivo sia per l’esperienza europea sia per il lavoro svolto da sindaco di Roma. Bettini ha ricordato che Mario Draghi, in passato, lo aveva contattato per esprimere preoccupazione sulla sua candidatura alle elezioni europee e per sottolineare la stima maturata nei suoi confronti.
L’esponente di Rinascita ha poi sostenuto la necessità di ampliare il sostegno politico al primo cittadino romano. Il rapporto con il Movimento 5 Stelle della capitale, però, richiederebbe prudenza dopo anni di contrapposizioni: in alcuni casi, ha osservato, la politica deve procedere con attenzione e capacità di mediazione.
Le alleanze nelle città
Bettini ha ricordato di aver individuato in Alessandro Onorato una figura capace di interpretare la sua idea di coalizione. La sua tesi è che la sinistra, da sola, non riesca a vincere: per questo ha richiamato l’esperienza di Francesco Rutelli a Roma e la necessità attuale di coinvolgere componenti liberali, civiche e socialiste.
A Milano ha citato il rapporto politico con Stefano Boeri e l’esperienza dell’associazione Campo Democratico. Rivolgendosi ai candidati alla guida della città, ha indicato come decisivo il consenso della borghesia milanese, descritta come più organizzata e politicamente strutturata rispetto a quella romana.
La rivista Rinascita
Bettini ha spiegato anche l’origine del nome Rinascita, richiamando la rivista fondata da Palmiro Togliatti nel 1944. Il periodico accompagnò la trasformazione del Partito comunista italiano da organizzazione clandestina a forza nazionale e popolare, mantenendo un rapporto con il mondo della cultura e della società.
L’iniziativa attuale nasce, secondo Bettini, dal tentativo di riavvicinare politica e cultura. La prima, a suo giudizio, si è impoverita, mentre la seconda si è eccessivamente specializzata, perdendo parte del dialogo con l’attività politica.
Bettini ha infine respinto l’immagine di un dirigente che opera nell’ombra. «Tutto quello che penso veramente lo dico pubblicamente, anzi davvero con grande sincerità e pagandone anche il prezzo», ha affermato, spiegando di lavorare alla costruzione di progetti e non alla ricerca di incarichi personali.
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