Milano, l’allarme di Crosetto: «È guerra ibrida»
Il ministro collega le tensioni nelle piazze all’influenza esercitata attraverso piattaforme digitali e chiede una risposta tecnologica all’altezza delle nuove minacce.
Le tensioni esplose a Milano e in altre città italiane, secondo Guido Crosetto, non possono essere lette soltanto come episodi di protesta interna. Il ministro della Difesa ha indicato nei social e nelle piattaforme video alcuni degli strumenti attraverso cui soggetti esterni possono orientare il comportamento dei giovani e alimentare una forma inedita di conflitto.
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L’influenza passa dagli schermi
Intervenendo martedì 20 ottobre al secondo Forum dedicato all’approvvigionamento della Difesa, Crosetto ha sostenuto che l’Italia e gli altri Paesi occidentali si trovano davanti a una minaccia diversa da quelle tradizionali. «I fatti di Milano e di altre parte d’Italia sono profondamente diversi da quelli vissuti in altre epoche e sono il frutto di quella che io chiamo “guerra ibrida”», ha affermato il ministro.
Nel suo intervento ha richiamato il ruolo di TikTok, dei social e di YouTube nella diffusione dei messaggi. Crosetto ha inoltre contestato le letture che riducono le manifestazioni alla sola presenza di “maranza” o di italiani di seconda generazione: a suo giudizio, il consenso raccolto da quelle proteste tra una parte dei ragazzi sarebbe il risultato di una “controeducazione”, capace di trasmettere valori e aspirazioni in contrasto con le regole della società democratica.
Crosetto teme la manipolazione digitale
Il ministro ha poi concentrato l’attenzione sulla quantità di informazioni raccolte per anni dalle piattaforme sulle preferenze e sulle reazioni degli utenti. L’intelligenza artificiale, combinata con strumenti di analisi sempre più avanzati e con le tecnologie quantistiche, potrebbe permettere ad alcune Nazioni di comprendere e condizionare le menti dei giovani meglio di quanto riescano a fare le istituzioni occidentali.
«Stiamo combattendo una guerra ibrida che nessuno di noi ha mai combattuto prima», ha detto Crosetto, spiegando che il rischio non riguarda soltanto la circolazione di contenuti online. La preoccupazione, ha aggiunto, è che le persone possano considerare proprie idee e comportamenti costruiti invece attraverso tecniche di persuasione sofisticate. Per questo, ha chiesto di affrontare il problema anche sul piano industriale e tecnologico, con risorse paragonabili a quelle destinate alla difesa missilistica, ai sistemi contro i droni e alle capacità navali, terrestri e aeree.
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La Difesa guarda all’industria
L’intervento si è svolto a Villa Miani durante un appuntamento promosso dallo Stato maggiore della Difesa. Al centro dei lavori c’era il volume «Defence procurement. La prospettiva nazionale per una difesa europea», pubblicato da Rubbettino Editore, dedicato al rapporto tra approvvigionamenti militari e costruzione di una difesa europea.
All’incontro hanno preso parte il generale Luciano Portolano, Capo di Stato Maggiore della Difesa, Simonas Šatūnas, Capo di gabinetto del Commissario europeo per la difesa e lo spazio, la ministra dell’Università e della ricerca Anna Maria Bernini e l’ammiraglio di squadra Giacinto Ottaviani, Direttore nazionale degli armamenti. Portolano ha sottolineato che l’approvvigionamento della Difesa non può essere considerato una pratica amministrativa ordinaria, ma costituisce una scelta strategica.
Nel pomeriggio il confronto si è esteso ai vertici delle principali aziende del settore. Tra i partecipanti figuravano Lorenzo Mariani, amministratore delegato di Leonardo, Alessandro Ercolani, amministratore delegato di Rheinmetall, Biagio Mazzotta, presidente di Fincantieri, e Domitilla Benigni, amministratrice delegata di Elt Group. Per Crosetto, le nuove capacità necessarie a contrastare la manipolazione digitale non colpiscono bersagli materiali, ma intervengono su una dimensione ancora più profonda: il modo in cui le persone formano le proprie convinzioni.
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