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Attualità 5 min di lettura1 ora fa

Arrestato per Mosca, resta senza giudice: il caso dell’ingegnere ucraino

Fermato a Firenze su una segnalazione russa, l’uomo ha trascorso mesi in Italia senza ottenere una decisione sulla richiesta di estradizione.

La vicenda si è chiusa senza il passaggio davanti a un giudice che l’ingegnere ucraino cercava da mesi. La segnalazione russa è rimasta attiva, mentre la richiesta di estradizione, arrivata al ministero della Giustizia, è stata restituita a Mosca perché Roma non riteneva provata la sua presenza in Italia.

L’uomo era stato fermato il 28 settembre 2025 in un albergo del centro di Firenze. In Italia non gli veniva contestato alcun reato: la ricerca internazionale riguardava una presunta frode bancaria del 2014, inserita nel circuito Interpol nel 2022, dopo l’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina.


Un arresto, poi nessun processo

Il giorno successivo la Corte d’Appello di Firenze aveva convalidato il fermo, escludendo però la detenzione in carcere. Per l’ingegnere erano stati disposti il divieto di espatrio, l’obbligo di restare a Firenze e la firma quotidiana in Questura. I giudici avevano inoltre segnalato le difficoltà legate ai rapporti con la Federazione Russa e il rischio di violazioni dei diritti fondamentali in caso di consegna a Mosca.

Il 20 ottobre, su parere favorevole della Procura generale, quelle prescrizioni erano state cancellate. La Corte aveva osservato che, dopo l’attacco russo all’Ucraina, nessun tribunale italiano aveva accolto una domanda di estradizione proveniente da Mosca. L’uomo aveva quindi recuperato il passaporto, ma aveva scelto di rimanere nel Paese per ottenere una decisione che potesse incidere anche sulla permanenza della segnalazione internazionale.

La sua posizione non era marginale. Da quasi trent’anni dirige un gruppo ucraino attivo nella progettazione di centrali, sottostazioni e infrastrutture per il trasporto dell’elettricità. Dopo il febbraio 2022, l’azienda aveva lavorato alla riparazione degli impianti danneggiati dai missili russi e alla protezione dei punti più esposti della rete. Quattordici dipendenti erano stati inviati al fronte e uno aveva perso la vita; l’ingegnere aveva ricevuto dall’Ucraina l’Ordine al Merito in tutte le sue classi, compresa quella conferita da Volodymyr Zelensky nel 2019.


La domanda russa rimane a Roma

L’avvocato Enrico Di Fiorino, specializzato in cooperazione giudiziaria internazionale, attendeva l’arrivo formale degli atti da Mosca. A fine novembre, non avendo ricevuto notizie, aveva chiesto alla Corte di sollecitare le autorità russe. Il timore era che la Federazione Russa evitasse di inviare la documentazione sapendo che l’estradizione sarebbe stata respinta, lasciando così il ricercato in una condizione senza esito.

Gli atti, invece, erano già arrivati in Italia. Una comunicazione del 22 dicembre 2025 dell’Ufficio per la cooperazione giudiziaria internazionale del ministero della Giustizia, indirizzata alla Farnesina, spiegava che la pratica era stata riconsegnata alle autorità russe attraverso i canali diplomatici. Secondo il ministero, l’Interpol italiana non aveva informazioni sulla reperibilità dell’interessato dopo la liberazione e in udienza l’uomo avrebbe detto di non risiedere in Italia.

Da questa ricostruzione il ministero aveva tratto la conclusione che l’iter potesse partire solo quando fosse certa la presenza della persona ricercata sul territorio nazionale. La difesa contestava però il passaggio: non avere una residenza in Italia non equivale a non trovarsi in Italia. L’ingegnere, in quei mesi, soggiornava infatti nel Paese e aveva indicato il proprio difensore come riferimento nel procedimento.

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L’8 gennaio la Procura generale fiorentina aveva chiesto chiarimenti. Il giorno dopo il ministero aveva confermato la restituzione degli atti, trasmettendo anche una copia della documentazione russa. Il legale aveva quindi allegato la ricevuta dell’hotel milanese in cui il suo assistito aveva soggiornato a dicembre e il contratto d’affitto di una casa in Toscana, valido fino alla fine di marzo, chiedendo che la pratica fosse inviata alla Corte d’Appello.


La scelta che ha chiuso il caso

La risposta ministeriale, datata 21 gennaio, ribadiva che non vengono trattate le domande di estradizione quando non è verificata la presenza dell’interessato in Italia. Il dicastero sosteneva inoltre che l’articolo 703 del codice di procedura penale non imponesse alcun obbligo e comunicava che Mosca era già stata informata del mancato seguito della richiesta. Sulle prove presentate dalla difesa, però, non veniva fornita una replica.

Il 27 gennaio la Procura generale aveva preso atto di quella posizione e chiesto alla Corte di dichiarare che non c’era più materia su cui decidere. L’11 marzo la Corte d’Appello aveva accolto la richiesta, motivando il provvedimento con la mancanza di una domanda di estradizione formalmente trasmessa dal ministero della Giustizia.

L’esito ha lasciato l’ingegnere senza una pronuncia sul merito. Dopo un breve periodo in carcere e più di tre settimane con l’obbligo di presentarsi ogni giorno alla polizia, aveva continuato a vivere in Italia per mesi. Non potrà chiedere la riparazione per l’ingiusta detenzione, estesa dalla Corte costituzionale nel 2004 anche alle procedure di estradizione, perché non esiste una decisione giudiziaria conclusiva. Nel frattempo, la segnalazione Interpol resta in vigore.

Il 16 marzo Di Fiorino aveva contestato nuovamente la procedura, sostenendo che, una volta aperta la fase giudiziaria con l’arresto, il ministero non potesse interromperla semplicemente restituendo gli atti allo Stato richiedente. La lettera richiamava la Convenzione europea di estradizione e ricordava almeno quattro procedimenti del 2024, celebrati a Roma, Firenze, Venezia e Milano, nei quali il ministero aveva chiesto di revocare le misure cautelari perché non sarebbero state possibili decisioni favorevoli alla consegna alla Federazione Russa.

La difesa aveva inoltre citato il precedente della Corte d’Appello di Torino. Nel 2023, dopo un precedente non luogo a provvedere, il ministero aveva accertato che la persona ricercata si trovava ad Aosta e aveva trasmesso la domanda ai giudici. Il legale aveva quindi chiesto di informare Mosca della presenza dell’ingegnere e di permettere a un tribunale di esaminare la richiesta. Un ulteriore sollecito era partito il 21 aprile; da allora, secondo la ricostruzione fornita, non era arrivata alcuna risposta.

La difesa accosta il caso alla vicenda Almasri. Nell’ordinanza dell’ottobre 2025 con cui la Corte d’Appello di Roma aveva investito la Corte costituzionale, i giudici avevano criticato una scelta ministeriale definita discrezionale e non controllabile nel processo, basata sull’assenza dell’interessato dal territorio italiano. Un presupposto che, secondo quella ricostruzione, non risultava dagli atti della procedura.

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