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Attualità 3 min di lettura1 ora fa

Primarie, Conte detta il prezzo: Schlein riuscirà a tenere unito il campo largo

Il leader del Movimento 5 Stelle mette sul tavolo condizioni precise su Renzi e Ucraina, mentre la segretaria Pd affida la coalizione alla parola unità.

Il vero nodo del campo largo non è soltanto capire se Pd e Movimento 5 Stelle riusciranno a presentarsi insieme, ma stabilire chi ne detterà le condizioni. Giuseppe Conte espone una linea riconoscibile e chiede garanzie; Elly Schlein insiste sulla necessità di non rompere, lasciando però irrisolte le contraddizioni più pesanti. È una differenza che pesa già in vista delle primarie.


Conte punta sulla chiarezza delle condizioni

Alla festa del Foglio, Schlein ha difeso il sostegno a Kyjiv e respinto l’idea di una pace ottenuta attraverso la resa dell’Ucraina. La posizione della segretaria Pd appare netta, ma apre una domanda decisiva: come potrebbe governare insieme a chi vorrebbe fermare gli aiuti militari?

Conte, intervenuto a Fanpage, non ha chiarito se consideri Volodymyr Zelensky un impedimento alla pace, sostenendo di non avere una conoscenza diretta sufficiente per esprimersi. Quando si parla però delle armi destinate all’Ucraina, le informazioni disponibili sembrano bastargli per chiedere una loro interruzione. La sua prudenza, dunque, si ferma dove comincia la convenienza politica.


Renzi è il prezzo dell’alleanza

Il leader del Movimento 5 Stelle ha espresso con particolare efficacia il timore che Matteo Renzi possa ridimensionare il suo partito. «Mi depotenzia», ha detto, facendo capire che l’ingresso dell’ex presidente del Consiglio nella coalizione non sarebbe per lui un dettaglio secondario.

La richiesta rivolta a Schlein è quindi precisa: se il Pd vuole coinvolgere Renzi, deve renderlo politicamente innocuo e farsi carico delle conseguenze. Conte valuta l’alleanza in base alla forza che il Movimento riuscirà a conservare; quando il bilancio non lo soddisfa, il conto viene presentato alla segretaria democratica.


L’unità non scioglie i dubbi

Schlein replica richiamando il rischio di una nuova vittoria della destra in caso di divisioni. Ma l’appello a restare uniti non risponde alla domanda sulle condizioni concrete della convivenza: non chiarisce quale posizione prevarrà sull’Ucraina né quanto spazio sarà concesso a Renzi e ai moderati.

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Per Conte, ogni richiamo all’unità può diventare l’occasione per aumentare le proprie pretese. La segretaria Pd prova invece a tenere insieme elettorati lontani, confidando che le differenze possano essere affrontate dopo il voto. È una strategia che rinvia il conflitto, non che lo risolve.


Ai gazebo vince chi si riconosce

Il problema di Schlein emerge soprattutto quando la competizione si sposta sulle primarie. Chi considera Renzi un corpo estraneo e gli aiuti militari a Kyjiv un ostacolo alla pace trova nelle parole di Conte una direzione immediatamente comprensibile; dalla segretaria Pd riceve soprattutto l’invito ad attendere e a non spezzare il fronte comune.

Il popolo dei gazebo può accettare un compromesso, ma difficilmente si appassiona a una politica costruita sull’ambiguità. Conte trasforma la vecchia retorica grillina della trasparenza nella rivendicazione esplicita delle sue condizioni. Schlein, al contrario, appare impegnata a preservare la compagnia prima ancora di spiegare quali rinunce sarà necessario affrontare.

Non sorprende, in questo quadro, che i sondaggi indichino Conte in vantaggio nella corsa delle primarie. Uno propone una direzione e un prezzo; l’altra cerca di mantenere insieme una coalizione senza dichiarare fino in fondo chi dovrà pagare.

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