Chat in allarme: minacce alle scuole, ma nessuna conferma
Messaggi anonimi su incendi, aggressioni e stupri hanno svuotato scuole e atenei in diverse città, provocando controlli rafforzati e apprensione tra famiglie e studenti.
In diverse città italiane molti studenti sono rimasti a casa e numerosi genitori hanno modificato le proprie abitudini dopo la diffusione di messaggi anonimi su presunte azioni violente. Le autorità, però, non hanno trovato finora riscontri alle minacce: gli allarmi sembrano essere stati alimentati da contenuti rilanciati in modo incontrollato nelle chat.
Le comunicazioni, spesso composte da poche righe, invitavano a evitare scuole e università, annunciavano incendi e aggressioni sessuali e chiedevano di inoltrare subito gli avvertimenti. Il passaggio da un primo utente sconosciuto a centinaia di profili ha dato ai messaggi un’apparenza di attendibilità, senza chiarire né la loro origine né la reale consistenza dei pericoli descritti.
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Paura diffusa senza prove concrete
Su X sono comparsi immagini e schermate di conversazioni su WhatsApp. In una si legge: «Vogliono incendiare università private, parlatene in segreteria per controllare chi entra»; un’altra contiene la minaccia «Uccidiamo i futuri ricchi». Alcuni studenti hanno chiesto chiarimenti alle segreterie, mentre altri hanno preferito non presentarsi alle lezioni.
A Milano il passaparola ha prodotto scenari ancora più estremi. Alcuni messaggi attribuivano a gruppi neofascisti l’intenzione di cercare stranieri in aree come Cadorna, Duomo, CityLife, Navigli e Brera; altri parlavano di controlli razziali sui mezzi pubblici e indicavano atenei, banche e musei come possibili bersagli. In alcuni casi sarebbero state utilizzate comunicazioni attribuite alle istituzioni ma create con l’intelligenza artificiale, oltre a vecchi filmati di violenze presentati come eventi in corso.
Scuole presidiate, famiglie in apprensione
A Pavia i carabinieri hanno aumentato la presenza nei pressi della stazione, dell’autostazione e degli istituti scolastici, seguendo le indicazioni della prefetta Francesca De Carlini e del comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica. Molti genitori hanno telefonato alla centrale operativa per chiedere informazioni. «Fortunatamente gli allarmi si sono dimostrati tutti infondati», ha comunicato l’Arma, precisando che i controlli non hanno evidenziato disordini e proseguiranno nei prossimi giorni.
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A Cremona le assenze nelle scuole sono aumentate e il centro cittadino è apparso più vuoto del solito. Alcuni negozi hanno protetto le vetrine con pannelli di legno, mentre la polizia ha iniziato a esaminare le conversazioni che annunciavano una manifestazione violenta mai avvenuta. Anche a Ravenna la presenza negli istituti superiori è diminuita: diversi genitori hanno accompagnato i figli in automobile o li hanno tenuti a casa, spingendo le forze dell’ordine a rafforzare la vigilanza, in particolare davanti all’Olivetti-Callegari.
L’allarme arriva anche in Veneto
In Veneto i messaggi circolati nelle chat scolastiche invitavano le studentesse a non andare a lezione per il rischio di aggressioni sessuali organizzate. Il presidente della Regione Alberto Stefani ha definito la situazione gravissima, sottolineando che, indipendentemente dall’autenticità delle minacce o dalla loro natura provocatoria, ragazze e famiglie sono state gettate nell’angoscia.
Nel dibattito online qualcuno ha invitato a non cedere al panico, sostenendo che parte dei contenuti sarebbe già stata smentita e che la paura potrebbe essere sfruttata per orientare l’opinione pubblica. Il richiamo alla prudenza non elimina la necessità di segnalare eventuali minacce, ma ribadisce che nessuna delle informazioni diffuse finora ha ricevuto una conferma ufficiale.
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