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Attualità 4 min di lettura2 ott

Pirellone, l’ex condannato al convegno: chi ha dato l’ok

Dario Faccendini, coinvolto in una vecchia vicenda di armi e citato nel caso Hydra, ha presentato un progetto in Regione accanto a Federico Romani.

A Palazzo Pirelli un’iniziativa dedicata alle aziende familiari lombarde ha riportato alla luce il passato giudiziario di Dario Faccendini. L’uomo, condannato per una vicenda legata a una sparatoria e recentemente menzionato da un collaboratore di giustizia nel procedimento Hydra, il 29 settembre ha partecipato alla presentazione di “The Legacy Lab”, apparendo anche in una fotografia con Federico Romani, presidente del Consiglio regionale lombardo.

Il punto contestato riguarda soprattutto l’organizzazione dell’appuntamento. Romani ha sostenuto di essersi limitato a un saluto istituzionale e di non conoscere la storia di Faccendini. La documentazione interna della Regione, tuttavia, indica proprio il presidente dell’assemblea come promotore dell’evento.


Il nodo della responsabilità dell’evento

Romani ha spiegato di essere rimasto all’oscuro del passato dell’ospite e ha annunciato controlli sulla vicenda. Alla domanda sul motivo per cui quelle verifiche non fossero state svolte prima, ha attribuito il compito agli uffici, precisando: “Queste sono cose che fanno gli uffici”.

La ricostruzione fornita dall’ufficio stampa del Pirellone è però diversa. Per ciascun incontro organizzato nei palazzi regionali, viene individuato un responsabile e, in questo caso, tale ruolo sarebbe spettato interamente a Romani. A confermarlo c’è una comunicazione inviata ai consiglieri venerdì 25 settembre alle 13:01, con il calendario degli appuntamenti previsti tra il 28 settembre e il 4 ottobre 2026. Nell’allegato, accanto alla presentazione di “The Legacy Lab”, compare la dicitura “Promotore: Presidente Romani”.

L’iniziativa è stata inoltre raccontata attraverso i canali istituzionali, compresi quelli social del Consiglio regionale. Nel resoconto, il progetto viene presentato come un sostegno alle imprese artigianali e familiari della Lombardia, con attenzione alle storie imprenditoriali e ai passaggi tra generazioni. Romani ha aggiunto che dietro ogni attività ci sono persone, territori e comunità, elementi utili, a suo giudizio, a costruire il futuro regionale.


Dalla sparatoria al caso Hydra

Il nome di Faccendini riemerge oggi per fatti risalenti al 15 maggio 2012. Quella sera, davanti al bar Rock’n’Roll di via Zuretti, a Milano, una discussione degenerò in una sparatoria. Gli agenti sequestrarono un revolver, una pistola semiautomatica e un fucile a pompa, tutti privi di numero di matricola, e arrestarono Nino Cutrì, Mimmo Lomuscio e Faccendini, nato nel 1971 e originario di Cuggiono.

I tre furono condannati, ma per Faccendini l’esito fu una pena contenuta e sospesa per la detenzione illegale delle armi. La versione emersa anni dopo nel processo Hydra, riferita dal collaboratore Francesco Bellusci, amplia il quadro di quella notte e dei rapporti che precedettero l’episodio. Bellusci ha raccontato di aver conosciuto Faccendini nell’ambiente della famiglia Cutrì e lo ha associato a operazioni finanziarie irregolari, tra cui buste paga false, contabilità alterata e fatture per operazioni inesistenti.

Nel racconto del collaboratore compare anche Salvatore Livolti, indicato come un intermediario di Desio attivo nel settore finanziario. Secondo Bellusci, i contatti con il gruppo composto da Faccendini e dai Cutrì avrebbero portato alla creazione di una società anonima in Svizzera, destinata a tutelare gli interessi di più persone. Faccendini nega di aver mai costituito società di quel tipo.

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Bellusci ha poi riferito di tensioni con Livolti e di un’ipotesi omicida attribuita a Cutrì, alla quale lui stesso e Faccendini si sarebbero opposti, preferendo minacce e intimidazioni. Quanto alla sparatoria, il collaboratore ha collegato la spedizione armata a una lite nata per la cauzione di un’auto presa a noleggio. Il veicolo era stato restituito con il tettuccio apribile danneggiato e il noleggiatore, secondo il suo racconto, avrebbe evocato il nome della famiglia ‘ndranghetista dei Flachi.


La versione di Faccendini

Faccendini, oggi residente a Minorca, in Spagna, non nega di aver conosciuto Bellusci e la famiglia Cutrì. Rifiuta però la ricostruzione del collaboratore sui suoi affari e sui suoi rapporti con quel gruppo. Sulla vecchia amicizia con Mimmo Cutrì ha dichiarato: “Non rinnego l’amicizia con Mimmo Cutrì, appartiene alla mia storia. Ero giovane, da anni ho voltato pagina”.

L’ex condannato descrive Bellusci come un ragazzo che gli avrebbe chiesto aiuto per risolvere un litigio e sostiene che proprio in quell’occasione il giovane sarebbe entrato in contatto con la famiglia Cutrì. Respinge anche l’idea di una partenza collettiva e armata verso Milano per affrontare il noleggiatore: ammette la discussione sull’auto, ma afferma di essere arrivato da solo e richiama la lieve condanna ricevuta.

Secondo Bellusci, dopo il mancato incontro con il noleggiatore il gruppo si sarebbe spostato al Rock’n’Roll. Qui sarebbe nata una nuova lite quando Lomuscio notò un giovane tunisino aggredire la propria compagna. Nel corso dello scontro, sempre secondo il collaboratore, Faccendini avrebbe sparato a terra con il fucile a pompa, ferendo l’uomo alla gamba con alcuni pallini rimbalzati, mentre sarebbero stati esplosi altri colpi verso una seconda persona. Bellusci riuscì a fuggire; gli altri furono arrestati.


Il progetto sulla nuova vita

Faccendini sostiene di essersi allontanato da tempo da quell’ambiente, anche fisicamente. Dopo aver lasciato il Milanese, ha trasferito la propria vita a Minorca e afferma di tornare in Italia soltanto per gli appuntamenti professionali, ripartendo subito dopo.

“The Legacy Lab”, da lui ideato, dovrebbe accompagnare le piccole e medie imprese arrivate alla seconda o alla terza generazione, aiutandole a restare sul mercato e a proseguire l’attività. Faccendini dice di non voler riaprire il capitolo del passato e teme di essere convocato dai magistrati dopo le dichiarazioni di Bellusci. Nel frattempo, la presenza al Pirellone ha riportato quella vecchia storia dentro un contesto istituzionale.

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