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Attualità 2 min di lettura1 ora fa

Quando la memoria perde l’ordine: il nuovo viaggio teatrale di Gioele Dix

Dal 6 al 18 ottobre 2026, al Teatro Franco Parenti di Milano, Gioele Dix porta in scena un testo personale costruito tra ricordi minimi, comicità e smarrimento.

Una stanza spoglia, una parete scura e un uomo che cerca di orientarsi: è da questa situazione sospesa che prende avvio il nuovo spettacolo di Gioele Dix. Arrivato a questo punto sarà in scena dal 6 al 18 ottobre 2026, nella Sala Grande del Teatro Franco Parenti, per la prima nazionale.


Il passato riemerge dai dettagli

Il protagonista è alle prese con la necessità di fare un bilancio, ma il passato non si presenta attraverso le svolte decisive di una biografia. A riaffiorare sono piuttosto oggetti e momenti secondari: libri dati in prestito e mai recuperati, conversazioni digitali senza esito, elenchi della spesa, figuracce e possibilità lasciate cadere.

Da questa materia frammentaria nasce un percorso personale, capace però di parlare a un’esperienza condivisa. Le dimensioni pubblica e privata si incrociano senza trasformarsi né in resoconto d’attualità né in confessione autobiografica: il disordine dei ricordi diventa il vero filo narrativo.


Una scena nera attraversata dai suoni

L’impianto visivo sceglie la sottrazione. Pochi elementi, una struttura scenica nera e fasci luminosi dalle forme nette lasciano spazio alla parola e ai segnali sonori, che accompagnano il protagonista dentro una memoria imprevedibile.

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La composizione di Hubert Westkemper interviene con voci lontane, rumori riconoscibili e melodie improvvise. Ogni suono può aprire un varco verso un episodio dimenticato, mentre le interferenze diventano tracce da seguire in un’indagine teatrale fatta di deviazioni, lampi comici e intuizioni improvvise.


L’ironia come forma di ricerca

Nel nuovo lavoro Dix riunisce scrittura, interpretazione e regia, tornando a una vena autoriale fondata sulla precisione del linguaggio e sul rapporto tra leggerezza e profondità. Il palcoscenico viene presentato come uno spazio protetto, dove le parole possono essere ritrovate, corrette o lasciate volutamente incerte in un’epoca dominata dalle immagini.

Il testo è scritto da Gioele Dix e Paolo Cananzi. Alla realizzazione partecipano anche Cesare Agoni per le luci e Hubert Westkemper per il progetto sonoro; la produzione è affidata al CTB Centro Teatrale Bresciano, in collaborazione con Giovit. Nel percorso di Dix, formatosi anche al fianco di Franco Parenti e Sergio Fantoni, il teatro torna così a essere un luogo capace di trasformare una vicenda individuale in un’esperienza collettiva.

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