Regime forfettario, imposta al 15% fino a 100mila euro
Dal 2027 resta l’imposta sostitutiva, ma oltre la soglia europea tornano fatture, registri e liquidazioni periodiche
Dal 1° gennaio 2027 il regime forfettario potrà comprendere ricavi fino a 100.000 euro, ma l’esenzione dall’Iva resterà ferma a 85.000 euro. Chi supererà il limite europeo manterrà quindi il beneficio sulle imposte dirette, ma dovrà applicare l’Iva e gestire i relativi adempimenti.
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Due soglie per lo stesso contribuente
Una parrucchiera con incassi annui di 90.000 euro potrà continuare a pagare l’imposta sostitutiva del 15%, come una collega che si ferma a 80.000 euro. Sui servizi offerti, però, dovrà aggiungere l’Iva ordinaria del 22%, emettere i documenti richiesti e occuparsi delle liquidazioni e della dichiarazione annuale.
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha spiegato che “abbiamo un anno per negoziare con la Commissione europea”. Il governo ha indicato proprio l’autorizzazione dell’Unione come motivo per mantenere il limite Iva a 85.000 euro, mentre la soglia reddituale viene portata a 100.000.
L’imposta incide anche sul prezzo finale. Per ottenere lo stesso ricavo netto di chi vende un taglio a 50 euro senza applicare l’Iva, l’attività che si trova nel nuovo doppio regime dovrebbe chiedere poco meno di 61 euro. Il contribuente esonerato, inoltre, non può recuperare l’Iva versata su shampoo, tinte e altri acquisti.
Quanto pesa il vincolo europeo
Il limite nasce dalla disciplina dell’Unione, che considera la franchigia adatta soprattutto alle imprese di dimensioni minori. Nel 2018 la Commissione europea aveva indicato la necessità di restringere l’esenzione alle realtà più piccole, così da ridurre le distorsioni nella concorrenza.
Quando l’Italia ha innalzato la soglia da 65.000 a 85.000 euro nel 2023, la perdita stimata per il gettito è stata di 80,8 milioni, pari allo 0,06% delle entrate Iva. La Commissione ha giudicato l’impatto trascurabile; per la fascia compresa tra 85.000 e 100.000 euro non esiste invece una quantificazione ufficiale, anche se il costo dovrebbe ammontare a qualche decina di milioni.
Il limite è diventato meno adeguato con l’aumento dei prezzi. Gli 85.000 euro fissati nel 2020 valgono oggi, in termini reali, circa 105.000 euro. Una soglia Iva a 100.000 euro resterebbe dunque al di sotto del valore aggiornato per l’inflazione.
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Gli adempimenti dipendono da Roma
Il governo ha fornito indicazioni diverse sulla possibilità di modificare il tetto. Nel giugno 2025 aveva sostenuto alla Camera che un innalzamento in deroga non fosse nella disponibilità dei singoli Stati. Ora parla di una trattativa con la Commissione, che può presentare la proposta, ma richiede poi il consenso unanime dei 27 governi.
La direttiva europea consente agli Stati di stabilire il periodo d’imposta e le scadenze dei versamenti. L’Italia, in passato, ha già previsto per alcune nuove attività un’applicazione dell’Iva senza registri, liquidazioni e pagamenti periodici. Con la fatturazione elettronica e i corrispettivi telematici, un intervento legislativo potrebbe ridurre gli obblighi anche per chi supera gli 85.000 euro.
La relazione tecnica stima circa 41.000 nuovi aderenti al forfettario e un minore gettito vicino ai 300 milioni di euro l’anno a regime. Secondo l’Ufficio parlamentare di bilancio, l’ampliamento favorisce soprattutto contribuenti con redditi più elevati e, nella fascia tra 85.000 e 100.000 euro, conserva il vantaggio fiscale senza mantenere la semplificazione Iva.
Il confronto con gli altri redditi
Dal 2018 la soglia del forfettario è aumentata del 54%, passando da 65.000 a 100.000 euro, mentre nello stesso periodo i prezzi sono saliti di quasi il 24%. Per lavoratori dipendenti e pensionati, invece, lo scaglione Irpef con aliquota del 43% è fermo a 50.000 euro dal 2021.
Per compensare la perdita di valore reale, quel limite dovrebbe arrivare a circa 60.500 euro. La manovra lo porta a 55.000 euro soltanto per il 2027. L’Upb ha calcolato che ogni punto d’inflazione produce circa 1,6 miliardi di maggiori entrate attraverso il drenaggio fiscale.
L’articolo 53 della Costituzione richiede che il prelievo tenga conto della capacità contributiva e della progressività. Nel nuovo assetto, il limite del forfettario cresce più dei prezzi, mentre quello applicato agli altri contribuenti viene ritoccato solo temporaneamente.
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