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Attualità 3 min di lettura52 min fa

Washington si spacca sul petrolio russo: il fronte repubblicano contro Trump

L’intesa con Putin per riattivare le esportazioni di gasolio divide il Congresso, mette in allarme gli europei e alimenta i timori su un nuovo passo indietro degli Stati Uniti in Ucraina.

La reazione degli europei è stata di sconcerto quando, in un circolo di golf della Florida appartenente a Steve Witkoff, gli emissari statunitensi hanno annunciato l’intesa sul gasolio russo. Il rappresentante ucraino ha chiesto quale risultato Washington pensasse di ottenere, ricevendo una risposta destinata ad accrescere i timori sul futuro dell’impegno americano: «Gli Stati Uniti hanno già fatto molto, moltissimo, per l’Ucraina».


L’Europa teme un nuovo disimpegno

A riferire l’accordo agli alleati, all’inizio dell’incontro, sono stati Witkoff e Jared Kushner. La scelta di rendere nuovamente disponibili le esportazioni russe è stata letta dai governi europei come un segnale ulteriore del progressivo allontanamento di Washington dalla tradizionale linea atlantica.

La vicenda non riguarda soltanto il mercato dell’energia. Per molti osservatori europei, la decisione ridimensiona il ruolo degli Stati Uniti come garanti dell’ordine internazionale e mostra una crescente disponibilità a trattare con Mosca mentre Kiev viene spinta a interrompere gli attacchi contro le raffinerie russe.


Anche il Partito repubblicano si ribella

Nel fronte contrario alla misura non figurano soltanto i democratici. L’ex vicepresidente Mike Pence ha chiesto che l’intesa venga annullata e che siano applicate sanzioni a tutti gli Stati che comprano energia dalla Russia. Il deputato del Nebraska Don Bacon, pur riconoscendo la necessità di contenere il costo del gasolio per famiglie e agricoltori, considera sbagliato rivolgersi proprio a Mosca per ottenere questo risultato.

Michael McCaul, deputato texano, ha sottolineato il rischio che la revoca delle restrizioni finisca per alimentare «la macchina da guerra del Cremlino». Alcune valutazioni stimano infatti in circa 4 miliardi di dollari il possibile trasferimento di risorse verso l’economia russa. Il dissenso repubblicano appare quindi più ampio di una semplice opposizione individuale e coinvolge ormai una parte significativa del partito.


Trump sfida i limiti del Congresso

L’intesa prevede l’arrivo immediato di oltre 300mila tonnellate di gasolio russo. A novembre dovrebbero seguirne 500mila tonnellate, con un incremento progressivo fino a 3 milioni di tonnellate, sempre subordinato alla capacità delle raffinerie russe di rispettare gli ordini. In cambio, il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti sospenderebbe per sei mesi le sanzioni sulle esportazioni russe di gasolio.

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Donald Trump punta così a ridurre il prezzo del petrolio e a migliorare le prospettive dei candidati repubblicani alle elezioni di metà mandato. A Capitol Hill, però, molti ritengono che il provvedimento violi le norme approvate dal Congresso: nel 2022 l’importazione di energia russa era stata vietata e meno di un mese fa un’ampia maggioranza aveva approvato la legge Lindsey O. Graham, con nuove penalizzazioni per i comparti energetico, finanziario e militare di Mosca.


Sette senatori chiedono il rispetto della legge

La contestazione è stata formalizzata da sette senatori. I repubblicani Susan Collins, Lisa Murkowski, Thom Tillis e John Curtis si sono uniti ai democratici Jeanne Shaheen, Richard Blumenthal e Ron Wyden nella richiesta alla Casa Bianca di attenersi alle disposizioni approvate dal legislativo.

Lo scontro riporta in primo piano il rapporto difficile tra Trump e il Congresso. Il presidente ha descritto più volte il Parlamento come un ostacolo costituzionale al potere esecutivo e, quando alcuni repubblicani tentarono di intervenire sui dazi lo scorso luglio, replicò: «Non spetta a voi negoziare, spetta a me». Nel corso degli anni ha inoltre rivolto ai parlamentari insulti come «sfigato», «malata di mente», «pervertito» e «agente straniero».

La nuova disputa aggiunge dunque un fronte internazionale a una contrapposizione istituzionale già aspra. Per i critici, Washington sta allentando la pressione sulla Russia proprio mentre chiede all’Ucraina di limitare le proprie operazioni militari; per Trump, invece, l’apertura sul gasolio dovrebbe contribuire a ridurre i costi energetici interni.

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