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Attualità 3 min di lettura13 ott

Conti pubblici, torna il debito extra: la prudenza di Giorgetti

Il documento per il 2027 riapre la strada all’extradeficit mentre il debito supera nuovi record e il costo degli interessi resta oltre i 100 miliardi.

Il ministro Giancarlo Giorgetti mantiene un atteggiamento sereno davanti ai nuovi squilibri dei conti pubblici. Intanto, però, la responsabilità delle correzioni future rischia di ricadere su chi arriverà dopo, mentre l’esecutivo continua a fare affidamento sul debito per sostenere le proprie scelte.

La crescita economica resta debole, il finanziamento è diventato più oneroso e le regole fiscali europee lasciano margini ridotti. In questo scenario, la fiducia nella possibilità che prima o poi intervenga qualcuno a risolvere il problema rischia di alimentare aspettative difficili da mantenere.

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Il debito raggiunge nuovi record

Nel quadro delineato per il 2027, il debito dello Stato arriverebbe al 138,5% del Pil, superando in valore assoluto la soglia dei 3.200 miliardi. Sarebbe il livello più alto mai registrato in tempo di pace dall’Unità d’Italia, secondo i dati richiamati nel documento.

L’aumento dello stock ha già prodotto conseguenze rilevanti sul costo del finanziamento pubblico. La spesa per gli interessi, che cinque anni fa ammontava a 83 miliardi, si è portata stabilmente oltre quota 100 miliardi, comprimendo ulteriormente le risorse disponibili per altre politiche.


Il disavanzo cambia secondo il calcolo

Anche il deficit presenta una differenza significativa tra il dato utilizzato nei rapporti con l’Europa e quello comprensivo delle voci legate a energia e difesa. Per il 2027 il disavanzo effettivo sarebbe pari al 3,4%, mentre il valore considerato ai fini europei scenderebbe al 2,8%; l’anno seguente i due numeri diventerebbero, rispettivamente, 3,2% e 2,6%.

La distinzione consente di mantenere il parametro ufficiale sotto il 3%, ma non elimina il debito aggiuntivo prodotto dalle spese escluse dal calcolo. Il peso di quelle somme, in ultima istanza, resta a carico dei contribuenti italiani.


Le promesse fiscali cercano coperture

L’aumento dell’inflazione, indicata in avvicinamento al 5%, renderà già oneroso aggiornare pensioni, stipendi del pubblico impiego e costi per gli acquisti della pubblica amministrazione. Nonostante questo, nel dibattito politico continuano a circolare ipotesi come un ulteriore alleggerimento dell’Irpef per il ceto medio e una tassazione forfettaria per gli under 35.

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Per trasformare queste proposte in misure concrete servirebbero risorse aggiuntive. Il rischio indicato è che vengano reperite attraverso riduzioni consistenti della spesa sociale, seguendo la direzione degli anni precedenti, mentre il drenaggio fiscale garantito dall’aumento dei redditi nominali continuerebbe a sostenere le entrate dello Stato.


Il ritorno dell’extradeficit

Il nuovo quadro finanziario prevede una richiesta di circa 14 miliardi di maggiore disavanzo. L’autorizzazione è arrivata dalla Commissione europea e le somme dovrebbero finanziare acquisti militari, in larga parte destinati a fornitori statunitensi, oltre a interventi sul fronte energetico.

Le risorse per la difesa avrebbero un impatto limitato sull’insieme della manovra. Gli aiuti per l’energia, invece, potrebbero liberare alcuni miliardi già destinati ad altri interventi fiscali, senza però riproporre il modello dei contributi contro il caro-bollette adottato in precedenza.


Il documento apre la sessione di bilancio

Il Documento programmatico di finanza pubblica per il 2027 dà formalmente il via al percorso della legge di bilancio, che terrà impegnato il Parlamento fino a Natale. Al suo interno vengono fissati i limiti complessivi entro cui dovranno muoversi entrate, spese e provvedimenti della prossima manovra.

La scelta di ricorrere nuovamente a un margine di disavanzo ricorda quanto avvenuto all’inizio della legislatura. La prima legge finanziaria del governo Meloni, riferita al 2023, utilizzò infatti 20 miliardi di extradeficit su una manovra complessiva da 35 miliardi; allora il ricorso al debito era collegato alla fase di rientro dalle clausole europee sospese dopo la pandemia e quasi 18 miliardi furono impiegati per contenere le bollette di famiglie e imprese. Con il ritorno delle regole ordinarie, il ricorso a nuovo debito era stato progressivamente ristretto fino a essere sostanzialmente interrotto, anche attraverso il nuovo Patto di stabilità negoziato da Giorgetti.

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