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Attualità 4 min di lettura1 ora fa

Contro Meloni, Bettini indica Schlein come candidata vincente

L'esponente di Rinascita chiede primarie rapide e difende un'alleanza larga, con Renzi ma senza Calenda

Goffredo Bettini considera Elly Schlein in grado di battere Giorgia Meloni alle prossime elezioni politiche.

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La posizione sull’Ucraina

Bettini ha bocciato l’ipotesi di una guerra senza fine in Ucraina. A suo giudizio, il sostegno militare non può essere accompagnato da una linea europea permanentemente orientata al conflitto: «No alla guerra infinita».

L’ex dirigente ha sostenuto che l’Unione europea avrebbe dovuto unire l’invio di armi alla richiesta immediata di un percorso di pace. Secondo Bettini, l’assenza di una risposta comune alle crisi internazionali ha lasciato spazio ai nazionalismi e favorito la crescita delle destre.


Europa e alleanze elettorali

Per Bettini, la direzione politica dell’Europa sarà decisiva. L’Unione, ha spiegato nell’intervista, è rimasta troppo spesso silenziosa davanti alle emergenze internazionali e deve recuperare un’iniziativa diplomatica, anche attraverso l’invio di un proprio rappresentante.

Sul fronte italiano, l’esponente di Rinascita ha giudicato un errore tenere Matteo Renzi fuori dalla coalizione. «Escludere Renzi sarebbe grande errore politico», ha detto, avvertendo che una scelta simile renderebbe l’alleanza più chiusa e meno inclusiva.

Carlo Calenda, invece, viene considerato un caso diverso: secondo Bettini, la sua opposizione prolungata al centrosinistra renderebbe incoerente un eventuale ingresso. Inoltre, Calenda manterrebbe una linea autonoma e non avrebbe intenzione di aderire al progetto comune.


Primarie rapide per il centrosinistra

Bettini ha indicato Schlein come una candidata con le caratteristiche necessarie per contendere Palazzo Chigi a Meloni. Ha richiamato il ruolo della leader del Partito democratico e la capacità, a suo avviso, di rilanciare il partito.

L’ex parlamentare ha detto di non comprendere la presunta preferenza di Meloni per Schlein come avversaria. Giuseppe Conte, secondo la sua analisi, dispone di un profilo diverso: il Movimento 5 Stelle è più piccolo, ma l’ex presidente del Consiglio conserva un’immagine legata all’esperienza di governo, al Pnrr e alla gestione della pandemia.

Bettini ha comunque riconosciuto la solidità politica di Meloni. La presidente del Consiglio, ha osservato, ha costruito da sola il proprio percorso e ha mostrato una determinazione superiore a quella di molti esponenti maschili del suo esecutivo. Gli errori del governo, ha aggiunto, non avrebbero indebolito del tutto una destra ormai presente nella coscienza di una parte degli italiani.

L’accordo tra i partiti dell’alleanza dovrebbe portare alle primarie. Bettini ha chiesto di organizzarle in tempi ravvicinati, così da consentire al vincitore di ricomporre le tensioni interne e presentarsi alle elezioni come candidato di tutti.


Il nodo Conte e Gualtieri

Bettini ha escluso che Conte abbia formalmente proposto Roberto Gualtieri come terza candidatura. A suo dire, Conte si sarebbe limitato a dichiararsi disponibile a valutare anche un passo indietro, senza avanzare ulteriori richieste.

Gualtieri, ha aggiunto, avrebbe comunque l’autorevolezza necessaria grazie al lavoro svolto a Roma e all’esperienza maturata in Europa. Bettini ha ricordato anche il giudizio positivo espresso da Mario Draghi quando Gualtieri si candidò alle elezioni europee: l’allora presidente del Consiglio lo avrebbe contattato per manifestare la propria preoccupazione sulla sua posizione nelle preferenze.

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Come sindaco, Gualtieri avrebbe inoltre superato almeno in parte il carattere riservato degli anni precedenti. La partecipazione a un evento al Circo Massimo con Jovanotti, durante il quale suonò la chitarra, è stata citata da Bettini come esempio della maggiore vicinanza mostrata ai cittadini.


Il progetto politico di Rinascita

Quanto alla scelta personale nelle primarie, Bettini non ha indicato un nome. Ha spiegato che Rinascita intende rivolgersi all’intera coalizione, mettendo a disposizione proposte e linee politiche senza schierarsi per Schlein o Conte.

Bettini ha respinto anche l’immagine di sé come uomo che opera nell’ombra. Ha sostenuto di esprimere pubblicamente le proprie convinzioni e di aver dedicato la sua attività alla costruzione di progetti, senza cercare incarichi personali.

Rinascita richiama nel nome la rivista fondata da Palmiro Togliatti nel 1944. Bettini ha descritto l’iniziativa attuale come un tentativo di riavvicinare cultura e politica, considerate due sfere diventate troppo distanti e specializzate.


Roma e il ruolo dell’area civica

A Roma Bettini ha sostenuto la necessità di ampliare il sostegno a Gualtieri. Il sindaco, secondo la sua valutazione, ha mantenuto un metodo di governo non settario e disponibile all’ascolto.

L’esponente di Rinascita ha però invitato il centrosinistra a muoversi con cautela nei rapporti con il Movimento 5 Stelle romano. Le contrapposizioni del passato, ha spiegato, richiedono rispetto e attenzione: in alcuni passaggi la politica deve esercitare forza, in altri deve procedere con tatto.

Bettini ha collegato questa impostazione alla propria idea di vittoria elettorale. A suo avviso, la sinistra non può governare da sola e deve costruire un’area più ampia, composta da forze liberali, civiche e socialiste.

Ha ricordato in proposito la candidatura di Francesco Rutelli a Roma, resa possibile dall’ampliamento del perimetro della sinistra. Oggi, secondo Bettini, Alessandro Onorato rappresenterebbe la personalità che meglio ha compreso questo schema politico.


Le candidature a Milano

Parlando del confronto tra Pierfrancesco Majorino e Alberto Calabrese, Bettini ha precisato di non conoscere abbastanza le dinamiche locali per esprimere una preferenza. Ha però ricordato il rapporto politico costruito a Milano con Stefano Boeri attraverso l’associazione Campo Democratico.

Il consiglio rivolto ai candidati riguarda il rapporto con la borghesia milanese. Bettini l’ha descritta come più strutturata e politicamente consapevole rispetto a quella romana, indicando nella capacità di coinvolgerla una condizione per vincere le elezioni.

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