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Attualità 4 min di lettura56 min fa

Proteste in Francia, la bufala corre più dei bot: 290 milioni di visualizzazioni

Uno studio sulle mobilitazioni del 17 ottobre mostra come profili reali, video riciclati e messaggi manipolati possano alimentare tensioni prima delle smentite.

La minaccia più insidiosa durante le proteste non arriva necessariamente da una rete di profili automatici. A far accelerare la disinformazione sono spesso utenti autentici, che rilanciano immagini vere ma collocate nel luogo o nel momento sbagliato, oppure accuse infondate capaci di sfruttare la tensione della piazza.

È il quadro emerso dall’analisi condotta da Cyabra e Arcadia sulle conversazioni generate sui social durante la giornata di mobilitazione nazionale del 17 ottobre in Francia. La ricerca ha preso in esame X, TikTok, Facebook e Instagram, ricostruendo la sovrapposizione tra aggiornamenti reali, contenuti manipolati e narrazioni costruite per alimentare paura e indignazione.

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La viralità nasce dagli utenti reali

Nel giorno della protesta sono stati conteggiati 8.977 post e commenti, un volume circa dieci volte superiore alla media quotidiana. Il momento di maggiore attività è stato raggiunto alle 19, con 1.562 pubblicazioni, mentre 4.497 contenuti dedicati a scontri, saccheggi e violenze hanno raccolto complessivamente 290 milioni di visualizzazioni.

Uno degli episodi più rilevanti ha riguardato un profilo falso su X, aperto nel luglio 2026 e seguito da 571 persone. L’account sosteneva che alcuni agenti francesi avessero incendiato un cassonetto per poi riattizzare le fiamme: una ricostruzione smentita dall’analisi, ma capace di totalizzare 1,29 milioni di visualizzazioni e più di 20mila interazioni.

Un’altra voce infondata attribuiva all’Eliseo un ordine di “sparare per uccidere”. Il contenuto, segnalato da una nota della comunità di X, ha raggiunto circa 483mila visualizzazioni. Il dato più significativo, però, riguarda sette pubblicazioni giudicate ingannevoli: comprese quelle sull’ordine di aprire il fuoco e diversi filmati degli scontri del 2023, arrivavano da account autentici e hanno superato insieme 4,83 milioni di visualizzazioni.


Video veri, ma fuori contesto

La manipolazione non passa sempre dalla creazione di immagini false. Una pratica ricorrente consiste nel riutilizzare registrazioni reali cambiandone la collocazione geografica o la data: scene del luglio 2023 sono state presentate come avvenute in ottobre, mentre immagini girate a Madrid sono state attribuite a città francesi.

Tra gli esempi individuati figura il saccheggio avvenuto a Lione, trasformato sui social in un episodio ambientato a Bordeaux. Gli stessi filmati sono comparsi in 78 copie, talvolta a soli sei secondi di distanza, segnalando una circolazione coordinata o comunque estremamente rapida.

Anche le cosiddette esche emotive hanno avuto un ruolo importante. Un messaggio riferito a un ragazzo che avrebbe perso una mano a Saint-Étienne invitava gli utenti a cercare il video nei commenti; la pubblicazione è stata ripetuta 33 volte da 20 account, 12 dei quali classificati come falsi. Il meccanismo sfruttava gli hashtag seguiti dai manifestanti per intercettare chi cercava aggiornamenti immediati.

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L’effetto supera i confini francesi

L’esame degli hashtag ha mostrato che la componente non autentica non è marginale. Su X, i profili ritenuti falsi rappresentavano il 30,2% degli account presenti nella conversazione #Manifestationdu17 e il 25% in quella collegata a #GiletsJaunes. Nei due filoni, circa il 27% dei contenuti è stato inoltre classificato come espressione di odio, con responsabilità distribuite tra utenti reali e account falsi.

La maggiore esposizione, tuttavia, è stata ottenuta da contenuti diffusi da persone autentiche. I video relativi a Marsiglia hanno raggiunto 28,5 milioni di visualizzazioni; quelli sul municipio di Limoges 15,3 milioni, mentre le immagini dei mezzi della polizia a Parigi ne hanno totalizzate 9,9 milioni. La conversazione ha coinvolto anche l’Italia: i post sugli scontri in piazza Duomo a Milano hanno toccato 12,8 milioni di visualizzazioni.

Per Domenico Giordano di Arcadia, quanto osservato in Francia segnala un rischio anche per il nostro Paese. “Anche in Italia siamo oramai nel pieno di una guerra ibrida e cognitiva, una strategia coordinata e pulviscolare che punta a destabilizzare l’ordine pubblico ingannando e manipolando le percezioni e l’opinione pubblica online”, ha dichiarato.


Verifiche rapide contro le escalation

Secondo Giordano, il contrasto non può essere affidato soltanto alla prudenza dei singoli utenti o all’autoregolazione delle comunità digitali. Servirebbe un’azione congiunta di governi e piattaforme, con regole in grado di ridurre la diffusione dei contenuti manipolatori senza comprimere libertà di espressione e tutela della riservatezza.

Il problema, quindi, riguarda insieme tecnologia, sicurezza pubblica e scelte normative. Un’accusa inventata contro la polizia, la notizia di un ferimento gravissimo o la voce su un ordine di sparare possono raggiungere persone già coinvolte nella protesta prima che una smentita riesca a circolare.

Tra le misure indicate dalla ricerca figurano il controllo costante degli hashtag, la verifica immediata dell’origine dei video e l’attenzione verso gli account creati da poco. Nel rapporto si avverte che “un ordine falso o una presunta provocazione scatenino uno scontro prima che qualsiasi rettifica raggiunga la folla”.

La conclusione degli analisti è netta: per influenzare il racconto di una protesta non servono necessariamente grandi eserciti di bot. Può bastare un numero limitato di messaggi studiati per suscitare rabbia, pubblicati nel momento più delicato e rilanciati da migliaia di persone reali, con effetti capaci di andare oltre lo schermo.

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