Proteste in Francia, la falsa notizia corre più dei fatti: i numeri
Una ricerca sulle mobilitazioni del 17 ottobre mostra come video autentici, immagini riciclate e profili reali possano alimentare tensioni prima delle smentite.
Per alterare il racconto di una protesta non servono grandi schiere di profili automatici. Possono bastare pochi messaggi capaci di suscitare rabbia o paura, diffusi nel momento più delicato e rilanciati da migliaia di persone reali. In questo modo una ricostruzione falsa può influenzare la percezione degli eventi, dentro e fuori dalla rete.
Il pericolo più immediato è che un’accusa infondata contro la polizia, la notizia di un ferito grave o il presunto ordine di usare le armi provochino reazioni prima che una verifica riesca a raggiungere i manifestanti. Il rapporto sottolinea infatti che “un ordine falso o una presunta provocazione scatenino uno scontro prima che qualsiasi rettifica raggiunga la folla”.
GioiaPura
-15% su tutto da GioiaPura
La velocità supera le smentite
È questa la principale indicazione emersa dall’indagine realizzata da Cyabra e Arcadia sulle conversazioni sviluppatesi durante la mobilitazione nazionale francese del 17 ottobre. L’analisi ha preso in esame X, TikTok, Facebook e Instagram, osservando un ambiente in cui immagini vere e contenuti alterati si sovrappongono quasi istantaneamente.
Secondo i ricercatori, il controllo deve quindi avvenire mentre la protesta è ancora in corso. Tra le misure suggerite figurano il monitoraggio degli hashtag, il controllo tempestivo della provenienza dei video e l’attenzione verso i profili creati da poco, senza affidarsi soltanto alla capacità dei singoli utenti di riconoscere una manipolazione.
La dimensione della circolazione è stata rilevante: 4.497 pubblicazioni relative a scontri, saccheggi o violenze hanno raggiunto 290 milioni di visualizzazioni. Nella sola giornata del 17 ottobre sono stati censiti 8.977 post e commenti, quasi dieci volte il livello ordinario, con un massimo di 1.562 pubblicazioni alle 19.
Profili veri, contenuti ingannevoli
La ricerca ridimensiona l’idea che la disinformazione dipenda soprattutto da identità inventate o sistemi automatizzati. Sette contenuti classificati come ingannevoli, compresi alcuni filmati degli scontri del 2023 e la voce sull’ordine di sparare, erano stati pubblicati da account autentici e insieme avevano totalizzato 4,83 milioni di visualizzazioni.
Anche i contenuti più seguiti arrivavano in larga parte da utenti reali. I video collegati a Marsiglia hanno raccolto 28,5 milioni di visualizzazioni, quelli sul municipio di Limoges 15,3 milioni e le immagini dei mezzi della polizia a Parigi 9,9 milioni. La conversazione ha inoltre superato i confini francesi: i post sugli scontri in piazza Duomo a Milano hanno raggiunto 12,8 milioni di visualizzazioni.
La presenza di profili non autentici resta comunque significativa. Nell’area di discussione legata a #Manifestationdu17, su X, il 30,2% degli account individuati è stato classificato come falso; per #GiletsJaunes la quota è arrivata al 25%. Circa il 27% dei contenuti esaminati nei due filoni è stato inoltre associato a messaggi d’odio, pubblicati sia da utenti reali sia da profili falsi.
Video fuori contesto e accuse virali
Una delle tecniche più frequenti consiste nel riutilizzare immagini autentiche cambiandone luogo o data. Filmati degli scontri del luglio 2023 sono stati presentati come scene della mobilitazione di ottobre, mentre video registrati a Madrid sono stati attribuiti a episodi avvenuti in Francia.
Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.
Readoo usa l’AI per rispondere velocemente alle tue domande.
Lo stesso materiale relativo ai saccheggi di Lione è stato fatto passare per immagini girate a Bordeaux. I ricercatori hanno trovato 78 copie dei video, alcune delle quali pubblicate a soli sei secondi di distanza.
Tra i messaggi più condivisi figurava anche l’accusa secondo cui la polizia francese avrebbe appiccato volontariamente un incendio a un cassonetto per riaccendere le tensioni. Il contenuto era stato diffuso da un profilo falso aperto nel luglio 2026, con 571 follower, ma ha raggiunto 1,29 milioni di visualizzazioni e superato le 20mila interazioni.
Un’altra voce sosteneva che dall’Eliseo fosse partito l’ordine di “sparare per uccidere”. La notizia, rivelatasi infondata, ha ottenuto circa 483mila visualizzazioni ed è stata accompagnata da una segnalazione della comunità di X.
La ricaduta politica in Italia
Per Domenico Giordano di Arcadia, quanto osservato in Francia riguarda anche il dibattito italiano. “Anche in Italia siamo oramai nel pieno di una guerra ibrida e cognitiva, una strategia coordinata e pulviscolare che punta a destabilizzare l’ordine pubblico ingannando e manipolando le percezioni e l’opinione pubblica online”, ha affermato.
Secondo Giordano, non è sufficiente lasciare il contrasto alle verifiche individuali o alle iniziative spontanee degli utenti. Servirebbe un intervento coordinato di istituzioni e piattaforme, con regole capaci di limitare la diffusione dei contenuti manipolatori tutelando allo stesso tempo libertà di espressione e riservatezza.
Il rapporto richiama infine il ruolo delle cosiddette esche emotive. Un falso racconto su un ragazzo che avrebbe perso una mano a Saint-Étienne, accompagnato dall’invito a cercare il video nei commenti, è stato pubblicato 33 volte da 20 account diversi, 12 dei quali considerati falsi.
La strategia sfruttava proprio gli hashtag utilizzati dai partecipanti alle manifestazioni, intercettando la richiesta di aggiornamenti immediati. In un contesto segnato da tensioni e informazioni frammentarie, la distanza tra un’immagine reale e la storia falsa costruita intorno a essa può diventare decisiva.
Continua a leggere
Proteste in Francia, la falsa notizia corre più dei fatti: i numeri
Uno studio sulle piazze del 17 ottobre mostra come video fuori contesto e accuse inventate abbiano raggiunto milioni di utenti reali.
Proteste in Francia, la disinformazione corre tra utenti reali: numeri e rischi
Un’analisi sui social mostra come video riciclati, accuse infondate e messaggi emotivi possano alimentare la tensione nelle piazze prima di qualsiasi smentita
Proteste in Francia, la bufala corre più dei bot: 290 milioni di visualizzazioni
Uno studio sulle mobilitazioni del 17 ottobre mostra come profili reali, video riciclati e messaggi manipolati possano alimentare tensioni prima delle smentite.
Proteste giovanili, il paradosso: ascoltarle prima di condannarle
Condannare subito gli eccessi rischia di oscurare le ragioni di una generazione che chiede risposte su guerra, debito, disuguaglianze e futuro