Raúl Castro nel mirino degli Usa: l’accusa nata dagli audio
Washington lo ritiene responsabile della morte di quattro cittadini statunitensi abbattuti nel 1996, ma l’arresto dell’ex leader cubano appare improbabile.
Un mandato di arresto statunitense punta contro Raúl Castro per la morte di quattro cittadini americani, uccisi nel 1996 quando due velivoli Cessna furono abbattuti da aerei militari cubani. L’ex dirigente dell’Avana, però, difficilmente finirà in custodia: secondo le informazioni disponibili, non dovrebbe lasciare l’isola.
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L’ordine di fare fuoco negli audio
Al centro dell’accusa ci sono registrazioni audio individuate da un giornalista. Il loro contenuto, secondo la ricostruzione, smentirebbe l’ipotesi di un’azione avvenuta senza una precisa direttiva politica o militare.
«Non fu un incidente», sostiene l’accusa, secondo cui proprio Raúl Castro avrebbe autorizzato l’abbattimento. Le registrazioni vengono indicate come l’elemento in grado di collegare direttamente l’ordine di aprire il fuoco alla leadership cubana.
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Perché l’arresto resta improbabile
Il provvedimento americano non sembra destinato, almeno nell’immediato, a tradursi nell’arresto dell’ex leader. La sua permanenza a Cuba rende infatti difficile l’esecuzione del mandato da parte delle autorità statunitensi.
La conseguenza più concreta potrebbe essere un’altra: Raúl Castro, fratello di Fidel Castro e figura centrale del potere cubano, rischierebbe di non poter lasciare il Paese senza esporsi all’azione giudiziaria americana. L’accusa resta legata all’abbattimento dei due Cessna e alla morte dei quattro cittadini degli Stati Uniti.
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