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Attualità 1 min di lettura46 min fa

Cuba, l’accusa a Washington: addestratori ancora liberi negli Usa

L’inchiesta sull’incursione del 25 febbraio ricostruisce obiettivi, armi e presunti legami con persone rimaste negli Stati Uniti

Secondo L’Avana, alcune persone che avrebbero preparato l’azione armata contro Cuba non sono state fermate e continuano a vivere negli Stati Uniti. L’accusa rivolta a Washington è di lasciare che gruppi definiti “terroristi” si addestrino e agiscano senza conseguenze sul territorio americano.

Le autorità cubane hanno collegato questa denuncia agli elementi emersi dall’indagine sul tentativo di infiltrazione avvenuto il 25 febbraio. Il caso riguarda un motoscafo partito dalle Florida Keys e poi coinvolto in uno scontro a fuoco in mare, con vittime e feriti da entrambe le parti.

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L’obiettivo era innescare una rivolta

Le confessioni raccolte durante l’inchiesta, secondo quanto riferito dai mezzi d’informazione statali cubani, delineerebbero un piano rivolto contro alcune strutture militari dell’isola. I partecipanti avrebbero dovuto impadronirsi di unità delle forze armate e consegnare le armi alla popolazione.

L’intento finale, sempre stando alla ricostruzione ufficiale, sarebbe stato alimentare una sommossa interna fino a creare le condizioni per un intervento militare degli Stati Uniti. L’Avana sostiene inoltre che alcuni dei soggetti impegnati nell’addestramento degli insorti siano ancora in libertà negli Usa.

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Il blitz tra armi e vittime

A bordo dell’imbarcazione si trovavano dieci esuli cubani, equipaggiati con quasi 13.000 munizioni, undici fucili e 15 pistole. Nel materiale sequestrato figuravano anche bombe molotov, una radio VHF e dispositivi per le comunicazioni satellitari Starlink.

Il confronto in mare si concluse con la morte di cinque persone. I superstiti, alcuni dei quali feriti, sono stati arrestati dalle autorità cubane e devono rispondere di accuse legate al terrorismo, mentre l’indagine continua a concentrarsi anche sulla rete di appoggi e addestramento che, secondo L’Avana, avrebbe operato dagli Stati Uniti.

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