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Attualità 4 min di lettura41 min fa

Campo largo, Bettini apre a Renzi e critica Calenda

L’esponente di Rinascita sostiene Schlein contro Meloni e chiede primarie rapide per scegliere il candidato comune.

Goffredo Bettini considera Elly Schlein in grado di battere Giorgia Meloni alle prossime elezioni politiche e sollecita una scelta rapida del candidato del centrosinistra. L’esponente di Rinascita sostiene la costruzione di un’alleanza ampia, aperta anche a sensibilità liberali, civiche e socialiste.

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Primarie da organizzare presto

Secondo Bettini, l’intesa tra i partiti dell’area progressista porta verso le primarie. La consultazione, ha spiegato, dovrebbe svolgersi il prima possibile, così da lasciare al vincitore il tempo necessario per diventare il candidato condiviso dell’intera coalizione.

L’esponente politico ha previsto una competizione con tensioni e contrasti, respingendo l’idea che il confronto possa svolgersi senza attriti. Sulla scelta personale tra Schlein e Giuseppe Conte non ha preso posizione: Rinascita, ha chiarito, intende proporre temi e prospettive a tutta l’alleanza senza schierarsi per un nome.

Bettini ha definito Schlein una possibile sfidante forte per Meloni, citando il ruolo alla guida del Partito Democratico e il rilancio del partito. Ha inoltre riconosciuto alla presidente del Consiglio determinazione e autonomia politica, avvertendo che la destra, pur avendo commesso errori di governo, conserva un radicamento nella società italiana.


Renzi sì, Calenda fuori

Nel confronto sull’allargamento della coalizione, Bettini ha giudicato l’esclusione di Matteo Renzi «un grande errore politico». A suo avviso, rinunciare al suo apporto renderebbe il progetto più chiuso e meno inclusivo.

Diverso il giudizio su Carlo Calenda. Bettini lo ha descritto come politicamente distinto da Renzi e ha ricordato la sua opposizione prolungata al centrosinistra. Per questo, ha osservato, il suo ingresso sarebbe incoerente; inoltre, Calenda manterrebbe una propria linea e non sarebbe interessato a essere assorbito dall’alleanza.

Quanto a Roberto Gualtieri, Bettini ha precisato che Conte non lo ha indicato formalmente come terzo candidato. Il leader del Movimento 5 Stelle si sarebbe limitato a dichiararsi disponibile a valutare anche un passo indietro, senza aggiungere altro.


Il progetto per Roma

Bettini ha collegato il futuro della coalizione romana alla necessità di ampliare la base che sostiene Gualtieri. Il sindaco, secondo la sua valutazione, ha mantenuto un atteggiamento non settario e ha ascoltato interlocutori diversi, ma il rapporto con il Movimento 5 Stelle della capitale richiede cautela dopo anni di contrapposizioni.

Parlando di Alessandro Onorato, Bettini ha spiegato di aver riconosciuto in lui una visione politica vicina alla propria. La logica indicata è che «la sinistra da sola non vince»: per questo servirebbe un’area più larga, nella quale trovino spazio componenti liberali, civiche e socialiste.

L’esponente di Rinascita ha ricordato anche l’esperienza di Francesco Rutelli, sostenendo che l’allargamento della coalizione fu decisivo per la vittoria della sinistra a Roma. Sul sindaco Gualtieri ha espresso un giudizio positivo sia per il lavoro nella capitale sia per l’attività svolta in Europa.

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A sostegno di questa valutazione ha raccontato un episodio legato alla candidatura di Gualtieri alle elezioni europee: Mario Draghi lo avrebbe contattato per raccomandarsi che non ottenesse un risultato inferiore alle aspettative, segno della considerazione maturata nei suoi confronti. Bettini ha inoltre citato la trasformazione del sindaco, oggi più capace di mostrarsi vicino ai cittadini, anche attraverso iniziative pubbliche come l’esibizione al Circo Massimo con Jovanotti.


Il voto a Milano

Sul possibile confronto tra Pierfrancesco Majorino e Alberto Calabresi a Milano, Bettini ha detto di non conoscere abbastanza le dinamiche locali per esprimere una preferenza. Ha però ricordato il rapporto politico con Stefano Boeri e l’esperienza dell’associazione Campo Democratico.

La raccomandazione rivolta ai candidati riguarda il rapporto con l’elettorato moderato della città. Bettini ha descritto la borghesia milanese come più solida, organizzata e politicamente consapevole di quella romana, indicando nella sua capacità di convincerla una condizione per vincere.


Rinascita e il ruolo della cultura

Bettini ha presentato Rinascita come una rivista fondata da Palmiro Togliatti nel 1944, nata per accompagnare il passaggio del Partito Comunista Italiano dalla clandestinità a una dimensione nazionale e popolare. L’iniziativa odierna, ha spiegato, riprende l’idea di avvicinare politica, cultura e società, seppure in una fase storica completamente diversa.

Secondo Bettini, la politica si è impoverita mentre la cultura si è frammentata in ambiti sempre più specializzati. Rinascita dovrebbe quindi favorire un nuovo dialogo tra intellettuali e rappresentanti politici.

Bettini ha respinto la definizione di uomo che opera dietro le quinte. Ha detto di esprimere pubblicamente le proprie idee e di dedicarsi alla costruzione di progetti, senza aver mai posto al centro le proprie aspirazioni personali. Oggi, ha aggiunto, lavora per rafforzare il campo largo e non per sostenere uno solo dei possibili candidati.


La posizione sull’Ucraina

Sul conflitto in Ucraina, Bettini ha criticato l’assenza di una risposta europea immediata alle crisi internazionali. Ha sostenuto la necessità di aiutare Kiev con le armi, ma contemporaneamente di promuovere la pace, contestando una linea basata soltanto sulla prosecuzione del confronto militare.

«No alla guerra infinita», ha affermato, chiedendo un cambiamento nella politica europea. A suo giudizio, l’indebolimento dell’Europa alimenta i nazionalismi e favorisce la crescita delle destre, rendendo decisiva la direzione che l’Unione Europea sceglierà sulle crisi internazionali.

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