Povertà, l’Italia resta indietro: il divario tra Nord e Sud
Il rapporto Bes 2025 fotografa una situazione economica fragile, con 5,4 milioni di persone in povertà assoluta e forti differenze territoriali
«La distanza tra Nord e Mezzogiorno appare particolarmente evidente» in ambiti decisivi come occupazione, conciliazione dei tempi, condizioni economiche e relazioni sociali. È la conclusione dei ricercatori dell’Istat, che nel rapporto Bes 2025 descrivono un Paese ancora profondamente diseguale, nonostante alcuni miglioramenti nei redditi.
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Il Mezzogiorno resta più fragile
La distribuzione regionale degli indicatori conferma una frattura ormai strutturale. Nelle regioni settentrionali e centrali, con la sola eccezione del Lazio, almeno metà degli indicatori disponibili presenta risultati migliori della media italiana. Nel Sud, invece, l’Abruzzo è l’unica eccezione: nella maggior parte dei casi i valori rimangono sotto il livello nazionale.
Il quadro, tuttavia, non è identico in tutte le aree. Abruzzo e Sardegna mostrano spesso dati relativamente più favorevoli rispetto al resto del Mezzogiorno, mentre alcune regioni del Centro-Nord, tra cui Valle d’Aosta/Vallée d’Aoste e Liguria, evidenziano ritardi nei campi dell’innovazione, della ricerca e della creatività.
Povertà assoluta per 5,4 milioni
La difficoltà economica coinvolge oltre 5,4 milioni di residenti, pari all’8% delle famiglie italiane in condizioni di povertà assoluta. Il fenomeno pesa soprattutto sulle famiglie numerose e sui nuclei con almeno un figlio minorenne, mentre il Mezzogiorno presenta la situazione più critica; il Centro mantiene invece i livelli più contenuti.
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Anche il rischio complessivo di povertà o esclusione sociale colloca l’Italia sotto la media europea. Nel 2025 riguarda il 22,6% della popolazione residente, contro il 20,9% registrato nell’insieme dell’Unione europea. Nella graduatoria dei 27 Stati membri, il nostro Paese si trova al ventunesimo posto, con uno svantaggio di 2,3 punti percentuali rispetto al dato medio europeo.
Redditi in crescita, ma non basta
Il reddito medio disponibile per abitante è aumentato del 2,4% in termini correnti rispetto al 2024, dopo il progresso del 3% segnato l’anno precedente sul 2023. Considerando l’effetto dell’aumento dei prezzi, nel biennio la crescita reale si riduce al 2,2%.
Il miglioramento delle entrate si accompagna a una percezione più positiva della propria situazione finanziaria, ma non cancella le difficoltà quotidiane. Nel 2025 il 7,5% delle persone vive in famiglie che dichiarano di arrivare alla fine del mese con grande fatica. Nel Mezzogiorno la quota raggiunge il 12,3%, mentre il Centro si ferma al 4,7%, sebbene il dato sia peggiorato rispetto all’anno precedente.
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