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Attualità 1 min di lettura1 ott

Quando il popolo diventa una minaccia: le paure che ritornano

Francesco Benigno rilegge le figure sociali considerate pericolose nella storia, dai Thugs ai primi camorristi, cercando i legami con le inquietudini di oggi.

La paura delle masse ritenute incontrollabili attraversa epoche e società diverse. È questo il filo conduttore del confronto proposto dallo storico Francesco Benigno, che accosta personaggi e gruppi trasformati, di volta in volta, nel simbolo di una minaccia criminale o politica.


La folla nell’immaginario sociale

Dai Thugs raccontati da Salgari ai lazzari napoletani, il popolo è stato spesso rappresentato come una presenza ambigua e potenzialmente pericolosa. La stessa inquietudine ha riguardato i sanculotti e, in una fase successiva, i primi camorristi.

Figure molto diverse tra loro sono così riunite da un elemento comune: il timore suscitato da gruppi collocati ai margini dell’ordine costituito. Nel corso della storia, la definizione di “popolo criminale” ha finito per condensare paure sociali, conflitti politici e giudizi sulle classi subalterne.

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Il passato parla ancora al presente

L’analisi di Benigno non si limita alla ricostruzione storica. Il confronto tra queste esperienze serve anche a interrogarsi sulla persistenza di certi meccanismi, soprattutto quando una parte della società viene descritta come minacciosa, irriducibile o incapace di essere ricondotta alle regole comuni.

Il punto finale resta una domanda aperta: le angosce collettive sono davvero cambiate oppure hanno soltanto assunto forme nuove? Guardando alle paure contemporanee, la distanza dal passato potrebbe essere meno netta di quanto sembri.

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