Ragazzi e violenza, la vera emergenza è educativa: parla Pigozzi
Per la psicoanalista Laura Pigozzi, rabbia, disuguaglianze e assenza di limiti trasformano il disagio adolescenziale in distruzione collettiva.
La violenza commessa da giovanissimi nelle piazze non riguarda soltanto l’ordine pubblico. Chi si occupa di adolescenza e genitorialità invita a considerare anche la responsabilità educativa degli adulti e il contesto sociale in cui crescono quei ragazzi: «Essere genitori non è una faccenda privata, è una questione sociale».
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La genitorialità riguarda tutta la comunità
Secondo Laura Pigozzi, psicologa e psicoanalista, l’arresto di un figlio dovrebbe spingere le famiglie a interrogarsi sul proprio modo di educare, senza trasformare automaticamente i genitori nei colpevoli delle condotte commesse. Proteggere i ragazzi dentro casa non basta se manca un confronto con il mondo esterno, con le regole e con le conseguenze delle proprie azioni.
L’educazione, nella sua lettura, richiede una dimensione collettiva. Ai giovani servono adulti capaci di porre limiti, ma anche spazi culturali e occasioni di relazione in cui incanalare energie e conflitti. Se la famiglia resta chiusa nel proprio ambito privato, sostiene Pigozzi, i ragazzi rischiano di crescere senza una direzione condivisa.
Quando la protesta perde fiducia
La psicoanalista collega l’esplosione della rabbia alla percezione che le istituzioni non siano più in grado di ascoltare. Una protesta conserva una possibilità di dialogo finché chi manifesta pensa che dall’altra parte esista un interlocutore disposto a rispondere; quando questa fiducia si spezza, il gesto politico può trasformarsi in disperazione e aggressività.
«La violenza è anche una forma di disperazione», spiega Pigozzi. I ragazzi possono così colpire ciò che hanno inizialmente cercato di difendere: molti avevano iniziato a manifestare per chiedere un miglioramento della scuola, vissuta come uno dei pochi luoghi di libertà. La distruzione di quegli stessi spazi rappresenta, secondo la psicologa, un paradosso soltanto apparente.
Anche l’età pesa. Tra i partecipanti ci sono adolescenti di 12 e 13 anni, spesso provenienti dalle periferie o dall’hinterland, dove la distanza tra aspirazioni e condizioni concrete può essere molto ampia. Nel gruppo, il malcontento personale può sommarsi all’emulazione e alla spinta del branco.
Bersagli, impulsi e disuguaglianze
A Milano, alcuni dei luoghi colpiti si trovavano nel centro cittadino, tra esercizi commerciali, supermercati e negozi di abbigliamento e calzature di marca. Per Pigozzi, quei bersagli possono riflettere anche il risentimento prodotto da una società nella quale i modelli di consumo sono esposti a tutti, ma restano concretamente accessibili soltanto a una parte della popolazione.
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La psicoanalista parla di una possibile componente di invidia sociale e osserva che il furto di oggetti percepiti come irraggiungibili può assumere, nella mente di chi lo compie, il significato di una sottrazione ai più ricchi. Non sono stati danneggiati soltanto negozi costosi: anche alcune librerie sono finite nel mirino. Il problema, secondo Pigozzi, è aver trasformato il possesso di oggetti in una sorta di valore assoluto, mentre le disuguaglianze continuano ad allargarsi.
Nel gruppo, inoltre, la capacità di controllare gli impulsi può ridursi drasticamente. La maturazione cerebrale dei più giovani non è completa e questo può rendere più difficile governare un’eccitazione collettiva già alimentata dalla rabbia. Ciò non elimina la responsabilità personale, ma chiama in causa anche gli adulti, ai quali spetta offrire regole non soltanto punitive, ma capaci di orientare.
«Distruggere produce un’immediata sensazione di potere», osserva Pigozzi. Il gesto dà una gratificazione rapida a chi si sente privo di strumenti e di ascolto, ma può alimentare lo stesso circuito di violenza che lo ha generato: l’energia non viene trasformata in desiderio o progetto e finisce per rivolgersi contro le persone e i luoghi coinvolti.
Gli arresti e lo smarrimento delle famiglie
Il bilancio degli scontri milanesi comprende 34 minorenni arrestati. I maggiorenni sono stati portati a San Vittore, mentre i più giovani sono stati trasferiti al Beccaria; le contestazioni includono, a seconda delle posizioni, devastazione, saccheggio e resistenza pluriaggravata.
Fuori dalla Questura, diversi genitori hanno atteso notizie senza riuscire a comprendere come una normale uscita in compagnia potesse concludersi con un arresto. Una madre arrivata da Monza ha raccontato di aver saputo dal figlio, alla sua prima visita a Milano, che era stato fermato dopo essere uscito con alcuni amici.
L’accertamento delle eventuali responsabilità penali spetta alla magistratura. Sul piano educativo, però, Pigozzi considera questi episodi un’occasione per ripensare il rapporto tra famiglie, adolescenti e società: non basta chiedersi come proteggere i propri figli, occorre anche costruire attorno a loro contesti capaci di proporre alternative concrete alla distruzione.
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