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Attualità 5 min di lettura1 ora fa

Francia, i liceali entrano nella sfida per il 2027: perché fa paura a Le Pen

Dalle carenze nelle scuole alle accuse contro Mélenchon, la protesta giovanile è diventata in pochi giorni un terreno di scontro nazionale.

Marine Le Pen ha trovato nella rivolta dei liceali un nuovo argomento contro La France insoumise, accusata di aver avuto un ruolo negli scontri scoppiati davanti alle scuole. Le immagini di incendi, barricate e tensioni con la polizia hanno trasformato una protesta nata da problemi quotidiani in una delle prime partite della corsa all’Eliseo del 2027.

Il tema pesa soprattutto per Jean-Luc Mélenchon, che mantiene un consenso molto alto tra gli elettori più giovani e nelle periferie popolari. Un sondaggio Ipsos BVA, svolto dal 3 al 9 settembre per Le Monde e altri istituti, indicava in alcune ipotesi elettorali oltre il 40 per cento delle preferenze tra i 18 e i 24 anni per il leader della sinistra radicale, contro circa il 20 per cento attribuito a Marine Le Pen.


La protesta diventa una sfida politica

Gabriel Attal, ex primo ministro e candidato di Renaissance, ha accusato gli insoumis di trattare gli studenti come «carne da cannone politica». Édouard Philippe, alla guida di Horizons, ha definito l’atteggiamento del partito uno «sfruttamento cinico» dei ragazzi. Bruno Retailleau, presidente dei Républicains, ha persino chiesto di valutare lo scioglimento di LFI, sostenendo che il movimento tentasse di «organizzare l’insurrezione».

La France insoumise ha respinto ogni accusa di regia e ha sostenuto che le prime iniziative siano nate senza un coordinamento politico. La sequenza degli eventi conferma almeno l’origine spontanea, ma il coinvolgimento del partito è stato rapido: Louis Boyard, deputato di 26 anni eletto nel Val-de-Marne, era già presente il 21 settembre davanti al liceo Saint-Exupéry di Créteil. Nei giorni seguenti altri esponenti di LFI e amministratori locali hanno partecipato ai presìdi della periferia parigina.

Mélenchon, il 29 settembre, aveva invitato i militanti a interporsi tra i manifestanti e le forze dell’ordine durante una protesta dei dipendenti pubblici contro il congelamento degli stipendi previsto per il 2027. Dopo le critiche ha chiarito che il partito sosteneva forme di mobilitazione non violente. Alla contestazione del governo ha risposto con ironia, dicendo che, se LFI avesse davvero organizzato tutto, sarebbe stato il «primo movimento di massa convocato per telepatia».


Un consenso giovane sotto pressione

Nei sondaggi di settembre Marine Le Pen resta nettamente avanti al primo turno, con percentuali comprese tra il 34 e il 36 per cento. Mélenchon si muove invece tra il 15 e il 17 per cento, mentre Édouard Philippe oscilla tra il 14,5 e il 22,5 per cento: la competizione per il secondo posto appare quindi aperta.

Per il leader di LFI la mobilitazione rappresenta l’occasione per parlare anche a chi normalmente non vota e per ampliare la propria base oltre l’elettorato più fedele. Tuttavia, gli episodi violenti consentono agli avversari di legare il partito all’idea di un disordine organizzato, proprio mentre la destra cerca di consolidare il proprio vantaggio.


Dalle scuole alla piazza nazionale

All’origine del movimento c’erano richieste molto concrete. A Créteil, il 21 settembre, gli studenti del liceo Saint-Exupéry avevano denunciato la scarsità di docenti, le condizioni degli edifici e l’eccessiva durata delle giornate scolastiche. Nel mirino era finito anche Parcoursup, il sistema nazionale con cui si presentano le domande per l’università e per numerosi percorsi dopo il diploma.

La piattaforma è diventata una fonte di forte ansia per molti adolescenti francesi: le candidature vengono esaminate dagli istituti sulla base dei risultati e del percorso scolastico, mentre l’attesa per l’ammissione accompagna spesso l’intero ultimo anno di liceo. A questi timori si sono aggiunti il costo della vita e l’incertezza sulle prospettive future.

La circolazione dei video su Snapchat, Instagram e TikTok ha favorito l’espansione della protesta, anche se le ragioni iniziali cambiavano da una scuola all’altra. Tra il 24 e il 25 settembre circa 60 licei dell’Île-de-France hanno registrato presìdi, ingressi bloccati o lezioni sospese; pochi giorni dopo gli istituti interessati erano diventati 180, con nuove manifestazioni a Marsiglia e Lille.

Il 29 settembre l’Union syndicale lycéenne ha cercato di riunire quel movimento frammentato convocando una giornata nazionale. La mobilitazione ha però assunto dimensioni molto più ampie il 1º ottobre, quando sono stati coinvolti più di 1.000 licei, circa un quarto del totale francese.

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Incendi, arresti e scuole chiuse

A Nantes una parte dell’ingresso del liceo Nelson-Mandela è stata incendiata; a Marsiglia le fiamme hanno colpito un mezzo dei pompieri intervenuti davanti a una scuola. A Parigi e in varie località della periferia sono state segnalate barricate e lanci di mortai pirotecnici.

In quella giornata quasi 1.950 persone sono state arrestate. Il ministero dell’Istruzione ha comunicato 65 dipendenti scolastici e 170 studenti feriti dall’inizio delle proteste; il ministero dell’Interno ha invece contato 305 feriti tra poliziotti, gendarmi e vigili del fuoco soltanto il giovedì degli scontri.

Édouard Geffray, ministro dell’Istruzione, ha sostenuto che una mobilitazione nata da rivendicazioni «legittime» fosse stata dirottata da gruppi ultraviolenti. Laurent Nuñez, titolare dell’Interno, ha fatto intervenire le Compagnies républicaines de sécurité e i gendarmi mobili, reparti utilizzati nelle manifestazioni più delicate.

Il giorno successivo oltre 400 licei sono rimasti chiusi. A Lille la misura ha interessato tutte le scuole pubbliche, mentre in altri casi le autorità hanno distinto tra studenti iscritti agli istituti e gruppi esterni, presenti soprattutto per cercare lo scontro con gli agenti.


Lille anticipa il passaggio alle università

La città del nord ha offerto un terreno particolarmente favorevole all’allargamento della protesta: nell’area metropolitana vivono più di 120.000 studenti. Il passaggio dalle scuole superiori agli atenei è stato quasi immediato.

Il 1º ottobre, davanti al liceo Faidherbe, uno degli istituti pubblici più prestigiosi della città e sede anche dei corsi preparatori per le scuole superiori d’élite, la polizia ha utilizzato gas lacrimogeni. In seguito sono scesi in piazza anche studenti universitari, soprattutto della facoltà di Giurisprudenza, che è stata chiusa.

La partecipazione non è stata omogenea. In alcuni luoghi gli studenti hanno manifestato insieme ai professori; altrove, secondo diverse testimonianze raccolte dalla stampa francese, sono arrivati giovani estranei agli istituti interessati, apparentemente più interessati al confronto con le forze dell’ordine che alle rivendicazioni scolastiche.


Il governo arretra sulle tasse

Mentre la tensione aumentava, la sera del 1º ottobre il governo centrista guidato da Sébastien Lecornu ha rinunciato a una misura inserita nella bozza di bilancio per il 2027. Il progetto prevedeva un contributo annuale per gli studenti senza borsa iscritti ai BTS e ai corsi preparatori per l’accesso alle grandi scuole.

L’importo sarebbe stato di 178 euro per i BTS, percorsi biennali professionalizzanti, e di 270 euro per le classi preparatorie, programmi intensivi rivolti ai concorsi delle istituzioni più selettive. Il ritiro della proposta è arrivato mentre la protesta scolastica si stava ormai trasformando in un confronto sul futuro politico della Francia.

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