Pisa, la protesta dal carcere finisce su TikTok: il bilancio
Il responsabile della Uil Fp Polizia Penitenziaria Gennarino De Fazio ha ricondotto la tensione esplosa a Pisa alle difficoltà strutturali che interessano il sistema carcerario, dal sovraffollamento alla mancanza di agenti.
Nelle fasi più delicate aveva anche prospettato l’eventualità di impiegare i reparti speciali della polizia penitenziaria, ipotesi poi non concretizzata perché la mediazione ha consentito di riportare la situazione sotto controllo.
Don Bosco, numeri oltre la capienza
Secondo i dati diffusi dal sindacato, il carcere Don Bosco ospita oltre 300 persone pur disponendo di 185 posti regolamentari. Il numero dei reclusi supera quindi di circa il 64 per cento la capienza indicata.
Anche l’organico risulterebbe insufficiente: a fronte di 185 agenti assegnati all’istituto, il fabbisogno stimato dalla Uil Fp Polizia Penitenziaria arriverebbe a 347 unità. Le condizioni dell’istituto sono da tempo al centro delle segnalazioni di detenuti, volontari e organizzazioni sindacali, che denunciano difficoltà legate sia agli spazi sia alla gestione del personale.
La protesta arriva sugli schermi
La vicenda ha assunto rapidamente una dimensione pubblica perché alcuni detenuti sono riusciti a utilizzare telefoni cellulari, la cui disponibilità all’interno delle carceri è vietata. Attraverso TikTok sono state avviate alcune dirette dall’interno del penitenziario; una avrebbe raccolto quasi 15 mila spettatori prima di essere interrotta.
Nei filmati, realizzati con i volti visibili, i partecipanti parlavano italiano e albanese e spiegavano di aver reagito alla scoperta di microspie, telecamere e altri strumenti nascosti nelle celle. Le apparecchiature, secondo le informazioni circolate, sarebbero state collocate per finalità investigative, ma non sono stati resi noti né il procedimento di riferimento né le autorizzazioni o le modalità dell’installazione.
Cosa ha fatto scattare la rivolta
La contestazione sarebbe maturata dopo che, il giorno precedente, i detenuti erano stati fatti uscire dalle stanze per circa due ore con la spiegazione di una prova di evacuazione. Al ritorno, oppure nelle ore successive, alcuni avrebbero individuato gli apparecchi all’interno delle celle.
Nei video i reclusi hanno legato direttamente il ritrovamento all’inizio dei disordini e hanno criticato anche l’azione degli agenti. Tra le frasi pronunciate durante le dirette c’è stata la richiesta di «non essere spiati e di poter parlare liberamente mentre siamo in cella senza avere il timore di essere intercettati», insieme all’accusa di essere «stati picchiati con i manganelli».
Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.
Ore di trattative dentro il carcere
La protesta era partita intorno alle 19, quando alcune decine di detenuti avevano occupato e isolato una porzione del secondo reparto giudiziario, impedendo l’accesso al personale. Le stime sul gruppo coinvolto sono cambiate durante la serata: alcune ricostruzioni indicavano 40 o 50 persone, mentre la Uil Fp Polizia Penitenziaria parlava di 56 detenuti presenti nel reparto.
I manifestanti avevano chiesto un confronto con la direttrice dell’istituto e con il comandante della polizia penitenziaria. Per favorire lo sgombero degli spazi senza nuovi scontri sono quindi cominciati i colloqui, ai quali avrebbero preso parte anche negoziatori specializzati arrivati a Pisa.
Rientro nella notte e trasferimenti
All’esterno del Don Bosco sono giunti agenti della polizia di Stato, carabinieri e rinforzi della polizia penitenziaria. Nel perimetro della struttura sono entrate anche alcune ambulanze: fonti della Questura ne hanno indicato la presenza come misura precauzionale, mentre altre ricostruzioni hanno riferito di contatti fisici tra detenuti e agenti e della necessità di prestare soccorso sanitario.
La tensione si è ridotta gradualmente: una parte dei detenuti ha abbandonato gli ambienti occupati, mentre un gruppo più ristretto ha proseguito la protesta fino alla chiusura della mediazione, avvenuta a tarda notte. Nelle ore successive, alcuni dei detenuti considerati tra i promotori sarebbero stati trasferiti in altri istituti della Toscana.
Nel frattempo, davanti al carcere si erano radunati familiari, amici dei reclusi e altre persone arrivate durante la serata. Il presidio delle forze dell’ordine è rimasto attivo fino alla completa normalizzazione della situazione.
Continua a leggere
Il lusso ora rallenta: perché la Gen Z sceglie lo “Slowxury
Il turismo di fascia alta punta su soggiorni più autentici e personalizzati: un mercato da 106 miliardi di euro destinato a più che raddoppiare entro il 2033.
Francia, scuole sotto pressione: 400 chiuse e 65 feriti
Le proteste nate per la carenza di docenti e il degrado degli istituti si sono allargate, mentre il governo prepara un confronto con studenti e genitori.
Cabina sotto attacco: la scelta del pilota che ha salvato 170 vite
Ferito e ricoverato, Smit Machchhar ha raccontato a Narendra Modi come riuscì a riaprire l’accesso alla cabina durante l’emergenza a bordo di un volo Flydubai.
Primarie nel centrosinistra: il retroscena di Conte riapre il caso Schlein
Bettini spinge per una consultazione rapida, mentre Conte racconta il tentativo fallito di trovare una figura terza alla guida della coalizione.