Primarie Pd, il rischio è senza rete: il centro si divide e Schlein accelera
Nel centrosinistra si moltiplicano i possibili candidati e nessun polo moderato riesce a imporsi, mentre la segretaria dem prepara il passaggio verso le primarie.
Il quadro delle primarie del Pd rischia di trasformarsi in una sfida aperta a ogni esito. Nel partito osservano che i nomi interessati alla corsa potrebbero non superare da soli la soglia del 3% necessaria per entrare in Parlamento, ma i loro voti sarebbero comunque utili alla coalizione: per il conteggio, infatti, può bastare l’1%.
Anche sulle regole della competizione non c’è ancora una soluzione definitiva. Il Pd potrebbe impedire una candidatura alternativa a quella di Elly Schlein, ma non avrebbe interesse a chiudere la porta a chi volesse misurarsi ai gazebo. Nei vertici dem prevale così una linea attendista: molti dei potenziali sfidanti potrebbero rinunciare quando si troveranno davanti al rischio concreto di raccogliere appena l’1 o il 2%.
Il centro resta senza una guida
Franco Gabrielli ha scelto di rendere pubblico il proprio ingresso nella partita politica accanto a Ernesto Maria Ruffini. L’ex capo della Polizia e già sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con responsabilità sui Servizi segreti durante il governo Draghi ha spiegato di voler contribuire alla nascita di una nuova idea di Paese, senza aspettare un incarico istituzionale.
La collocazione indicata da Gabrielli è quella del centrosinistra, senza formule intermedie. Il progetto, ha chiarito, non punta a creare un centro autosufficiente, ma a rafforzare una coalizione più ampia e in grado di governare, costruita attorno a un programma e non soltanto alla contrapposizione con la destra. Ruffini sarebbe il candidato alle primarie incaricato di rappresentare questa proposta, mentre Gabrielli potrebbe avere in futuro un ruolo di raccordo tra le diverse forze dell’alleanza.
La corsa dei moderati si frammenta
L’ipotesi di una lista centrista unitaria, coltivata da mesi negli ambienti del Nazareno, appare però ancora lontana. Nessuno dei gruppi in campo sembra disposto a farsi da parte in favore di Gabrielli o Ruffini, mentre Matteo Renzi conserva un vantaggio organizzativo: è l’unico a non dover raccogliere le firme per presentarsi alle elezioni politiche.
La Leopolda, al via questa sera, riunirà Vincenzo De Luca, Vincenzo Spadafora e Benedetto Della Vedova. Il presidente della Regione Campania potrebbe valutare una candidatura diretta, sostenuta da Renzi. Tra gli altri nomi circolati c’è Riccardo Magi, leader di +Europa, che ha già manifestato la propria disponibilità, mentre Alessandro Onorato, assessore del Comune di Roma vicino a Giuseppe Conte e Goffredo Bettini, lavora al proprio Progetto civico.
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Gabrielli e Ruffini non sfondano
Nemmeno il cosiddetto “Partito del Colle”, espressione riferita al tandem Gabrielli-Ruffini e alla loro vicinanza a Sergio Mattarella, sembra in grado di prevalere sugli altri soggetti centristi. La moltiplicazione delle candidature rende quindi improbabile, almeno per ora, la nascita di un unico contenitore moderato.
In questo scenario il Pd sembra intenzionato a non intervenire direttamente, lasciando che siano i diversi protagonisti a verificare la propria forza. L’interesse del partito è soprattutto elettorale: anche liste incapaci di raggiungere il 3% potrebbero trasferire consensi alla coalizione se superassero la soglia dell’1%.
Schlein prepara il passaggio decisivo
La segretaria dem arriva intanto alla direzione con l’obiettivo di consolidare la propria posizione. Dovrebbe avviare il percorso verso le primarie, chiedere un prolungamento di dodici mesi del mandato e indicare se stessa come unica candidata del Pd, ridimensionando così le aspirazioni di Giorgio Gori.
Restano invece fuori dall’agenda immediata i dossier più divisivi, a partire dall’atteggiamento sull’invio di armi all’Ucraina. Il passaggio successivo sarà l’Assemblea del 18, appuntamento destinato ad assumere un peso simile a quello di un congresso, mentre la competizione interna e la frammentazione al centro continuano a intrecciarsi.
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