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Attualità 2 min di lettura59 min fa

Quasi 30 anni in uno scatolone: riemerge il Guccini più emiliano

Un’intervista del 1998 riaffiora in un nuovo volume dedicato alle radici culturali, linguistiche e musicali del cantautore modenese.

Per quasi tre decenni è rimasta chiusa dentro uno scatolone, lontana da lettori e appassionati. Ora quella conversazione con Francesco Guccini torna disponibile grazie a un libro che ricostruisce il rapporto del cantautore con l’Emilia, la lingua e la memoria, intrecciando il suo racconto con le testimonianze di chi gli è stato vicino.

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La memoria torna in superficie

Il volume si intitola “La locomotiva della memoria. L’intervista ritrovata” ed è stato realizzato dall’editore Francesco Aliberti, che nel 1998, ancora giovane e appena laureato, aveva incontrato Guccini per una conversazione destinata a una piccola rivista, “Il Sicomoro”. Il testo affronta temi molto diversi: i dialetti, l’identità dei luoghi, la musica, l’avvenire e il rapporto con i computer.

Quell’intervista, recuperata dopo molti anni e successivamente ripresa dal “Fatto Quotidiano”, costituisce il nucleo del libro. Alle parole di Guccini si affiancano la prefazione di Beppe Carletti e i contributi del giornalista Stefano Ferrari, del regista Alessandro Scillitani e di Alessandro Di Nuzzo, autore del ricordo dedicato all’artista.


Un’identità emiliana senza maschere

Nel suo intervento, Di Nuzzo descrive Guccini come un interprete profondamente legato al carattere emiliano, anche nelle sue apparenti contraddizioni: capace di stare in compagnia e, allo stesso tempo, di proteggersi dietro lunghi silenzi. La sua disponibilità verso gli altri, racconta, si manifestava anche nella possibilità di incontrarlo nella casa di via Paolo Fabbri 43, a Bologna, persino senza conoscerlo personalmente.

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Il libro non propone quindi soltanto un documento d’archivio, ma una riflessione sulle radici geografiche, linguistiche e culturali del cantautore. Modena, Bologna e Carpi si uniscono ai riferimenti letterari di Borges, Pavese, Meneghello e Gadda, confermando una formazione colta ma mai distante dal pubblico. Di Nuzzo sottolinea infatti come l’erudizione di Guccini non avesse un tono accademico: era piuttosto una forma di attenzione e di amore per la cultura.


Carletti ricorda gli anni decisivi

A completare il ritratto arriva la testimonianza di Beppe Carletti, figura centrale nella storia dei Nomadi e legato a Guccini dagli anni in cui la carriera del cantautore e quella del gruppo stavano ancora prendendo forma. Il suo contributo restituisce il clima di quella stagione e conserva anche una nota di rimpianto personale.

Ferrari e Scillitani aggiungono altri due sguardi emiliani sulla figura di Guccini. Il risultato è un omaggio che va oltre la musica popolare: la sua scrittura viene presentata come parte della cultura italiana e come un’eredità destinata a raggiungere nuovi lettori, anche attraverso le antologie scolastiche e l’ascolto delle generazioni future.

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