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Attualità 2 min di lettura2 ore fa

Pil fermo nel terzo trimestre, inflazione sale al 5,4%

Istat: energia e alimentari spingono i prezzi, mentre la crescita acquisita per il 2026 resta allo 0,8%

Il Pil italiano è rimasto invariato nel terzo trimestre del 2026, mentre l’inflazione annua è salita in ottobre al 5,4%.

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Le critiche alla manovra

Maria Cecilia Guerra, capogruppo del Partito Democratico nella commissione Bilancio della Camera, ha accusato il governo di non aver corretto la propria politica economica. Secondo la parlamentare, la manovra non offre risposte adeguate proprio mentre si esaurisce la spinta del Pnrr, finora il principale sostegno alla crescita italiana.

Guerra ha definito preoccupanti le stime dell’esecutivo: nonostante i 29 miliardi della clausola di salvaguardia, destinati soprattutto agli investimenti, la legge di Bilancio produrrebbe un incremento del Pil soltanto dello 0,2%. «Siamo molto preoccupati – prosegue Guerra – per una manovra di bilancio incapace di invertire la rotta», ha dichiarato, sollevando dubbi anche sull’effetto degli investimenti nella difesa, che potrebbero favorire soprattutto produttori esteri.

Massimiliano Dona, presidente dell’Unione nazionale consumatori, ha osservato che l’espansione dei servizi non ha compensato la contrazione dell’industria. «Pil invariato. Il Paese è fermo», ha commentato, giudicando grave il dato e sostenendo che le risorse previste dalla legge di Bilancio siano insufficienti per sostenere lo sviluppo.


La frenata dell’economia

La stima preliminare dell’Istat indica una variazione nulla del prodotto interno lordo rispetto al trimestre precedente e un aumento dello 0,8% nel confronto con lo stesso periodo del 2025. Le attese degli analisti indicavano invece un incremento compreso tra lo 0,1% e lo 0,2%.

Nello stesso arco temporale, l’area euro ha registrato una crescita dello 0,4%, mentre l’Unione europea è avanzata dello 0,5%. Per l’Italia, l’aumento acquisito del 2026 resta allo 0,8%: sarebbe questo il risultato annuale nel caso in cui il Pil non variasse nemmeno negli ultimi tre mesi dell’anno.

Il calcolo tiene conto degli effetti del calendario. Rispetto al 2025, il 2026 dispone infatti di tre giornate lavorative in più.

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Energia e alimentari più cari

L’accelerazione dei prezzi è stata rilevata dall’Istat a ottobre, con un passaggio dal 4,2% di settembre al 5,4%. Si tratta del livello più elevato dall’agosto 2023. Il principale impulso è arrivato dai beni energetici, aumentati del 31,4% su base annua rispetto al 22,6% del mese precedente.

A incidere maggiormente sono stati gli energetici regolamentati, passati dal 25,8% al 59,5%; per quelli non regolamentati l’incremento è salito dal 22,5% al 29,4%. L’aumento dei prezzi, tuttavia, ha riguardato anche altri settori dell’economia.


Il carrello della spesa

I prodotti alimentari non lavorati hanno segnato un rincaro del 7,5%, contro il 5,5% di settembre. Anche i servizi di trasporto hanno accelerato, raggiungendo il 3,1% dall’1,6% del mese precedente.

Il paniere che comprende alimentari, prodotti per la cura della casa e beni per l’igiene personale ha registrato una crescita del 2,5%, dopo l’1,5% di settembre. L’inflazione di fondo, calcolata al netto dell’energia e degli alimentari freschi, è salita invece al 2% dall’1,6%.

L’inflazione acquisita per il 2026 ha raggiunto il 3,4%. Il dato rappresenta l’aumento medio che si avrebbe nell’intero anno se i prezzi rimanessero invariati fino a dicembre.

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