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Attualità 2 min di lettura6 ott

Puigdemont, cade l’ultimo ostacolo: ritorno possibile in Spagna

La decisione della Corte costituzionale spagnola sull’amnistia apre la strada al rientro dell’ex presidente catalano, proprio durante la campagna elettorale.

Il possibile ritorno di Carles Puigdemont in Spagna si inserisce nella campagna per le elezioni anticipate fissate dal premier Pedro Sanchez al 29 novembre. Dopo otto anni trascorsi in Belgio, l’ex presidente catalano potrebbe rientrare senza il rischio di essere arrestato per il procedimento legato alla malversazione.


Il rientro torna all’ordine del giorno

A rendere concreto questo scenario è stata la revoca dell’ordine di arresto ancora valido nei confronti di Puigdemont. Il provvedimento è stato adottato dal giudice del Tribunale Supremo Pablo Llarena, in seguito alla pronuncia con cui la Corte costituzionale ha imposto una nuova applicazione della legge sull’amnistia.

La misura riguarda l’accusa di malversazione collegata all’organizzazione del referendum indipendentista dell’1 ottobre 2017. Per Puigdemont, che lasciò la Spagna dopo quella consultazione unilaterale, si apre così la possibilità di rientrare già oggi senza essere fermato per quel reato.


La Corte corregge il Supremo

La Corte costituzionale ha esaminato i ricorsi presentati dai leader catalani condannati per l’utilizzo di fondi pubblici e li ha accolti con 7 voti favorevoli e 5 contrari. Ai giudici del Tribunale Supremo è stato chiesto di riconoscere l’amnistia nei casi sottoposti al suo esame.

Il pronunciamento è nato dal ricorso di Dolors Bassa, ex consigliera al Lavoro della Generalitat ed esponente di Esquerra Republicana. Secondo la Corte, il Supremo aveva interpretato la legge in modo “estensivo, contrario allo spirito e alla finalità della norma” e “contraddittorio”, compromettendo il diritto alla tutela giudiziaria effettiva di Bassa.

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Il nodo dei fondi pubblici

La questione decisiva riguarda l’eccezione prevista dalla legge per la malversazione associata a un presunto “arricchimento personale”. Il Tribunale Supremo aveva ritenuto che destinare denaro pubblico al referendum del 2017 costituisse un vantaggio personale per gli organizzatori del processo indipendentista.

La Corte costituzionale ha respinto questa lettura. Nella sua ricostruzione, la norma separa l’arricchimento individuale dalle somme utilizzate per preparare, svolgere e finanziare le iniziative legate alla causa secessionista; una diversa interpretazione, ha osservato, ridurrebbe in modo eccessivo la portata dell’amnistia.

La sentenza chiede quindi al Supremo di adottare una nuova decisione e di dichiarare amnistiato il reato contestato a Bassa. Lo stesso orientamento può ora essere applicato a Puigdemont, mentre il quadro giudiziario del processo indipendentista si avvia verso la chiusura: in precedenza la Spagna aveva abolito il reato di sedizione e modificato le norme su disordini pubblici e malversazione, coinvolte nei procedimenti contro diversi leader catalani.

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