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Attualità 2 min di lettura1 ora fa

Heidi Levine ferita in Cisgiordania: cosa è successo ad Abu Falah

L’esercito israeliano e l’ambasciata statunitense condannano l’attacco alla fotografa del Washington Post, ricoverata a Ramallah con varie fratture.

L’esercito israeliano ha annunciato verifiche sull’episodio avvenuto il 16 ottobre 2026 nei pressi di Khirbet Abu Falah, in Cisgiordania, dove è rimasta ferita la fotoreporter statunitense Heidi Levine. Secondo la ricostruzione diffusa dall’Idf, le forze israeliane e la polizia di frontiera sono state inviate nell’area dopo una segnalazione relativa a uno scontro violento.

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L’esercito promette accertamenti

In una nota pubblicata su X, l’Idf ha definito intollerabili le violenze contro civili innocenti e ha riferito che nell’area saranno raccolte prove e testimonianze dagli investigatori della polizia israeliana. L’esercito ha inoltre sostenuto di aver impiegato strumenti per disperdere i disordini e di aver sparato prima in aria, per poi colpire un uomo che si sarebbe diretto verso i militari con un oggetto affilato.

«Condanniamo con fermezza questo incidente», ha scritto l’Idf, aggiungendo che ogni tentativo di alimentare tensioni tra gruppi diversi rappresenta una minaccia per la sicurezza locale. Nella stessa comunicazione, l’esercito ha attribuito a una risposta coordinata tra più autorità il compito di contrastare episodi di questo tipo.

Anche l’ambasciata degli Stati Uniti a Gerusalemme ha chiesto che l’accaduto venga chiarito. «Condanniamo la violenza criminale perpetrata da tutte le parti in Cisgiordania e chiediamo l’indagine dei fatti, l’arresto e la condanna dei responsabili», si legge nella dichiarazione diplomatica.


La fotografa presa di mira

Levine, 64 anni, stava documentando la situazione ad Abu Falah quando sarebbe stata assalita da un gruppo di coloni con il volto nascosto. La giornalista ha riferito di essere stata colpita con calci e bastonate; durante l’aggressione le sarebbero stati sottratti anche il telefono e l’attrezzatura fotografica.

La fotoreporter indossava un giubbotto protettivo e un casco. «Sono stata brutalmente buttata a terra. Continuavano a prendermi a calci, tipo una cinquantina di volte. Per fortuna avevo il giubbotto protettivo e l’elmetto. Altrimenti probabilmente non sarei qui», ha raccontato Levine.

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Ricovero e soccorsi a Ramallah

Dopo l’attacco, alcuni giornalisti e un operatore sanitario palestinese hanno raggiunto la fotografa e l’hanno accompagnata in salvo, mentre gli aggressori avrebbero continuato a seguirli. Nel tentativo di fermare l’inseguimento, alcuni abitanti palestinesi hanno lanciato pietre contro il gruppo.

Mustafa Barghouti, medico e deputato palestinese, ha scritto su X che Levine è stata trasferita in un ospedale di Ramallah con ferite e diverse fratture. Anche un anziano residente ad Abu Falah è stato ricoverato: avrebbe riportato lesioni al volto e alla testa.


Scontri e colpi d’arma da fuoco

Un resoconto diffuso sui social ha riferito di tensioni durante la raccolta delle olive, della presenza di gas lacrimogeni e di colpi esplosi nella zona. La stessa ricostruzione ha parlato di almeno un palestinese colpito e di giornalisti coinvolti negli episodi di violenza, elementi che dovranno essere verificati nell’inchiesta annunciata dalle autorità.

L’Idf ha precisato che i militari intervenuti sul posto hanno separato le persone coinvolte negli scontri. La polizia israeliana e gli investigatori del distretto di Giudea e Samaria dovranno ora esaminare la scena, acquisire i reperti e ascoltare i testimoni per stabilire la dinamica dell’aggressione.

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